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Sequestro delle sale LAN – intervista con Alessio Cicolari, CEO di eSport Palace

Quanto succede alle sale LAN, dagli occhi di chi lo sta vivendo in prima persona.

Nelle scorse settimane, alcune sale LAN dedicate all’eSport si sono trovate al centro di una disavventura burocratica che ha portato al sequestro amministrativo di tre diverse attività. Il cosiddetto LANgate ha sollevato l’attenzione su delle ambiguità amministrative che potrebbero costare caro a molte, moltissime realtà italiane, dai bar informatici ai megastore di elettronica, passando per fiere ed eventi. Tra fiscalità, politica e legge, si prospetta la necessità di ridiscutere nuove regole. Ne abbiamo parlato con Alessio Cicolari, proprietario dell’eSport Palace, oggi sotto sigilli. 

Come l’eSport Palace, anche molti altri

Nel giro di una settimana da che la polizia ha chiuso il PC Teklab di Melzo, l’eSport Palace di Bergamo e il Playground di Roma, tredici titolari di sale LAN e affini si sono riuniti in un organo di rappresentanza che mira a dar voce alle necessità del settore. Nello specifico, il neonato gruppo si sta impegnando a formare un tavolo di confronto con l’ADM (Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli), le associazioni degli sviluppatori di videogiochi, le federazioni e il CONI. Lo scopo? Diffondere la consapevolezza sul fatto che i luoghi dedicati all’eSport non siano da considerare sale giochi.

L’intera faccenda ha infatti avuto inizio da un esposto firmato da Sergio Milesi, titolare della catena Joyvillage che, ritenendo che la distanza tra sport digitale e intrattenimento ludico fosse breve, ha lamentato agli organi competenti che i suoi competitor non rispettassero quelle regole e quegli oneri che a lui sono imposti. La legge è effettivamente dalla parte di quest’ultimo: stando ai documenti prodotti dall’ADM, la legge non riconosce la distinzione tra le due realtà, quindi il settore naviga nell’abusivismo sfrenato.

documenti sale lan
Il sigillo affisso sulla porta di eSport Palace.

Un’incomprensione profonda e complessa

“Sono attività completamente diverse”, ha obiettato Alessio Cicolari. “Sono omologhe forse come immaginario, ma per attività svolte noi siamo più vicini a un centro sportivo che a una sala giochi. Noi offriamo la struttura all’interno della quale l’utente entra e può andare al bar, andare al ristorante, può giocare a calcetto, può giocare a tennis”.

Formalmente non esiste una definizione giuridico-fiscale che vada a supervisionare questo genere di attività, ogni esercente inquadra la propria attività in modo diverso e si arrangia come riesce. Esemplare in tal senso è l’esempio del WeArena di Gorizia, l’unica delle realtà controllate dalla polizia che è riuscita a produrre una documentazione tanto solida da salvaguardarsi dal sequestro amministrativo.

“[WeArena] è stato aperto come parco a tema e diciamo che per quel tipo di attività non devono regolamentare le attrezzature secondo quanto dettato dal T.U.L.P.S.”, ci ha rivelato Cicolari. “Il fatto sta’ che non possiamo considerare quella una sala LAN, invece allo stato attuale quello è un parco a tema come Gardaland”. Allo stesso tempo va sottolineato che la situazione dell’attività goriziana è più unica che rara, soprattutto nelle dimensioni, e che i fraintendimenti burocratici si estendono ben al di là della singola categoria.

I rischi vanno oltre al settore

Il sequestro delle sale eSport ha svelato diversi problemi. Nella sua investigazione, l’ADM ha affiancato alle sale giochi le attività prese in analisi citando il fatto che entrambe facciano uso di «apparecchi di intrattenimento». Questa definizione è estremamente vasta, dal momento che include ogni strumento «meccanico o elettromeccanico, per il quale l’accesso al gioco è regolato senza introduzione di denaro, ma con utilizzo a tempo o a scopo».

Ecco dunque emergere il timore che tutte le postazioni “trial” presenti nei centri commerciali, nei megastore di elettronica, nei negozi di videogame e alle fiere debbano sottostare alla legge discussa. Alcuni esercenti hanno iniziato a spegnere gli schermi in via cautelativa, in attesa di un chiarimento della situazione, mentre altri ancora stanno tempestando di chiamate Cicolari e colleghi per chiedere loro suggerimenti e spiegazioni. Nel bene o nel male, l’episodio che ha coinvolto le sale LAN ha evidenziato come il sistema burocratico non sia al passo coi tempi, con effetti a catena sull’esistenza di queste attività associative, nonostante esse siano promosse dalla spinta alla digitalizzazione.

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