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Il G8 di Genova vent’anni dopo

Iniziava il 19 luglio del 2001 il vertice G8 nel capoluogo ligure. Ma a restare nella memoria di tutti saranno i terribili scontri tra polizia e manifestanti

Vent’anni fa precisi, il 19 luglio del 2001, iniziava il G8 di Genova.

Ossia la riunione dei capi di Governo dei maggiori Paesi industrializzati. Il summit, in realtà, si sarebbe svolto da venerdì 20 a domenica 22 luglio. Ma in pochissimi si ricordano l’agenda di quegli incontri, e le decisioni prese dai leader.

Viceversa, negli occhi e nella memoria di tutti quelli che allora non erano troppo giovani, sono ancora ben impressi i cosiddetti Fatti del G8 di Genova. E cioè quattro giorni di durissimi scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti (in larghissima parte pacifici), che hanno avuto il loro apice drammatico nell’uccisione di Carlo Giuliani, avvenuta a piazza Alimonda nella giornata del 20 luglio.

Ripercorriamo brevemente quei tragici giorni, e vediamo cosa resta di quella buia pagina repubblicana a vent’anni di distanza.

Il G8 di Genova: prima del vertice

“Una violazione dei diritti umani di dimensioni mai viste nella recente storia europea”. Questo lapidario commento è di Amnesty International, e basterebbe da solo a spiegare cosa è successo nel capoluogo ligure vent’anni fa.

Da una parte, i leader dei più grandi Paesi industrializzati. Dall’altra, migliaia e migliaia di persone provenienti da tutta Europa (e oltre), pronte a manifestare il proprio dissenso nei confronti di una globalizzazione che a molti sembrava coincidere con l’affermazione del neoliberismo.

Negli incontri precedenti (per esempio a Seattle nel novembre del 1999, o a Davos nel gennaio del 2001), c’erano già stati cortei di dissenso e forti scontri con le polizie locali.

L’estensore di queste righe allora abitava a Genova, e ricorda bene i surreali giorni che hanno preceduto il G8. Il centro cittadino era diventato una zona rossa accessibile solo da parte dei residenti per mezzo di pochi varchi. Chi abitava in appartamenti considerati topograficamente strategici, ha dovuto ospitare sui propri tetti – senza possibilità alcuna di opporsi – uno o più cecchini, a difesa preventiva dei leader mondiali.

E l’elenco delle azioni intraprese, limitanti le libertà personali, potrebbe continuare a lungo.

Il G8 di Genova: gli scontri

Per motivi di spazio, dovremo essere altrettanto sintetici nel raccontare ciò che accadde nei quattro sciagurati giorni degli scontri del G8 di Genova.

A manifestare c’era una moltitudine di sigle e associazioni, in larghissima parte all’insegna dell’assoluta nonviolenza. E anche i famigerati black bloc, la frangia estremistica, erano in larga parte infiltrati. Lo hanno ricordato riviste autorevoli come Limes.

Sulla ferocia delle repressioni poliziesche c’è poco da dire. La Rete è ancora piena di testimonianze, purtroppo anche video, di pestaggi contro manifestanti inermi: donne, ragazzi, anziani.

Oltre alla tragica morte di Carlo Giuliani, ucciso da un colpo di pistola per mano del carabiniere ausiliario Mario Placanica, sono stati in migliaia ad aver segnalato (e denunciato) episodi di brutale violenza a opera di uomini (non sempre) in divisa, accecati da un livore sordo.

“Macelleria messicana”: la locuzione è entrata nel nostro vocabolario, e fa riferimento ai pestaggi e alle torture avvenuti la sera del 21 luglio del 2001 alla scuola Diaz-Pertini, centro di coordinamento del Genoa Social Forum.

In estrema sintesi, l’irruzione di Polizia e Carabinieri fu così violenta che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato a più riprese l’operazione. Durante la quale furono attestati eventi contrari alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, in relazione alla torture, e alle condizioni e punizioni degradanti e inumane.

Tra le azioni degradanti per le forze dell’ordine, va almeno segnalata l’esibizione di una falsa prova: quella secondo cui una frangia di violenti avrebbe introdotto alla Diaz alcune molotov. Che furono invece portate all’interno della scuola dalle stesse forze dell’ordine, per giustificare almeno parzialmente l’azione repressiva.

g8 Genova

Il G8 oggi

Non è questa la sede per formulare un giudizio sui terribili fatti del G8. Ci sono stati (e ci sono) processi, oltre alle numerosissime testimonianze che confermano l’incredibile sproporzione tra la reazione di Polizia e Carabinieri e la volontà dei manifestanti di esprimere il proprio dissenso nei confronti del vertice.

Un nuovo capitolo si è appena concluso. Sabato 17 luglio la Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto il ricorso di alcuni agenti condannati per le violenze alla scuola Diaz.

Per Strasburgo le accuse degli agenti Massimo Nucera, Maurizio Panzieri, Angelo Cenni e altri due colleghi capisquadra del VII Nucleo 1° Reparto Mobile di Roma “sono manifestamente infondate e il ricorso appare irricevibile”.

Respinto dunque il ricorso di Massimo Nucera, che dichiarò di aver ricevuto una coltellata durante l’irruzione, e di Maurizio Panzieri, che firmò il verbale di un accoltellamento rivelatosi finto. Entrambi condannati a tre anni e cinque mesi, avevano fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo insieme ad altri tre colleghi.

Le dichiarazioni a vent’anni dal G8 di Genova

Sono innumerevoli le dichiarazioni rilasciate dai protagonisti del G8 di Genova a distanza di vent’anni.

Ne abbiamo scelte due, esemplificative, per chiudere questo nostro articolo. La prima, in rappresentanza della scienza, è del medico Paolo Cremonesi, che soccorse i manifestanti della scuola Diaz: “Ricordo una tensione terribile. Assurda. Nei giorni precedenti, un clima incredibile: parlavano di attacchi chimici, batteriologici, nucleari. All’aeroporto avevo fotografato i Patriots parcheggiati per intercettare i possibili missili. Si raccontava di attentati chimici, giuravano che ci avrebbero attaccati con rifiuti infettivi degli ospedali. La Regione aveva fatto arrivare i sacchi neri per i cadaveri”.

E sull’irruzione alla scuola: “Tutti traumatizzati. In particolare alle braccia, alzate in segno di pace. Chiediamo aiuto ai militi delle pubbliche assistenze: arrivano, impreparati a quel massacro. L’emozione, la paura. Orribile. I ragazzi delle ambulanze sotto shock: ci fanno usare una barella per volta”.

Infine, portavoce della fede, Don Ciotti: “Quel movimento di allora ha bisogno di esserci ancora oggi. È necessario. Non possiamo tacere, non possiamo stare inerti. Dobbiamo far sentire la nostra voce, costi quel che costi. Senza generalizzazione, sempre in una dimensione di non violenza ma di grande progetto e proposta”.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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