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Class action contro l’App Store, il via libera della Corte Suprema americana

Con 5 voti a favore e 4 contrari, la Corte Suprema degli USA ha confermato la possibilità per i cittadini di proseguire con una class action contro l’App Store di Apple. Nello specifico, i consumatori possono proseguire con la loro accusa secondo la quale l’azienda di Cupertino starebbe sfruttando la sua posizione di predominanza per gonfiare i prezzi delle app.

La class action che potrebbe colpire l’App Store di Apple

La querela contro il colosso tecnologico riguarda la distribuzione delle app per il sistema operativo iOS. Se infatti su Android, oltre che dal Google Play Store, è possibile installare applicazioni anche da altri ‘negozi’, non funziona così per iPhone e iPad. La contraddizione nasce proprio qui: Apple controlla sia il sistema operativo che l’unica piattaforma di distribuzione. Questa posizione di predominanza permette all’azienda di chiedere agli sviluppatori il 30% dei ricavi sulle vendite, sia per l’acquisto delle app che per le famose micro-transazioni, ovvero gli acquisti in-app.

Questa situazione danneggerebbe, secondo l’accusa, i consumatori, in quanto i developer sarebbero costretti ad aggiustare i loro prezzi di conseguenza. Apple ha provato a rigirare le accuse, appellandosi a novembre alla Corte Suprema e sostenendo che sono i developer a stabilire il prezzo finale, e che al limite dovrebbero essere loro a fare causa, non i consumatori. Ma il gradino più alto della giustizia statunitense ha dato invece ragione ai consumatori, permettendogli di proseguire nella querela.

app store apple

La corte non si è però espressa in merito alla class action in sé, quanto alla sua legittimità. Il merito dell’accusa dovrà essere discusso e giudicato da un’altra corte, o potrebbe addirittura risolversi con un accordo da parte di Apple. Una delle conseguenza potrebbe essere l’apertura di iOS ad altri store, con la possibilità da parte degli sviluppatori di aggirare l’App Store per evitare di pagare una percentuale sulle vendite ad Apple (come ad esempio ha fatto Epic Games su Android quando ha lanciato Fortnite).

Nel frattempo, Apple ha rilasciato una dichiarazione, dove respinge le accuse di monopolio:

La decisione di oggi stabilisce che i querelanti possono procedere con il loro caso presso il tribunale distrittuale. Siamo sicuri che ci verrà data ragione quando i fatti saranno presentati [alla corte] e che l’App Store non sia un monopolio secondo alcuna metrica.
Siamo fieri di aver creato la piattaforma più veloce, sicura e fidata per i consumatori e una grande opportunità di business per gli sviluppatori di tutto il mondo. Gli sviluppatori stabiliscono il prezzo da richiedere per le loro app, e Apple non ha nessun ruolo in questo. La maggior parte delle app sull’App Store è gratuita, e Apple non guadagna nulla da esse. L’unica situazione in cui Apple prende una percentuale sui ricavi è quando lo sviluppatore sceglie di vendere servizi digitali attraverso l’App Store.
Gli sviluppatori hanno a disposizione un certo numero di piattaforme per consegnare il loro software – attraverso altri app store per Smart TV e console- e lavoriamo duramente ogni giorno per assicurarci che il nostro store sia il migliore, il più sicuro e il più competitivo del mondo.

Vedremo gli sviluppi di questa vicenda nei prossimi mesi, e se le sue conseguenze porteranno ad importante cambio di paradigma per il sistema operativo mobile di Apple.

Via
Repubblica.it
Fonte
CNBC
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Giovanni Natalini

Chi mi conosce mi definisce come una persona 'entusiasta' e 'appassionata': scienza, tecnologia, ma anche fumetti, podcast, meme, Youtube e videogiochi. A tempo perso, sto finendo una laurea magistrale in Ingegneria Elettronica.
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