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La recensione di Death Stranding Director’s Cut: sempre un’esperienza unica

Un'esperienza sempre unica e particolare

Che sia la seconda, la terza o anche solo la prima volta, l’approccio a Death Stranding è sempre qualcosa di molto particolare. Personalmente, si tratta della mia prima esperienza con il titolo e come meglio viverla se non con la Director’s Cut? Il titolo è molto particolare e non adatto a tutti, ma ha sicuramente molto da raccontare. Oltre a offrire scenari suggestivi, offre una storia interessante, narrata con uno spirito decisamente immersivo. Perché dico questo? Perché ogni passo nel mondo di gioco è così vicino al vero che, dopo pochi istanti, penserete di svolgere veramente il ruolo del protagonista. Una sfida difficile, lunga, per nulla veloce e immediata, ma che ha molto da dire. Dunque, se volete conosce di più di Death Stranding Director’s Cut, non dovete fare altro che proseguire nella lettura della nostra recensione.

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  • Un Open World unico per un’ esperienza di gioco memorabile - Una storia coinvolgente che farà riflettere ed...
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Death Stranding Director’s Cut recensione: un panorama sempre più mozzafiato

Così come nella versione base, anche qui vestirete i panni di Sam Porter Bridges, un corriere con una importantissima missione. I pacchi saranno la vostra sola ragione di vita, la loro consegna sarà di vitale importanza. Il tutto sarà gestito come se fosse reale: i pericoli principali saranno quelli di inciampare, perdere l’equilibrio, perdere la forza nel trasportare la merce. La pioggia giocherà un ruolo sporco e le strane creature che appariranno vi metteranno spesso i bastoni fra le ruote, ma non vogliamo dilungarci troppo. Con l’analisi della Director’s Cut, vogliamo mettere in luce alcuni dei cambiamenti apportati che potrete assaporare acquistando questa nuova rielaborazione. In particolare, si tratta di una versione che spinge le potenzialità della next gen, aggiungendo qualche interessante feature.

La prima cosa che abbiamo notato durante la recensione di Death Stranding Director’s Cut è la sua della scenografia che, su Playstation 5 esplode. La possibilità di fruire del titolo in 4K con dettagli super curati è davvero il massimo. Nelle prime fasi del gameplay sono rimasta così impressionata che, per alcuni tratti, non riuscivo a capire se stessi guardando un filmato in game o delle riprese reali. I dettagli sono eccezionali: le montagne in lontananza e la vegetazione sono riprodotte con cura maniacale. Il colpo d’occhio è fenomenale, in ogni circostanza. La bellezza della scenografia, già interessante nella sua versione di base, è ora espressa alla massima potenza. A questo, ovviamente, si collega un audio ottimizzato e valorizzato grazie alle potenzialità dell’hardware di Playstation.

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Non è ancora finita

Altra feature che continuo sempre ad apprezzare è il feedback dato dal controller. Le potenzialità del DualSense sono incredibili e, anche nel titolo di Kojima, non mancano di stupirci. La possibilità di sentire tra le mani quello che stiamo vedendo e vivendo con gli occhi, non ha prezzo. Questo è forse uno degli aspetti più intriganti che possiamo vivere su PlayStation 5. Una sensazione che è difficile da descrivere, ma è davvero molto piacevole da vivere.

Oltre alle basi del gioco, quindi la distribuzione del cargo trasportato e il suo peso (caratteristiche chiave da gestire), la Director’s Cut contiene qualche indicazione e guida in più. In particolare, nelle prime fasi di gioco, vengono messi in luce alcuni suggerimenti che ci aiuteranno a capire meglio il titolo e le sue fasi. Oltre a questo, però, sono stati introdotti anche alcuni diversi equipaggiamenti che aiuteranno il giocatore a portare a termine diverse missioni. Alcune di queste introduzioni potrebbero sconfortare un po’ coloro che hanno già vissuto l’esperienza nella sua versione base, apprezzandone il lento sviluppo. Altri, però, potrebbero proprio cambiare idea, credendo si tratti di feature essenziali per proseguire il loro cammino.

La prima interessante modifica avviene alla funzione di “salto rapido”. Il Fragile Jump, che prima era costituito da un elenco di posti nella mappa chirale, diventa una scelta direttamente sulla mappa, per una più semplice consultazione.

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Tanti equipaggiamenti tra cui scegliere

Tra i vari equipaggiamenti troviamo uno “scheletro di supporto”, che non è altro che un esoscheletro che si attiva con la batteria che rende i carichi più leggeri e i movimenti più leggiadri. Una scelta interessante è quella di introdurre una catapulta per il nostro carico: questa è in grado di lanciare il cargo in zone più lontane, evitandone il trasporto in mezzo ai nemici. Sempre per sfuggire ai MULI, arriva in soccorso il ponte chirale; si tratta di una struttura particolare che ci permettere di connettere alcune zone distanti fra loro e non può essere valicato dai nemici. Bisogna solo fare attenzione alla pioggia o alla neve che distruggono la struttura. In ogni caso, contro gli ostili, arriva in aiuto la Maser Gun, una storta di pistola stordente utile contro i nemici umani.

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Death Stranding Director’s Cut recensione: in poche parole

Non vogliamo riperterci troppo ma, giunti al termine della nostra recensione di Death Stranding Director’s Cut, non possiamo che dire che si tratti di un’esperienza unica e particolare. Il gioco è sicuramente diverso dal solito, introduce una meccanica particolare e una storia interessante. La scenografia è strepitosa ed è spinta al massimo sull’hardware di ultima generazione. Il coinvolgimento è a 360 gradi, grazie anche all’arrivo del DualSense che non fa altro che migliorare il tutto. Le novità introdotte con la Director’s Cut non sono forse sufficienti a far acquistare il titolo a chi già lo possiede, ma sono abbastanza per convincere coloro che ancora stavano aspettando. Se eravate tra i curiosi, questo è il momento giusto per aggiungerlo alla vostra libreria. Si tratta di un viaggio, di un percorso in un’opera che ha molto da raccontarvi. Particolare, senza ombra di dubbio, ma molto intrigante.

Giulia Garassino

Ingegnere Aerospaziale da sempre amante di videogiochi e tecnologia. Cresciuta con Crash Bandicoot, Spyro e Metal Slug. Competitiva sugli FPS, non si lascia scappare platform, hack & slash e GDR. Il mio titolo preferito? Nier Automata. Il gioco su cui ho speso più ore? Battlefield, che domande! Eppure, una grandissima fetta del mio cuore è occupata da Fable, amore di vecchia data. Dimenticavo, ho provato così tante tastiere che, ad occhi chiusi, potrei dirvi che switch montano!

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