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Fotografia

max&douglas, ospiti speciali di #fotointerviste

Ritorna sul canale Twitch di Tech Princess #fotointerviste, l’appuntamento più amato dagli appassionati di fotografia. Questa settimana i due artisti dello scatto, max&douglas, si sono raccontati partendo dagli esordi fino ad arrivare alla loro attuale visione della fotografia. Una puntata inedita per #fotointerviste che ha lasciato spazio, parole, visioni e ricordi a due fotografi eccezionali che hanno saputo donare al ritratto e alla prossemica dello sguardo una luce nuova.

Max: “Quando guardo allo specchio vedo due persone che amano la fotografia, due persone che sono cresciute con la fotografia che sono immerse nella fotografia. Due persone molto contente di quello che fanno”. 

Douglas: “Il percorso è stato lungo, non sempre facile, però il fatto che io possa svegliarmi la mattina e fare quello che mi piace per lavoro è una gioia infinita. Mi fa sempre strano riguardare il nostro percorso e vedere l’entusiasmo dell’inizio, l’evoluzione, i momenti difficili, sia singolarmente che dal punto di vista lavorativo, è sempre una scoperta”. 

max&douglas, ospiti speciali di #fotointerviste

Max: “Abbiamo fatto la scuola di fotografia a Milano insieme, ci siamo conosciuti li, casualmente abbiamo cominciato a fare gli assistenti nello stesso posto, con due fotografi diversi; entrambi lavoravamo con gli stessi fotografi che utilizzavano la stessa tecnica, pur facendo cose diverse per riviste diverse. Questa cosa ci ha segnato sicuramente in termini di crescita nella fase iniziale sia come interesse in quello che avremmo sviluppato insieme”. 

Douglas: “Entrambi i fotografi che frequentavamo usavano la luce pennellata sullo Still Life; quello che ci interessava era riportare la nostra esperienza lavorativa come assistenti all’interno dello studio della scuola. Al tempo noi eravamo interessati al ritratto, quindi abbiamo cercato di riportare la luce pennellata all’interno del nostro mondo. Il fattore che ci ha unito è la necessità di scattare con tempi lunghi e in due si faceva molto più veloce; piano piano abbiamo cominciato a lavorarci, a sperimentare, e poi abbiamo unito le forze e ci siamo ritrovati ad avere un book in comune che poi abbiamo iniziato a presentare ai nostri clienti”. 

Max: “All’inizio ero molto interessato alla parte tecnica della fotografia, mi intrigava molto come di questa scatoletta con la lente davanti poi si potesse fare della comunicazione perché la fotografia è quello, comunicare qualcosa. Mi ricordo il momento in cui i miei genitori mi regalarono la prima macchina fotografica, comprata dopo una grande insistenza, stavo andando in montagna e stavo facendo delle foto, e ho pensato: questo è quello che vorrei diventasse il mio lavoro, e così è stato”. 

Fotografia e luce pennellata

Douglas: “Ricordo che mia madre, a cui piaceva fotografare, durante una vacanza mi diede questa macchina fotografica; l’impressione nel vedere la prima volta lo sviluppo e la stampa del negativo, all’interno di questa bacinella, la trasposizione in tempo quasi reale, mi ha affascinato. Avevo il mito di questi fotografi che giravano il mondo, e a me piaceva viaggiare e non vedevo l’ora di farlo anch’io”.

Max: “Il nostro lavoro è molto complesso: quando lavori a livello professionale, ovvero quando tu devi guadagnarti uno stipendio con le foto, entri in un meccanismo molto complesso dove ci sono tante cose in ballo. Lo stress è molto alto, e come in tutte le cose, l’opportunità di scaricare lo stress a chi ti sta accanto è un grande aiuto. Questo non può prescindere da un’affinità artistica che è fondamentale per lavorare dopo così tanto tempo. Il nostro è un mestiere molto egocentrico, quindi l’idea che quando gli altri vedono le tue foto e non capiscano chi l’abbia fatta per un fotografo può essere fastidioso, invece a noi non ha mai toccato”. 

Douglas: “Il nostro modo di lavorare all’inizio era molto lungo nel tempo, non c’era fisicamente un click che poteva suggerire se l’avessi fatta io o lui, si decideva l’inquadratura insieme, dove posizionare il soggetto, la luce, e si guardava e si cercava di capire cosa in quell’immagine funzionava o non funzionava. Questo ci ha permesso subito di capire che il dialogo e l’attenzione reciproca sui particolari sono un valore aggiunto, sei mentalmente abituato a capire che l’immagine non la fa solo una persona. La bella foto è fatta da tanti particolari, il vestito giusto, il trucco giusto, quindi ti devi affidare a dei professionisti e insieme si crea poi il risultato finale”. 

Quel che fa la differenza è ascoltare l’altra persona

max&douglas
© max&douglas

Douglas: “Ognuno ha un approccio, la cosa che fa la differenza è ascoltare l’altra persona”. 

Max: “È un po’ come un matrimonio, soprattutto dopo tanti anni: il litigio è sempre dietro l’angolo, ma nella realizzazione di un lavoro è sempre costruttivo, l’idea del confronto continuo ha sempre fatto parte di tutto il nostro lavoro, alla fine il risultato che noi presentiamo soddisfa tutti e due”. 

“Siamo conosciuti per i ritratti molto stretti su fondo neutro, ma in realtà il nostro background e la nostra massima soddisfazione la raggiungiamo in esterno e set ambientati. La luce pennellata è difficile perché devi dipingere letteralmente con la luce, la conditio sine qua non è il buio. Prima fai l’inquadratura, sistemi tutto, poi spegni, si apre la macchina fotografica e da quel momento con delle torce si inizia a dipingere: come la pellicola ha un tempo, i sensori con la luce si impressionano e quindi rivelano le immagini. Quando sei in un set molto grande, la difficoltà è riuscire a illuminare in maniera uniforme tutto, poi riesci a dare più luce e meno luce alle cose che sono più o meno importanti”. 

Douglas: “La luce pennellata è stata fondamentale per la nostra ricerca, perché capisci davvero come funziona la luce, tutta la forza di un’immagine sta nella luce, avendo sperimentato tantissimo sulle distanze, sull’inclinazione, sulla direzione, sul modo di darla, è una palestra che ti permette di capire che attraverso la luce si può fare quel che si vuole. Illuminare un oggetto in un modo o in un altro porta con se significati diversi. Quindi essere padroni di una metodologia che ti permette di illuminare il tuo soggetto come meglio credi è stata la cosa fondamentale che ci ha permesso di ritornare alla fotografia classica e trovarci benissimo”. 

max&douglas: il ritratto è la testimonianza di quell’incontro

© max&douglas

Douglas: “Non credo che conoscere il soggetto conti essenzialmente per fare un ritratto, pensiamo che per noi il ritratto è la testimonianza di quell’incontro”.

Max: “Spesso quando ritrai una persona, se tu la conosci bene sei più condizionato, anche perché per come la vediamo noi, il ritratto è il punto di vista del fotografo; se tu la conosci troppo bene il tuo lavoro rischia di essere viziato da atteggiamenti, pose. Mi riuscirebbe molto più facile fotografare degli sconosciuti, per questo abbiamo fatto tante celebrities: con qualcuna siamo rimasti in contatto, ma con la maggior parte è stata un’esperienza lampo. 

Max: “Noi abbiamo lavorato tanto con le riviste: quando qualcuno ti chiama e ti chiede di fare un servizio su un personaggio tu devi portare a casa 4, 5 scatti buoni, e che in quel servizio devi fare in modo che ci sia del movimento, dal primo piano, all’ambientato, al mezzo busto”. 

Douglas: “Tendenzialmente con il ritratto su fondo neutro, la cosa più difficile in assoluto, esce più la persona, in un ambientato esce di più il racconto di quella persona, perché comunque le cose che ci stanno attorno raccontano e ci raccontano. Avendo lavorato tanto nell’editoria, succedeva che ci trovavamo a fotografare un personaggio in un albergo; se avessimo scelto noi un ambientazione per descrivere quella persona, l’albergo non l’avremmo mai utilizzato. È un compromesso: cercare di costruire una storia intorno a quella persona e poi svelare quella persona dal nostro punto di vista. La scelta della location diventa fondamentale. 

Bianco e nero

Max: “Il bianco e nero noi lo utilizziamo spesso perché siamo convinti che il colore in determinate circostanze sia fuorviante, una distrazione. É un modo per smorzare i colori e far uscire il volto in determinate circostanze. Di sicuro è una scelta che facciamo a priori, non la decidiamo dopo. Se decidiamo che quella cosa sarà in bianco e nero, ci concentriamo su questo”. 

“Una delle esperienze più negative in assoluto nei 22 anni di lavoro assieme è stata quando all’inizio abbiamo fotografato un calciatore; forse perché eravamo alle prime armi e non eravamo sufficientemente accreditati, ma siamo stati trattati con molto poco rispetto, è stato brutto perché quando non c’è rispetto reciproco è difficile portare a casa un buon lavoro. L’atmosfera che si crea è fondamentale”.

Douglas: “Uno che ci è rimasto nel cuore è Alex Zanardi: è stato meraviglioso, capisci subito l’umanità della persona che hai davanti, al punto dal creare un rapporto istantaneo”. 

max&douglas: celebrità e compromessi

“La difficoltà e il bello del nostro lavoro è trovarci in situazioni assurde e comunque cercare ogni volta di conoscere all’istante quello che ti capita intorno e avere la mentalità di ricavarne delle immagini. Siamo un po’ due sognatori, ogni volta che ci dicono di un servizio partiamo con la nostra ricerca, e poi le cose diventano più difficili di quello che ci aspettiamo: è il bello del nostro lavoro, ci si inventa e ci si rinnova”.

Max: “Io ricordo che uno dei set più belli: quello in cui fotografammo Federica Pellegrini sott’acqua, un’esperienza bellissima perché già concettualmente è stato stimolante, poi il risultato è stato molto soddisfacente. Anche con campione del mondo, anche perché umanamente credo che sia una persona interessante”. 

Douglas: “Ultimamente stavo pensando che è un peccato non avere potuto fotografare persone che non ci sono più, come familiari, gente che non in qualche modo non avremo l’opportunità di incontrare”. 

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