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Tecnologia e running: orologi con GPS, smartwatch e molto altro. Il futuro della corsa è smart?
I podisti di oggi hanno sempre più accessori tech per monitorare le proprie prestazioni, ma non è stato sempre così. Virtù e limiti di tanta abbondanza


Tecnologia e running: così lontani e così vicini. Orologi con GPS, smartwatch, cardiofrequenzimetri da torace, braccio e polso, misuratori di potenza… La tecnologia applicata al running consente anche al più modesto dei podisti di vivere la propria passione da professionista. Ma è un bene o un male? Prima di tentare una risposta, facciamo assieme un breve excursus storico sulla corsa come fenomeno sociale, e sull’evoluzione tecnologica applicata a questo sport.

Tecnologia e running ieri e oggi

La preistoria: la tecnologia nel running prima del boom

Cominciamo con una confessione, se non con una dichiarazione di palese conflitto d’interessi: l’estensore di questo articolo è un appassionato (benché modesto) podista, perciò sarà una bell’impresa mantenere il distacco richiesto dal mio ruolo redazionale. Proviamoci.

Runner più anziani e gagliardi di me ricordano con malinconia divertita i loro esordi: parliamo degli anni Ottanta o, in alcuni casi, degli anni Settanta del secolo scorso, quando correre era ancora ben lungi dal diventare la moda attuale. I pochi temerari che si avventuravano on the road erano bersagliati, quando andava bene, da frasi di scherno.

orologio Garmin running gpsQuale interesse avrebbero dunque avuto i grandi marchi della tecnologia a interessarsi al running, disciplina quanto mai marginale per numeri e appeal? Gli amatori più forti, quelli che necessitavano di una serie di dati sulle proprie performance, mi raccontano che i primi rudimentalissimi strumenti per misurare le pulsazioni durante lo sforzo fisico avevano dimensioni abnormi e venivano assicurati al petto del malcapitato atleta da un paio di giri di nastro. Quando si dice che la corsa è uno sport di fatica…

Tecnologia e running: la svolta

È degli anni Novanta il primo scatto in avanti del podismo come sport di massa, dovuto a diversi fattori. Citiamone almeno tre: la crescente sensibilità verso la salvaguardia ambientale e verso il green, anche attraverso atteggiamenti salutistici riferiti alla propria persona; il perfezionamento del sistema GPS, che diventerà pienamente operativo nel 1994; la comparsa sul mercato, nel 1989, del colosso statunitense Garmin.

Accessori e orologi per running: tra Garmin e Polar

Garmin e Polar sono due marchi ben noti alla maggior parte degli sportivi, e non a caso. Fino all’avvento dei prodotti Garmin, la finlandese Polar, già attiva dal 1977, vantava infatti il primato di top brand di prodotti tecnologici per sportivi. Dal 1989 il nuovo arrivato inizierà presto a contendere il primato alla sua rivale. Questa infinita tenzone, accesissima ancora oggi, ha dato vita a un duopolio difficile da erodere: ci prova Fitbit con soluzioni di basso costo ma di qualità non sempre altrettanto eccellente, o magari Suunto con orologi per running d’élite (e di prezzo elevato).

Ma sono sempre e invariabilmente Garmin e Polar, a suon di tecnologie proprietarie e di trovate sempre più strabilianti, a dividere i cuori di noi podisti. Ognuno di noi si è chiesto almeno una volta, magari agli inizi, se fosse meglio affidarsi a un orologio Garmin o a un orologio Polar. Anche io ho la mia preferenza, certo: ma non la saprete mai.

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Running e tecnologia: dove siamo e dove arriveremo

E veniamo al presente, in cui – è facile intuirlo – i social media hanno vertiginosamente moltiplicato l’accelerazione del podismo come sport per tutti. I dati sono nel contempo confortanti e mesti: sempre più persone corrono ma il livello medio è sempre più basso. E la responsabilità è in larga parte proprio dei social: non più sport di fatica da praticare quasi clandestinamente, il running è adesso uno sport-esibizione, per svolgere il quale è più importante ritrarsi con un selfie sufficientemente cool durante l’allenamento (da postare poi assieme a una qualche frase motivazionale) che concentrarsi sull’aspetto atletico di questo sport, capace di apportare straordinari benefici psicofisici a chi lo pratica con metodo.

Garmin, Polar e le altre aziende di settore conoscono bene il vero valore della corsa, e proprio per questo stanno mettendo sul mercato prodotti tecnologici di anno in anno più precisi e avveniristici: ormai le fasce cardio da applicare al petto sono quasi desuete, sostituite da rilevatori applicabili al braccio o – ancor meglio – direttamente dal polso, attraverso un sistema di led che intercetta il flusso sanguigno.

Gli orologi per running possiedono, oltre al GPS, rilevatori delle calorie consumate, della qualità del sonno e dello sforzo prodotto in ogni sessione di allenamento, così da suggerire all’atleta il piano di recupero più idoneo, e il successivo carico di allenamento.

C’è poi una recente tecnologia, nata per il ciclismo ma destinata a conquistare quanto prima anche il mondo del podismo: la misurazione dello sforzo attraverso i Watt. Inutile dirlo, Polar e Garmin si sono già attrezzati, proponendo nei loro ultimi accessori per running di punta questa notevole opzione.

Smartwatch e running: il prodotto tecnologico più emblematico

Ma è lo smartwatch per sportivi il prodotto tecnologico più emblematico di questi tempi: si tratta infatti dell’ibrido perfetto per chi intende il podismo come pratica di wellness. In un solo strumento, il possessore potrà non solo verificare i passi (o i chilometri) effettuati in un giorno e più in generale il proprio stato di salute attraverso una serie di parametri, ma anche ricevere l’avviso di notifiche, ascoltare musica, effettuare pagamenti contactless e chissà cos’altro.

Anche la corsa, insomma, con gli smartwatch per running sembra essere diventata una pratica integrata nella quotidianità, un’attività comoda, dalla valenza più estetica che atletica. È così?

Running orologi smartwatch

Conclusioni: tecnologia e running tra benefici e rischi

No che non è così. La tecnologia applicata al running porta di certo grandi vantaggi a chiunque si alleni oggi: conoscere le proprie condizioni fisiologiche è importante sia perché rende più consapevoli di sé, e dunque sprona ad allenarsi con più sensatezza, sia perché ci dice i nostri limiti e ci suggerisce sino a che punto sia lecito forzare. Tuttavia, proprio come insegnano i miei amici podisti più attempati, il running è e resterà uno sport che regala le più grandi soddisfazioni a chi è disposto a sudare, e tanto, e a lungo.

Ben vengano dunque apparecchi sempre più sofisticati (sono gadget irresistibili ai quali, sia chiaro, nemmeno io so sottrarmi), purché ci si ricordi che l’animale uomo è fisiologicamente nato per correre. E per correre, e farlo bene – ricavando le massime gioie di questo bellissimo sport – non è strettamente necessario conoscere calorie, pulsazioni, watt e percentuale di sonno profondo. È necessario faticare.


Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti, prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale https://claudiobagnasco.com