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Tesla risarcisce un dipendente per insulti razzisti

Un milione di dollari perché i supervisori lo avevano chiamato con la "N-word"

Melvin Berry, ex-dipendente dello stabilimento di Alameda di Tesla, avrebbe ricevuto un risarcimento di un milione di euro per aver ricevuto insulti razzisti da un suo supervisore. Secondo quanto emerso nella causa, il supervisore lo avrebbe chiamato con la “N-word“, traducibile in italiano aggiungendo una “g” di troppo nella parola nero. E dopo che Berry lo ha fatto notare, lo avrebbe costretto a lavorare più a lungo e duramente come punizione.

Tesla paga un milione di euro per insulti razzisti a un dipendente

Secondo quanto riporta Bloomberg Law, il giudice Elaine Rushing ha deciso il 12 maggio che Tesla era responsabile per le ingiurie e le molestie descritte da Berry. “I precedenti legali sono chiari nel dire che un’occasione in cui un supervisore usa le N-word nei confronti di un dipendente è sufficiente a costituire una severa molestia” scrive il giudice. Inoltre il giudice ha affermato che il supervisore che ha scritto una lettera di richiamo per Berry non ha credibilità. Tesla ha spiegato che non c’è nessuna evidenza scritta che Berry abbia riportato il caso all’azienda, facendo notare che Berry ha lasciato l’azienda di sua volontà. Il giudice non era evidentemente d’accordo.

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Solitamente questo tipo di cause restano private. Ma gli avvocati di Berry hanno processato una petizione alla corte per obbligare l’azienda a pagare, cosa che ha rivelato la decisione presa in sede di patteggiamento. Ora però gli avvocati hanno confermato che Tesla ha pagato il risarcimento.

Questo non è la prima situazione in cui si accusa Tesla di non contrastare efficacemente il razzismo. Nel 2017 l’operaio della catena di montaggio Marcus Vaugh aveva detto che l’azienda non aveva investigato quando un supervisore lo aveva chiamato la N-word. Vaugh descrisse lo stabilimento di Fremont “focolaio di comportamenti razzisti“, Tesla aveva definito Vaugh un “focolaio di disinformazione”. Vaugh sta cercando di fare una class action contro Tesla, con l’esplicito benestare della corte dopo che l’azienda aveva provato a fermarlo.

Al momento Tesla non ha risposto alla stampa.

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Source
The Verge

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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