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Beckett: com’è il film Netflix con John David Washington

Dopo la presentazione al Locarno Film Festival, è arrivato su Netflix Beckett, nuovo thriller diretto da Ferdinando Cito Filomarino con protagonista John David Washington. Un progetto in cui c’è molta Italia, rappresentata dal regista (alla sua opera seconda dopo Antonia.), dal produttore Luca Guadagnino, di cui Ferdinando Cito Filomarino è stato stretto collaboratore per anni, e dal montatore Walter Fasano, il cui contributo è fondamentale per imprimere all’opera il ritmo serrato che la caratterizza. Fra i protagonisti di questa storia che mescola cospirazioni e tensioni politiche, nello scenario della Grecia in piena crisi economica, troviamo anche Alicia Vikander, Boyd Holbrook e Vicky Krieps.

Beckett: fra cospirazioni e rivolte, un cupo thriller dall’anima italiana

Beckett (John David Washington) sta trascorrendo una tranquilla vacanza in Grecia insieme alla compagna April (Alicia Vikander). La quiete viene bruscamente interrotta da un disastroso incidente stradale, che lascia l’uomo solo, ferito e spaventato, in una terra straniera e con le autorità locali che assumono comportamenti sempre più sospettosi nei suoi confronti. La situazione prende una piega sempre più sinistra e violenta. Fra cospirazioni e attentati alla sua vita, con il solo aiuto di due attiviste, Beckett inizia una fuga verso Atene, nella speranza che l’ambasciata statunitense possa metterlo al riparo da ogni pericolo.

Il lavoro di Ferdinando Cito Filomarino ha l’ambizione di amalgamare cinema di genere, intrighi governativi e la complessa situazione greca del 2009/2010, rifacendosi chiaramente a capisaldi del filone come Frantic di Roman Polanski e Il fuggitivo di Andrew Davis. John David Washington è perfetto nella parte di un uomo privato di ogni punto di riferimento emotivo e sociale, che diventa per riflesso anche la prospettiva dalla quale lo spettatore osserva una storia che diventa sempre più ingarbugliata, con doppi e tripli giochi e un antagonista sempre più difficile da identificare in una singola persona.

Ferdinando Cito Filomarino: abbiamo un nuovo autore del nostro cinema?

In bilico fra suspense e impegno civile, proprio come il suo protagonista Beckett ondeggia a più riprese fra diversi registri e differenti tematiche, rischiando di sacrificare sia l’intrattenimento, sia la riflessione sociale, oltre alla componente prettamente emotiva del racconto. Ad amalgamare tutti questi fattori è il lavoro del cineasta, che mette da parte gli svolazzi registici e si incolla letteralmente al suo protagonista, scandagliando i suoi stati d’animo con continui primi e primissimi piani. Oltre al già citato apporto di Fasano, è fondamentale anche il contributo del direttore della fotografia Sayombhu Mukdeeprom, già collaboratore di Guadagnino per Chiamami col tuo nome e Suspiria, che riesce nel non facile intento di dare omogeneità a un racconto che cambia continuamente scenario, passando dalla natura più incontaminata ai freddi uffici pubblici, e poi ancora alle ambasciate e alle piazze in rivolta.

Certo, non tutto riesce a Ferdinando Cito Filomarino, e resta la sensazione che della complessa situazione sociale della Grecia di qualche anno fa si sfiori soltanto la superficie. Anche il possibile gancio con l’attuale dibattito sul razzismo è reso solo in maniera implicita, senza mai sottolineare le problematiche di un uomo nero, per giunta straniero, nella Grecia dell’epoca. C’è però soddisfazione nel constatare la ritrovata ambizione internazionale delle produzioni e coproduzioni nostrane (coinvolta anche Rai Cinema) e il coraggio di puntare su un giovane talento italiano (appena 34 anni), che dopo un biopic legato all’immaginario nazionale come quello su Antonia Pozzi si rivela autore capace di gestire efficacemente star hollywoodiane e forte di una propria idea di cinema. Aspettando di vedere nuovamente all’opera questo giovane cineasta, inevitabile chiedersi: è nata una stella?

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