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Tecnologia applicata allo sport: i pro e i contro

Il binomio tecnologia-sport è sempre più stretto, anche nel mondo amatoriale. Ma quali sono le virtù e i limiti del fenomeno?

Negli ultimi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante anche nello sport.

Non c’è disciplina sportiva che non si giovi di strumenti sempre più sofisticati, sia per il miglioramento che per la misurazione delle prestazioni.

Ma non solo l’universo degli sportivi professionisti è pervaso di tecnologia. Sempre più aziende mettono sul mercato oggetti pensati per gli amatori, che spesso li utilizzano senza nemmeno conoscerne appieno il funzionamento e le potenzialità.

In che modo la tecnologia ha cambiato il mondo dello sport? E siamo sicuri che abbia apportato solo benefici?

Tecnologia applicata allo sport: l’accelerazione degli ultimi anni

Di pari passo con tutti gli altri ambiti dell’esistenza, anche nello sport la tecnologia si è sviluppata notevolmente in questi ultimo giro di anni. E ha toccato sia la sfera della performance che quella della disciplina sportiva in sé, intervenendo sulla corretta applicazione delle regole.

Diversi sono dunque gli ambiti in cui la tecnologia è entrata in modo prepotente nell’universo dello sport. In alcuni casi migliorando di molto le cose, in altre introducendo novità tanto epocali quanto suscettibili di qualche perplessità.

I materiali

Un ambito in cui appare subito evidente quanto si sia evoluto lo sport rispetto anche a pochi decenni fa è quello dei materiali. Dalle racchette da tennis alle mazze da golf, dalla carrozzerie di automobili e moto ai tessuti delle mise degli atleti di pressoché tutti gli sport, l’introduzione di fibre innovative ha portato una serie di notevoli vantaggi. Tra cui la riduzione dei costi, del peso, il miglioramento delle prestazioni e del senso di benessere dello sportivo.

La comparsa e l’utilizzo sempre più massiccio delle fibre di carbonio, in questo senso, è un esempio perfetto.

Sui materiali, tutti sono dunque d’accordo nel lodare i sempre più sorprendenti approdi della tecnologia. In concreto: nessun tennista tornerebbe alle racchette in legno, così come nessun podista correrebbe una maratona con una T-shirt di cotone spessa un dito anziché con una canotta ultra traspirante. Eccetera eccetera.

Il discorso sulla tecnologia nello sport si fa più controverso se pensiamo agli strumenti di monitoraggio delle prestazioni, collettive o individuali. E ai dispositivi che garantirebbero un maggior rispetto delle regole da parte degli atleti – singoli o team – coinvolti in una competizione sportiva.

tecnologia nello sport

Tecnologia nello sport: gli esempi di calcio e running

Tra gli svariati esempi di novità sostanziali e almeno in parte discutibili riguardanti la liaison tecnologia-sport, ci persuade l’idea di prendere due esempi presi da due sport popolarissimi. Il primo proviene dal calcio professionistico (che è inutile dire quanto in Italia sia fedelmente seguito). E l’altro dal podismo amatoriale, disciplina che vede aumentare ogni anno – non solo nel nostro Paese – la base dei partecipanti.

Tecnologia e sport: il VAR

VAR è acronimo per Video-Assistant Referee. Il VAR, assieme all’AVAR (Assistant Video-Assistant Referee), collabora con l’arbitro grazie al sistema VAR. Ossia: attraverso una serie di filmati, il VAR e l’AVAR coadiuvano l’arbitro nelle situazioni di più ostica decifrabilità. Che sono solo quattro – non le elenchiamo per motivi di spazio – e che vedono comunque l’arbitro come unico decisore finale.

Il VAR è stato introdotto nel 2016, per limitare al minimo gli errori di interpretazione degli arbitri. Frase piccola ed enorme assieme. Perché?

I limiti del VAR

Per due motivi, ci verrebbe da dire. Intanto perché ogni disciplina sportiva basa la propria fascinazione sulle capacità e sui limiti dei partecipanti. Nonché sulle capacità e i limiti dei cosiddetti direttori di gara. Ridurre con la tecnologia le possibilità di errore degli arbitri, azione che dovrebbe portare a decisioni oggettive in ogni situazione dubbia, rischierebbe di elidere dal calcio parte della sua bellezza. Che deriva proprio dall’aleatorietà. Dal fatto che, per esempio, una squadra che si è difesa con i denti per novantacinque minuti può azzeccare un contropiede, fare un gol e vincere la partita contro ogni pronostico.

Tuttavia, se grazie al VAR ogni decisione fosse davvero quella giusta, i più romantici dovrebbero accettare il verdetto dell’imparzialità. Ma – come sa chi segue il calcio – anche i filmati hanno bisogno di un’interpretazione umana, e non c’è stata decisione presa dalla coppia arbitro-VAR che non abbia suscitato polemiche da parte dei componenti della squadra che ha subito la sanzione.

E se è vero, come è vero, che interpretare un filmato è più semplice che decidere su un’azione in presa diretta, d’altro canto c’è da mettere in conto che i minuti di interruzione di gioco compromettono il flusso romantico dell’evento, mostrano impietosamente le quinte dello spettacolo.

tecnologia running

Tecnologia e sport: gli orologi per runner

Come abbiamo scritto altrove, la tecnologia è penetrata con forza nel mondo del podismo amatoriale, sotto forma di app, orologi GPS e sportwatch. Al novero, si possono aggiungere scarpe e prodotti di abbigliamento tecnico con materiali sempre più innovativi (e costosi), presentati con campagne pubblicitarie che promettono incrementi delle prestazioni sempre più mirabolanti.

Tutto si tiene. Perché? Perché da qualche anno il podismo è diventato uno sport di massa, diciamo pure una moda. E le aziende sono sempre più attente a catturare i bisogni dei novelli corridori. Calzare le stesse scarpe dei campioni, e indossare orologi multifunzione dei quali se va bene conosciamo il 20% delle opzioni, ci fa sentire legittimati nel nostro ruolo di sportivi. Ci fa sentire forti.

E ci fa dimenticare che la corsa, come ogni altra disciplina sportiva, per i non professionisti deve essere anzitutto un divertimento e uno strumento per mantenersi in forma.

Si vuole fare sport amatoriale con particolare dedizione e impegno? Bene: che ad aumentare siano anzitutto la qualità e l’intensità degli allenamenti. La strumentazione tecnologia verrà dopo.

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Per concludere

Non si vuole apparire eccessivamente critici. Ben vengano il VAR e ogni altra invenzione che permetta ai partecipanti a una competizione sportiva di rispettare le regole e le decisioni dell’arbitro. Ben vengano i gadget tecnologici che consentono di monitorare le proprie prestazioni allo scopo di migliorare il rendimento.

A patto che ci si ricordi di una cosa. La tecnologia dovrebbe essere al servizio dello sport non per farlo tendere a un’impossibile perfezione, ma per esaltarne al massimo tutta la sua poetica imperfezione.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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