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Cultura

Kentaro Miura e l’eredità di Berserk: l’uomo che ha cambiato la cultura pop

Ci lascia a 54 anni uno degli artisti più importanti del nostro tempo

Giovedì la casa editrice giapponese Hakusensha ha dato la notizia della morte di Kentaro Miura, il celebre mangaka autore del manga Berserk, un’opera che ha segnato la storia dei manga e della cultura pop. Il fumettista se ne è andato per via di una grave forma di dissezione aortica a soli 54 anni, lasciando incompleta la sua opera magna, Berserk per l’appunto, apprezzatissima in tutto il mondo.

Kentaro Miura: l’autore che ha cambiato la cultura pop

Il nome di Miura è da sempre associato al nome della sua opera più famosa, Berserk, un manga che narra le vicende di Gatsu, guerriero tormentato, prima al soldo dei mercenari noti come “I Falchi” e poi costretto a combattere contro le orde demoniache dell’inferno, per sopravvivere e trovare la sua tanto agognata vendetta.

Berserk è un manga crudo, che tratta di temi adulti e pesanti, non per niente in Giappone è classificato come un “seinen”, un tipo di fumetto rivolto principalmente ad un pubblico più cresciuto rispetto a quello del più colorato e scanzonato Shonen Jump. La serializzazione di Berserk inizia nel lontano 1989 e ad oggi il prodotto con la bellezza di 50 milioni di copie vendute in 15 paesi diversi.

La storia partorita dalla mente di Miura ha da sempre fatto dei toni forti la sua cifra stilistica, basti pensare che Gatsu nasce da una donna impiccata e perde quando ha soli due la madre adottiva, per poi finire nelle grinfie un padre brutale, che gli usa, tra le altre cose, anche violenza sessuale. Al punto che sarà Gatsu stesso ad ucciderlo, appena cresciuto abbastanza da brandire una spada.

Gatsu intraprende quindi la strada del mercenario, fino a quando non conosce Griffith e la Squadra dei Falchi, un incontro che cambierà per sempre la sua esistenza. L’intreccio narrativo si snoda quindi tra un intrigo politico e l’altro, fino a quando un evento catastrofico non cambia completamente le carte in tavola.

A quel punto Gatsu cambia ruolo, e da mercenario si veste dei panni del vendicatore, assumendo il titolo di Spadaccino Nero, una figura diventata ormai iconica nell’intera cultura pop. Il fumetto è caratterizzato da un tratto tanto pesante da sembrare scavato nella pagina e dopo un inizio incerto incontra subito il favore del pubblico.

Berserk: la teoria del caos controllato

Come abbiamo detto, il tema principale di Berserk è quello della vendetta. Una tematica particolarmente cara al mondo occidentale, che denota fin da subito come i riferimenti culturali di Miura siano tanti e variegati. Le vicende si svolgono in una sorta di Medioevo fantasy di matrice europea, mentre già dalle prime tavole si notano citazioni ad opere come Conan il Barbaro, Devilman ed Alien.

Ma l’autore pesca a piene mani anche dal mondo dell’arte, con scorci che prendono a piene mani dai lavori di artisti del calibro di Escher, Bosh e Durér. La combinazione di tutti questi elementi ha contribuito a creare un mix unico, al punto che nel tempo l’opera del maestro è diventata più qualcosa da ammirare che da leggere.

La prima parte di Berserk prende il nome di Età dell’Oro e, in questa fase, Miura è fortemente influenzato da altre opere a lui contemporanee, come Versailles no Bara di Riyoko Ikeda, da noi conosciuto come Lady Oscar, da cui prende in prestito le architetture e le ambientazioni sontuose. Ma Miura guarda anche e Kaze to Ki no Uta, famoso manga basato su amicizie omosessuali tra due ragazzi giovani, di Keiko Takemiya per creare il legame che lega il protagonista a Griffith.

Ma dopo pochi capitoli l’intera opera cambia completamente il suo setting e, incredibilmente, lo fa con una naturalezza che pochi altri prodotti sono riusciti ad eguagliare. La fase dell’Eclissi è tanto straziante quanto sorprendente dal punto di vista creativo, dato che cambia l’intero manga nell’opera dark fantasy che da quel momento in poi sarebbe diventata.

Un caos programmato, in cui la visione di Miura trova la sua massima espressione, tra demoni grotteschi e creature da incubo, che fanno l’occhiolino all’estetica dell’incubo tipica di fine 800.

Il tormento dell’autore

Contrariamente a quanto la maggior parte del pubblico possa credere, quello del mangaka è un mestiere difficile, a tratti terrificante. Gli autori dei fumetti in Giappone lavorano a stretto contatto con un producer, che ne incanala la visione creativa e ne gestisce il carico di lavoro, tagliando sistematicamente tutti quei prodotti che non incontrano il favore del pubblico.

Le case editrici del sol levante spesso richiedono ritmi di lavoro insostenibili ai loro artisti, al punto che purtroppo non è raro apprendere di Mangaka che addirittura fuggivano e facevano perdere le loro tracce. Con il tempo la situazione degli autori dei manga si è fatta più sostenibile ma Kentaro Miura è uno di quei veterani che è stato colpito in pieno da questo fenomeno.

Non che se ne sia mai lamentato, dato che il maestro ha sempre mantenuto una riservatezza quasi maniacale in ambito lavorativo, forse perché troppo concentrato a mettere su carta la sua visione creativa.

Kentaro Miura

Miura infatti passò interi anni lavorando senza sosta e quasi senza giorni di pausa, al punto da ammalarsi fisicamente, motivo per il quale la sua opera ha subito una notevole battuta di arresto negli ultimi anni, procedendo estremamente a rilento e, in ultimo, non trovando la sua meritata conclusione.

Nonostante Berserk sia privo di un finale, l’opera creata dal maestro è stata tanto impattante da aver influenzato per sempre la nostra cultura pop. Senza Berserk non sarebbe mai nato Bleach, giusto per restare in ambito manga, ma la sua magnitudine ha di gran lunga superato il mondo del fumetto. Basti pensare alla saga videoludica Dark Souls, fortemente ispirata ai toni e alle atmosfere del manga del maestro post Eclissi.

In definitiva Kentaro Miura è riuscito a ridefinire i canoni del genere dark fantasy e, più in generale, a creare un’opera in grado di ridefinire il concetto stesso di impianto narrativo. Non possiamo quindi che dire addio al maestro per eccellenza del manga, sperando che almeno alla fine possa avere avuto un attimo di pace nei suoi ultimi momenti.

Perché anche senza un finale, l’eredità della sua opera continuerà a vivere per sempre.

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