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La dipendenza da videogiochi non è una malattia, a dirlo sono i ricercatori

Dipendenza da videogiochi? Non è una malattia! A dirlo sono 36 esperti di salute mentale, scienziati e docenti di fama internazionale appartenenti a centri di ricerca e università, decisi ad opporsi al piano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di creare una classificazione della dipendenza da videogiochi. 

Per mettere in discussione l'idea dell'OMS il gruppo pubblicherà un articolo, dal titolo "A Weak Scientific Basis for Gaming Disorder: Let us err on the side of caution", sul Journal of Behavioral Addictions, basato su diverse tesi contrarie alla classificazione. Prima tra queste ultime sarebbe la confusione, presente anche tra coloro che sostengono la diagnosi, riguardo a cosa sia effettivamente la dipendenza da videogiochi, seguita dalla mancanza di prove alla base della sua esistenza e della carenza di standard scientifici robusti. 

Il tentativo ha spinto anche diverse associazioni direttamente coinvolte nel settore dei videogiochi, tra cui spicca l’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia, (AESVI) a prendere posizione e spedire una lettera indirizzata all'OMS. In particolare Thalita Maligò, Segretario Generale di AESVI, ha commentato l'idea dell'organizzazione affermando quanto quest'ultima rischi di rappresentare in modo negativo la comunità di videogiocatori di tutto il mondo e di accantonare il valore educativo, terapeutico e ricreativo dei videogiochi.

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Maria Elena Sirio

Videogiocatrice dall'infanzia, innamorata del fantasy e dell'avventura (ma, soprattutto, di Nathan Drake), con una passione per il disegno, il cinema e le serie tv, che tenta di conciliare tutti questi interessi con la facoltà di Biotecnologie.
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