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Gli Editoriali di Tech PrincessRubriche

L’enorme costo ambientale della guerra in Ucraina

Un aspetto del conflitto finora sottovalutato

Il conflitto tra Russia e Ucraina, com’era largamente prevedibile, sta occupando la percentuale più ampia dei palinsesti di giornali ed emittenti televisivi.

Non solo: anche i social media si stanno dimostrando validissimi canali comunicativi di questa guerra. Ogni giorno ascoltiamo di nuovi attacchi dell’esercito russo, di appelli della popolazione assediata, di dichiarazioni più o meno avventate da entrambe le parti. Stiamo anche percependo i riflessi della guerra sulla nostra vita quotidiana, a partire dal rincaro dei carburanti e proseguendo attraverso una strisciante paura che si possa arrivare a un coinvolgimento di altri Paesi.

C’è però un aspetto del conflitto finora sottovalutato e poco considerato dai media, ovvero il costo ambientale della guerra in Ucraina. E non solo per la minaccia nucleare. Scopriamo perché il conflitto danneggerà il nostro già malconcio pianeta.

Il costo ambientale della guerra in Ucraina

Sono purtroppo svariati gli aspetti da considerare quando si parla di costo ambientale della guerra in Ucraina. Vediamoli uno per uno.

guerra Ucraina

Le miniere abbandonate

Già dopo i primi giorni dall’invasione del 24 febbraio, i satelliti hanno mostrano le miniere dell’Ucraina orientale in stato di abbandono.

Miniere che si stanno riempiendo d’acqua, causando un vistoso rigonfiamento del terreno. L’OCSE, Organizzazione intergovernativa per la sicurezza e la cooperazione in Europa, riferendosi alla miniera di carbone Yunkom ha dichiarato che “qualsiasi destabilizzazione della miniera causata da un suo allagamento potrebbe rilasciare 500 metri cubi di acqua contaminata e radioattiva nelle falde acquifere”.

Donbass: miniere e non solo

Nel Donbass ci sono ben 222 miniere di carbone. Gli anni di conflitto dal 2014 (quando la Russia ha annesso la Crimea) hanno causato nella zona la distruzione di 530.000 ettari di territorio, tra cui 150.000 di foreste, che comprendevano 18 riserve naturali.

Peraltro, il fiume Donec è a forte rischio di inquinamento, e già nel 2016 si erano registrati preoccupanti livelli di radiazioni.

Le radiazioni

A proposito di radiazioni, uno dei rischi del conflitto è quello che la Russia possa colpire, volutamente o meno, uno dei 15 reattori nucleari distribuiti nel territorio ucraino.

Lo scorso 4 marzo, per esempio, l’occupazione della centrale nucleare di Zaporiznhzhia ha fatto temere il peggio.

Consideriamo inoltre che gli scontri a fuoco avvengono soprattutto in aree urbane, dove sono presenti non solo industrie ma anche depositi di rifiuti radioattivi.

I veicoli militari e il crollo degli edifici

Anche i mezzi militari contribuiscono al costo ambientale della guerra in Ucraina. Tralasciando gli aerei da combattimento o da ricognizione, basti pensare che un carro armato Abrams M1 dal peso di 65 tonnellate consuma 450 litri di carburante ogni 100 chilometri. Con emissioni superiori ai 1.100 chilogrammi di CO2.

Uno studio del 2019 della Durham University e della Lancaster University ci ha mostrato dati impietosi: l’esercito statunitense inquina più della maggior parte dei Paesi del mondo.

Non vanno sottovalutati nemmeno il crollo degli edifici e le esplosioni di ordigni. Che, oltre ai drammi sociali e familiari che portano con sé, contribuiscono a sollevare polveri sottili che inquinano l’aria.

Peraltro, come ha ricordato Mary Prunicki, direttore del reparto Inquinamento atmosferico e ricerca sulla salute al Sean N. Parker center for allergy research della Stanford university school of medicine, la qualità dell’aria dell’Ucraina era già mediocre. Ha detto Prunicki: “Erano già una delle peggiori zone in Europa da questo punto di vista. Se alcuni di questi siti industriali vengono presi di mira o colpiti accidentalmente e incendiati, verranno liberate nell’aria una grande quantità di sostanze tossiche”.

E come se non bastasse, i bombardamenti e più in generale il fuoco militare aumentano notevolmente il rischio di incendi.

L’abbandono di una missione nell’Artico

Il costo ambientale della guerra in Ucraina è anche, in parte, indiretto. Perché il conflitto ha parzialmente interrotto un’importate spedizione scientifica nell’Artico, a cui avrebbero partecipato anche professionisti russi. L’obiettivo sarebbe stato quello di studiare il permafrost, per capire come stia cambiando il clima. E soprattutto per monitorare il riscaldamento globale. Ma metà della zona artica, che si trova nel territorio russo, è momentaneamente off limits.

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Le conseguenze dell’inquinamento atmosferico sulla salute

Gli ucraini che respirano il particolato (le sostanze pulviscolari sospese nell’aria) potranno avere un aumento dei casi d’asma e di malattie respiratorie infettive. I fragili saranno più esposti a polmoniti e bronchiti acute.

Mentre l’effetto a lungo termine di un’esposizione all’inquinamento atmosferico è quello di una riduzione dell’aspettativa di vita.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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