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Twitch e gli hate raid: com’è andata l’iniziativa #ADayOffStream?

Da ormai circa due mesi Twitch sta assistendo ad un aumento esponenziale del fenomeno degli hate raid, che ha portato molti streamer a protestare contro il mancato intervento della piattaforma. Per chi non lo sapesse, gli hate raid consistono in masse di utenti che invadono uno stream, a partire da un’altra diretta, spammando messaggi di insulti e molestie di varia natura. Per cercare di mandare un messaggio forte alla piattaforma, molti streamer hanno “scioperato” per un’intera giornata con l’iniziativa “ADayOffTwitch”.

Twitch e il fenomeno degli hate raid

Come sicuramente saprete già se siete degli assidui frequentatori della piattaforma di streaming, i raid sono un sistema pensato, in teoria, per permettere agli streamer di aiutarsi tra di loro. Il loro funzionamento è molto semplice: alla fine di una diretta si ha la possibilità di “inviare” tutti i propri spettatori in un altro canale, in modo tale da supportarsi a vicenda.

Questa funzione è diventata in breve tempo parte della cultura stessa di Twitch, ma negli ultimi mesi sta venendo abusata sempre di più per spammare commenti d’odio e di molestie di vario genere. Questa problematica è riconducibile all’introduzione sulla piattaforma di tag relativi al genere, all’orientamento sessuale, all’etnia e altro. Un’iniziativa fortemente voluta dalla community, ma che ha permesso ad alcune mele marce di organizzarsi contro gli streamer recanti questi tag.

In questo scenario, già pesante di per sé, non ha aiutato la posizione della piattaforma di Amazon, che non ha ancora inserito alcuna funzionalità per limitare in qualche modo questi hate raid, nonostante abbia dichiarato di essere al lavoro per creare un ambiente di lavoro sicuro per gli streamer.

Supportiamo il diritto dei nostri streamer di esprimersi e di focalizzare l’attenzione degli utenti su questioni importanti all’interno del nostro servizio – ha spiegato un delegato di Twitch – Nessuno dovrebbe subire attacchi sulla base della propria etnia o del proprio genere, e stiamo lavorando duramente per migliorare il sistema di ban e rendere Twitch un luogo più sicuro per i creators”.

#ADayOffTwitch

Sebbene Twtich stia lavorando per risolvere la situazione, molti utenti hanno considerato la risposta ufficiale della piattaforma troppo lenta e generalmente inefficace. D’altronde stiamo pur sempre parlando di esseri umani che ricevono insulti regolarmente sulla basa di elementi intrinsechi alla loro natura più profonda, quindi è indubbio che, con questi presupposti, la situazione possa degenerare molto in fretta.

Per questo nasce l’iniziativa #ADayOffTwitch, organizzata da LuciaEverblack, ShineyPen e RekItRaven, che si è svolta il primo settembre e che ha visto molti streamer della piattaforma astenersi da fare dirette per un’intera giornata, in segno di protesta, di cui potete leggere qui sotto il manifesto.

Twitch hate raid

“Gli episodi d’odio sulla piattaforma non sono nuovi – ha spiegato Raven – Mi è capitato di avere a che fare con persone entrate nel mio stream tramite dei bot. Di solito sono una o due persone che programmano un gruppo di bot, eludono le misure di sicurezza messe in atto e si limitano a inviare spam alla chat con un linguaggio molto provocatorio e dispregiativo”.

Come parte della protesta i content creator hanno invitato i loro follower a non supportarli sulla piattaforma di streaming, ma piuttosto su siti di terze parti come Ko-Fi o Patreon che, tra le altre cose, offrono percentuali molto più vantaggiose ai loro utenti.

L’alba del giorno dopo

Stando ad un report redatto da Gamesight, l’iniziativa #ADayOffTwitch ha sortito, almeno in parte, gli effetti sperati. Se diamo un’occhiata alla media degli utenti attivi il primo settembre infatti scopriamo subito che questi sono al loro picco più basso rispetto ai precedenti nove giorni, che si sono tradotti in circa un milione di ore di stream complessive guardate in meno.

Questi dati sono stati poi confermati da un altro team di analisi, CreatorHype, che ha spiegato a sua volta come le visualizzazioni di Twitch si siano abbassate, anche tenendo conto dell’inizio del periodo scolastico e della fine dalla Gamescom 2021.

Twitch hate raid

Basandoci sui dati a nostra disposizione, #ADayOffTwitch ha avuto un impatto sia sul numero di streamer che sul pubblico sulla piattaforma – scrive Zach Bussey di CreatorHype – A seconda di come si qualificano quei dati, l’impatto potrebbe essere stato del 5% o potenzialmente del 15%“.

Non sorprende quindi scoprire che gli organizzatori dell’iniziativa si siano detti estremamente soddisfatti del risultato raggiunto e sperano che, nonostante tutto, Twitch abbia recepito il messaggio riguardo gli hate raid: “Anche se potremmo non aver colpito significativamente Twitch in senso finanziario – spiega Lucia Everblack – La nostra assenza si è fatta sentire assolutamente“.

Insomma, quello che manca ora è soltanto un’azione concreta da parte della piattaforma.

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