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Giornata contro l’omofobia: è tempo di mettersi in discussione

Non ci sono scuse che tengano

Oggi è la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Una ricorrenza importante, che punta a porre l’attenzione su un problema che sempre più spesso mostra i propri lati più oscuri. Nelle ultime settimane il nostro Paese si è spesso dovuto confrontare su questi temi, che la cronaca ha portato al centro del dibattito pubblico. Occasioni che avrebbero dovuto spingere le persone a riflettere, a mettersi in discussione ma che, complice forse anche la dialettica del muro-contro-muro dei social network, non sempre l’hanno fatto.

Quando l’uomo indica la Luna, lo stolto guarda il cappellino Nike

Uno degli ultimi casi ad aver fatto scalpore è sicuramente quello del tanto discusso discorso di Fedez al Concerto del Primo Maggio. Il cantante è salito sul palco e ha elencato una serie di dichiarazioni omofobe rilasciate da esponenti politici, in maniera netta e chiara, inequivocabile. Non torneremo in questa sede su quell’evento specifico, lo ha già fatto in maniera approfondita Lucia Tedesco in questo pezzo, scritto all’indomani dei fatti.

Tuttavia, vale la pena fermarsi a riflettere su come il dibattito successivo si sia solo parzialmente concentrato sul merito del discorso. Dopotutto davanti all’evidenza dei fatti riportati dal cantante sul palco, era difficile trovare una linea di difesa efficace. E così i commenti si sono spostati sull’opportunità del discorso, sull’assenza di contraddittorio, sull’utilizzo di uno spazio sulla televisione nazionale per lanciare un messaggio, sui tentativi di censura dell’intervento da parte della Rai fino a tirare in ballo i marchi dei vestiti del cantante. Tutto pur di non affrontare il problema.

E il problema è che l’omofobia, la bifobia e la transfobia al cui contrasto è dedicata questa Giornata internazionale, sono ancora vivi e vegeti in Italia. Con buona pace di chi pensa (o dice di pensare) che sia solo qualcosa di secondario, che siano solo casi isolati, che non servano interventi, che anzi la discriminazione ormai è al contrario. Insomma, che in fondo in fondo non esista.

Giusto qualche caso ‘isolato’ dal 2021…

Per dimostrarlo è sufficiente guardare alla cronaca. Non siamo neanche a metà del 2021 e già potremmo riempire pagine e pagine citando casi di evidente omofobia, bifobia e transfobia, spesso anche davvero violenti. Come l’aggressione alla stazione Valle Aurelia di Roma dello scorso febbraio, avvenuta al grido di “Non vi vergognate?“.

O ancora, il caso di Malika Chalhy che ha travolto l’opinione pubblica solo un mese fa. Una storia toccante di una figlia cacciata di casa e subissata di insulti di una crudezza inaudita da parte della famiglia (in particolare della madre), a causa del proprio orientamento sessuale. Una vicenda terribile che però non è certo un caso isolato. A chi non ci crede, mostrate la storia di Chiara Rolla, che ha raccontato sui suoi social solo qualche giorno fa.

Questa è solo una carrellata rapida di qualche caso eclatante, ma di esempi di omofobia, bifobia e transfobia nel nostro Paese, ugualmente significativi anche se meno crudi, sono all’ordine del giorno. Letteralmente. Nelle ultime ore abbiamo visto un Deputato della Repubblica Italiana scagliarsi in rapida sequenza contro uno spot che mostrava due donne baciarsi (orrore!) definito “nel campo della pornografia” e contro panchine decorate con la bandiera arcobaleno (doppio orrore!).

E se ancora ci sono dei dubbi, basta un giro nelle sezioni commenti di qualche post sui social per tutte le testimonianze che servono. Bastano a esempio le reazioni alla nuova copertina de L’Espresso, realizzata (dalla sempre eccezionale e diretta Josephine Yole Signorelli) proprio in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Un altro caso isolato.

Dare un taglio all’ipocrisia per fare un passo avanti, non solo come società

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Manifestazione a Milano a sostegno del DDL Zan Copyright: Ansa/Matteo Corner

La verità è che tutto il discorso dei casi isolati, così come quello del “ci sono altre priorità” e tanti, troppi altri, non sono altro che modi per sviare l’attenzione (soprattutto la propria) sul centro del problema, l’argomento scomodo da evitare, come il cappellino Nike. Perché guardarsi dentro, riflettere sulla propria omofobia, bifobia, transfobia richiede uno sforzo. Ma è un atto necessario, il primo passo per dare il via al cambiamento. Che è altrettanto necessario, non solo per la società, ma per sé stessi. Perché parliamoci chiaro: chi adotta comportamenti di questo tipo è dalla parte sbagliata della storia.

Pensiamo al DDL Zan, uno dei temi più discussi nelle ultime settimane. Non c’è alcun dubbio che passerà. Anche se dovesse essere depotenziato, se dovesse perdere dei pezzi, addirittura anche se dovesse essere bocciato (nonostante, ci siano sempre più evidenze del sostegno popolare), passerà in futuro con un nuovo disegno di legge che porti avanti le stesse istanze. Perché la direzione è quella e questi cambiamenti avverranno, a prescindere dagli ostacoli che gli si pone per rallentarli. Non è una questione di se, ma di quando. Gli schieramenti veri non sono pro e contro, ma ora e tra poco.

Con questo in mente, se proprio proprio il desiderio di fare vivere ad altre persone una vita più serena, più libera da discriminazioni e aggressioni violente non fosse sufficiente a spingere a un cambiamento, si può trovare un motivo più semplice ed egoista: evitare di finire come testimonianza negativa sui libri di storia, al fianco di feudatari, monarchi assoluti e generali sudisti.

Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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