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Gli Editoriali di Tech PrincessRubriche

Euro 2020 e il Black Lives Matter all’italiana

Agli Europei di calcio, caratterizzati dal gesto simbolico di molti giocatori, la posizione della nostra Nazionale è decisamente ambigua

Agli Europei è approdato il Black Lives Matter, ma non è stato recepito da tutti allo stesso modo.

Soprattutto, il comportamento della Nazionale italiana è sembrato ambiguo, di certo poco coeso. E se adesso pare che, nel match di domani contro il Belgio, tutti i nostri calciatori si inginocchieranno “per solidarietà”, beh, la decisione appare come un rattoppo frettoloso e pasticciato.

Cerchiamo di ripercorrere quanto è accaduto durante la fase iniziale di Euro 2020, il Campionato europeo di calcio in pieno svolgimento, e di scoprire in più sull’importante funzione simbolica del gesto feticcio dell’inginocchiarsi durante gli inni nazionali.

Vediamo poi quale è stata, e quale sarà, la posizione dei calciatori della Nazionale allenata da Roberto Mancini.

Cos’è Black Lives Matter

È intanto necessario ricordare brevemente cosa sia Black Lives Matter.

Si tratta di un movimento internazionale contro il razzismo, e più precisamente contro gli abusi (e gli omicidi) della Polizia ai danni degli afroamericani. Black Lives Matter è nato nel 2013 dopo l’assoluzione di George Zimmerman, che aveva sparato al diciassettenne (afroamericano) Trayvon Martin il 26 febbraio 2012, uccidendolo.

L’importanza del movimento si è amplificata dopo l’omicidio di George Floyd, ucciso per soffocamento dall’agente Derek Chauvin il 25 maggio del 2020.

Black Lives Matter ha da subito avuto l’appoggio di importanti personalità del mondo dello sport, dal campione di football americano Colin Kaepernick alla capitana della squadra di calcio femminile degli Usa Megan Rapinoe.

Il gesto simbolico degli atleti che appoggiano la causa di Black Lives Matter è quello di inginocchiarsi durante l’esecuzione dell’inno nazionale del proprio Paese.

europei black lives matter

Tutto è iniziato con Colin Kaepernick

Colin Kaepernick è stato il primo atleta al mondo a inginocchiarsi durante l’inno: “Non starò in piedi per un Paese che opprime i neri e le minoranze etniche, sarebbe egoista guardare dall’altra parte. Ci sono cadaveri per le strade e persona che la fanno franca”.

Le conseguenze della sua azione e delle sue parole? La risoluzione del contratto, l’invito del neo insediato presidente Donald Trump a cambiare Paese, e nel 2018 – per la prima volta nella storia degli Stati Uniti – l’annullamento della visita alla Casa Bianca dei vincitori del Super Bowl.

Gli Europei di calcio e Black Lives Matter

Il gesto dell’inginocchiarsi ha allargato il proprio significato, ed è diventato da qualche tempo il segnale dell’adesione generica all’antirazzismo.

Molto sentito in svariati campionati di calcio europei, il gesto è stato ripetuto puntualmente prima di tutte le partite dell’ultimo campionato della Premier League, la massima divisione calcistica inglese.

Ed ecco che anche agli Europei il Black Lives Matter ha portato la sua forte valenza simbolica. La nazionale belga inginocchiata, e soprattutto la figura carismatica di Romelu Lukaku, a capo chino e col pugno destro alzato, sono immagini entrate nella memoria di molti.

Buon segno, visto che in quasi tutti i Paesi partecipanti al Campionato europeo di calcio ci sono più o meno nuove forme di razzismo, organizzato politicamente o meno. E alcune Nazionali partecipanti a Euro 2020, come l’Ungheria, hanno addirittura gruppi organici di tifosi dichiaratamente di estrema destra.

E l’Italia come si è comportata?

Gli Europei e Black Lives Matter: cosa ha fatto l’Italia

Nella partita inaugurale di Euro 2020, giocata lo scorso 11 giugno contro la Turchia, nessun calciatore italiano si è inginocchiato. Poco male, verrebbe da dire: era la primissima partita, e si giocava contro una nazione il cui premier non brilla per liberalità.

Nulla anche prima del successivo incontro, che ci ha opposti alla Svizzera. Poi, la sera di domenica 20, prima del match contro il Galles qualcosa è cambiato. Gli avversari avevano già deciso di inginocchiarsi in maniera compatta, e così è stato.

I nostri? Tutti belli ritti in piedi, tranne cinque calciatori: si sono inginocchiati Federico Bernardeschi, Andrea Belotti, Emerson Palmieri, Matteo Pessina e Rafael Toloi.

Quindi, una mezza vittoria? No, a noi pare piuttosto una sconfitta quasi totale.

Perché, come ha detto bene Claudio Marchisio (ex calciatore e ora commentatore Rai), benché si tratti di un gesto individuale, sarebbe stato bello vedere una nazione (perché è ciò che rappresenta la squadra di calcio italiana quando scende in campo: l’intera nazione) tutta unita contro il razzismo.

Che non è solo un fenomeno più o meno strisciante dal basso. Basti pensare che la Francia non si è inginocchiata contro la Germania dopo le proteste dell’estrema destra. E Nigel Farage, ex leader del Brexit Party (tra i principali artefici dell’uscita del Regno Unito dall’Ue), ha serenamente dichiarato: “Inginocchiarsi è un gesto marxista”.

Ecco perché sarebbe stato, e sarà sempre, il momento di inginocchiarsi. Tutti assieme.

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Il luogo comune (?) del calciatore italiano avulso dalla realtà

Vorremmo con tutto il cuore sfatare il luogo comune secondo cui il calciatore professionista, almeno in Italia, è considerato un povero (si fa per dire) ragazzo di bassa scolarità, poco o nulla attento a ciò che gli succede attorno.

Vorremmo, ma come si fa, dopo aver ascoltato le parole di Giorgio Chiellini prima di Italia-Austria? Il capitano della Nazionale, fuori per infortunio, ha dichiarato: “Non ci inginocchieremo, ma faremo qualcosa contro il nazismo”. Sì, non razzismo: nazismo.

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Cosa succederà prima di Italia-Belgio

Pare che prima del match di domani, agli Europei di calcio Black Lives Matter si colorerà anche di azzurro: i nostri calciatori si inginocchieranno tutti.

Ma attenti: non per convinzione, bensì per “solidarietà nei confronti dei belgi”.

Che è un’affermazione o grave o per lo meno poco ponderata. Perché significa: non ci inginocchieremo in quanto anche noi fermamente contrari a ogni forma di razzismo, ma solo per dare manforte a chi lo è davvero.

Non per cadere nel solito vittimismo all’italiana, ma frasi come questa di Lukaku sembrano ancora lontane, troppo lontane, dalla mentalità dei nostri calciatori: “Io non mi inginocchio soltanto in segno di solidarietà verso la campagna Black Lives Matter. Io sono contro ogni tipo di discriminazione, ad esempio anche quelle di genere sessuale o di qualunque altro tipo. Bisogna rispettare tutti, per me è la cosa più importante.”

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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Commenti

  1. Mi sembra di leggere l’ennesimo articolo buonista di Fanpage o del Fatto Quotidiano, intriso di retorica politicamente corretta, inginocchiarsi è un gesto di sottomissione, non di rispetto o per protesta, Russia Croazia e Ungheria avevano fatto bene a non aderire a questa pagliacciata ridicola, vergognatevi.

  2. …complimenti all’autore di questo articolo per avermi censurato il commento. Cos’è vi dà fastidio che ci sia qualcuno che non la pensa come te? Caro signor Claudio Bagnasco???

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