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Gli eredi di Tolkien bloccano la criptovaluta che avrebbe avuto (quasi) il suo nome

La moneta virtuale JRR Token non si farà

Il gioco di parole farà sorridere gli appassionati di enigmistica, ma tale resterà, senza la possibilità di concretizzarsi in altro.

Spieghiamoci: la criptovaluta JRR Token, ispiratasi fin troppo apertamente a JRR Tolkien (l’autore de Il signore degli Anelli) è stata bloccata dagli eredi dello scrittore, che hanno intentato e vinto una causa. Il motivo, appunto, è l’appropriazione indebita non solo del nome dell’autore, ma anche (come vedremo) delle atmosfere di una delle più fortunate saghe della letteratura prima e del cinema poi.

Scopriamo meglio cosa è successo.

jrr tolkien

Da JRR Tolkien a JRR Token: la criptovaluta che non s’ha da fare

Come abbiamo già detto, il nome del celebre autore del Signore degli Anelli è J. R. R. Tolkien, dove le iniziali puntate stanno per John Ronald Reuel.

L’occasione sarà sembrata ghiotta a un qualche astuto copywriter, che non ha mancato di captare la vicinanza semantica tra il cognome dello scrittore e il vocabolo token (gettone).

E dal momento che, in questi ultimi tempi, grazie anche all’endorsement di tycoon come Elon Musk le criptovalute sono sempre più sulle labbra di tutti, ecco che il gioco è stato fatto. Ed è stata creata la moneta virtuale JRR Token.

Il lancio di JRR Token

La criptovaluta JRR Token è stata lanciata ad agosto, e non solo i suoi ideatori non hanno fatto niente per nascondere il gioco di parole. Hanno anzi, al contrario, basato l’intera campagna promozionale sulle atmosfere della saga creata dallo scrittore britannico, con una serie di video chiaramente ispirati al ciclo di romanzi di successo di Tolkien. E lo slogan della criptomoneta parlava chiaro: “L’unico token che li governa tutti”.

Pare, inoltre, che fosse stato addirittura ingaggiato l’attore Billy Boyd, che nella saga cinematografica interpreta l’hobbit Peregrino Tuc. L’idea sarebbe stata quella di fargli fare un cameo pubblicitario, subito ritirato per non urtare la sensibilità dei detentori dei diritti.

Che però, come vedremo adesso, non hanno comunque preso bene l’eccentrica iniziativa.

La causa contro JRR Token

Tolkien Estate, l’ente giuridico che gestisce la proprietà dello scrittore JRR Tolkien (compreso il copyright per la maggior parte delle sue opere) si è subito infuriato.

E già il 7 agosto, non appena la moneta virtuale è stata messa in commercio, ha presentato un reclamo al Wipo (World intellectual property organization). In cui mostrava con dovizia di particolari tutte le violazioni dei diritti, a partire naturalmente dal nome.

La difesa

Bizzarro, e a suo modo creativo, il tentativo di difesa da parte dei creatori della criptovaluta JRR Token. Che avrebbero detto: “JRR Tolkien non è assolutamente da confondere con JRR Token. Il primo è un cognome utilizzato come marchio e il secondo è una parola inglese che sta a indicare una forma di valuta digitale”.

Il giudice deve aver sorriso, perché questa difesa equivale suppergiù al darsi da sé – come si suol dire – la zappa sui piedi. La domanda del giudice è quindi stata: come mai, se i due nomi non c’entrano fra loro e la prossimità semantica è solo casuale, per la promozione della criptovaluta si sono scelte ambientazioni e suggestioni chiaramente prese dalla saga di Tolkien?

Altrettanto spericolata, da parte della difesa, la spiegazione secondo cui l’acronimo JRR avrebbe significato semplicemente “Journey through Risk to Reward”, ossia (più o meno) “viaggio che attraverso un rischio porta a una ricompensa”.

il signore degli anelli

La sentenza

Tolkien Estate, come era facilmente prevedibile, ha vinto la causa contro i creatori della moneta virtuale JJR Token.

E ha ottenuto dallo sviluppatore la promessa che ogni attività svolta usando il nome JRR Token sarà interrotta. Inoltre verrà eliminato qualsiasi contenuto illecito pubblicato su web e social.

Tuttavia, i JRR Token stanno sopravvivendo sotto forma di NFT: Tolkien Estate interverrà nuovamente?

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La Tolkien Estate

Subito dopo la sentenza è arrivato il commento di Steven Maier, avvocato di Tolkien Estate. Che ha detto: “La proprietà di Tolkien è vigile nell’impedire a parti non autorizzate di sfruttare il nome di JRR Tolkien e il contenuto delle opere letterarie di JRR Tolkien. Questo è stato un caso di violazione particolarmente flagrante e Tolkien Estate è lieta che sia stato concluso a condizioni soddisfacenti”.

Tolkien Estate ha anche riottenuto la proprietà del sito Internet jrrtoke.com, registrato già lo scorso febbraio.

Negli anni l’ente giuridico si è trovato più volte nella condizione di intentare causa contro riduzioni cinematografiche e videogiochi, che avrebbero utilizzato in modo indebito i diritti delle opere di JRR Tolkien.

D’altronde stiamo parlando di una trilogia letteraria tradotta in 38 lingue, che ha complessivamente venduto oltre 150 milioni di copie. Per non parlare del successo planetario delle riduzioni cinematografiche.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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