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Dobbiamo ripensare il modo di insegnare?

La didattica a distanza può funzionare, ma ha bisogno di essere innovativa, anche in vista dell'arrivo del Metaverso

Tra le tante rivoluzioni delle nostre abitudini che abbiamo dovuto gestire negli ultimi anni, una delle più discusse riguarda la didattica a distanza. Si è spesso affrontato il tema in relazione alle numerose chiusure delle scuole a causa della pandemia, tra chi si mostrava a favore e chi ne evidenziava i numerosi problemi. Ora che abbiamo (apparentemente) superato quel periodo, è tempo di fare due conti e riflettere a posteriori. Come possiamo migliorare la didattica a distanza nel futuro? Può essere uno strumento utile anche oltre l’emergenza?

Didattica a distanza: all’Istituto Marangoni un incontro per il futuro dell’insegnamento

Proprio queste riflessioni erano al centro dell’incontro The Future of Teaching. New Learning Methods and Technologies for Digital Natives. Si tratta di uno spin-off dell’ON|Metaverse Summit 2022 di Superstudio, organizzato presso la sede milanese dell’Istituto Marangoni.

Il panel di relatori era particolarmente ricco, portando punti di vista da due ‘fronti’, entrambi attivamente coinvolti nell’argomento. Una parte rappresentava il mondo della didattica, con Stefano Caggiano, Product Design Programme Leader presso Istituto Marangoni, Susanna Sancassani, Responsabile di Metori e tecnologie per la Didattica presso Polimi, e Paolo Ferri, Professore Ordinario Tecnologie per la Didattica e Nuovi Media presso l’Università Bicocca.

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A confrontarsi con i docenti, una rappresentazione di chi si è trovato coinvolto nella didattica a distanza dal punto di vista della tecnologia. Stiamo parlando di Fabio Mosca, CTO & Lead Designer presso AnotheReality, Elvira Carzaniga, Direttrice Divisione Education di Microsoft Italia, e Marco Berardinelli, Head of Education presso Google Italia. A moderare il tutto era presente Stefano Priolo, vicecaporedattore di Wired.

È stata un’occasione di riflettere sullo stato attuale del sistema educativo. Arrivando a sottolineare come sia necessaria una evoluzione del nostro approccio, anche in vista delle possibilità che le nuove tecnologie offriranno. Prima fra tutte naturalmente, il Metaverso che potrebbe rivoluzionare tutto ancora una volta.

I docenti sono stati eroi nei primi giorni dell’emergenza

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Le prime chiusure hanno dato vita a momenti di panico e smarrimento. Il nostro sistema non era pronto a uno sconvolgimento di questo tipo. È stato necessario intervenire rapidamente, con un grande impegno da parte dei docenti che in pochissimi giorni hanno dovuto affrontare una formazione intensa, per adattarsi alle nuove necessità.

Ma anche sul lato tecnologico è stato necessario muoversi rapidamente. Molti degli strumenti hanno avuto bisogno di una messa a punto rapida, con l’aggiunta di nuove funzioni per correggere problemi emersi durante l’uso su larga scala. Si pensi solo a Google Meet, citato da Berardinelli, che ha dovuto aggiornarsi con strumenti di contrasto ai disturbatori.

Il processo è stato molto più complicato tanto più calava l’età degli studenti. Se all’università il passaggio è stato piuttosto semplice (tra i maggiori fondi a disposizione e la presenza di alcune forme di didattica a distanza già prima della pandemia), per le scuole primarie il percorso è stato più in salita, anche a causa della giovinezza degli studenti, impreparati a questo cambiamento.

Alla base di tutto però resta un problema chiave. Per quanto ci sia stato impegno nel riadattarsi rapidamente alla situazione, non è stato fatto un cambiamento concreto. La didattica a distanza ha semplicemente preso la lezione frontale, cambiando il metodo di fruizione ma non la sostanza. E non può assolutamente essere questa la strada.

La didattica a distanza merita un ripensamento concreto

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Naturalmente l’urgenza impediva un cambio più profondo, ma ora la questione va affrontata. La didattica a distanza non può essere semplicemente una versione digitalizzata delle lezioni frontali. Un cambio di strumenti richiede necessariamente un’evoluzione nel metodo. Un’idea condivisa tra i professori presenti, che hanno in particolare evidenziato le difficoltà con le lezioni ibride (cioè con una parte di studenti in presenza e una parte connessi in digitale).

Dopotutto le possibilità offerte dai nuovi strumenti sono immense. Anche senza andare a scomodare il Metaverso (che aprirà ancora di più le porte in questo senso) già adesso ci sono possibilità eccezionali di trovare sistemi che stimolino la creatività degli studenti e rendano più efficace l’insegnamento. Perché limitarsi ad applicare i vecchi metodi, anche in un ambiente nuovo quindi?

Questa fase di calo dell’emergenza è ideale proprio per questo tipo di preparazione. Studiare nuovi metodi per poter gestire al meglio il tutto e sfruttare tutte le potenzialità degli strumenti. Non solo in vista di una possibile nuova crisi (che è una possibilità da non ignorare) ma perché può essere un grande vantaggio.

Certo, sarà necessario trovare soluzioni per correggere i divari sociali. Investire per far sì che ciascuno possa avere accesso alle strumentazioni adeguate e per migliorare la situazione infrastrutturale del Paese. Un compito facilitato dalla sempre maggiore diffusione delle tecnologie (e il conseguente calo di prezzi), ma che va affrontato a prescindere, perché i vantaggi potrebbero essere straordinari.

In quest’ottica andrebbe ricordata la necessità di una scuola più inclusiva. La tendenza attuale è avere scuole d’eccellenza, dotate di ogni necessità e oltre, affiancate a strutture con numerosi gravi problemi. Questo non va bene naturalmente e dev’essere una priorità offrire pari opportunità ai nostri studenti.

Un incontro che mostra le potenzialità della didattica a distanza

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Barbara Toscano, School Director di Istituto Marangoni Milano, ha così commentato il panel:

Un parterre di ospiti di alto livello per un Summit fortemente voluto da Istituto Marangoni Milano Design che si è trovato in prima linea ad affrontare l’importante e repentino cambiamento dei metodi dell’apprendimento. The Future of Teaching sarà l’occasione per riflettere sulle strategie e opportunità che le nuove tecnologie mettono a disposizione dei docenti“.

A lei si è aggiunto Sergio Nava, Director of Education della School of Design, che ha dichiarato:

Aziende da una parte e istruzione dall’altra, un importante dibattito che punterà i riflettori su un topic di grande attualità, sollevando e stimolando gli ospiti ad interrogarsi su come l’esperienza educativa e formativa si è evoluta. Per accogliere meglio i bisogni delle generazioni native digitali in che modo la scuola deve cambiare e come possiamo integrare le nuove tecnologie per innovare l’esperienza didattica?“.

Per maggiori informazioni su Istituto Marangoni e le opportunità che offre, vi rimandiamo al sito ufficiale della struttura.

Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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