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MINI John Cooper Works: l’unione tra MINI e Cooper compie 60 anni

MINI John Cooper Works, da dove nasce la famiglia di MINI più veloci

MINI è un marchio relativamente giovane, nato nel 2001 con sotto l’ala di BMW, ma con una storia di oltre 60 anni. A questa storia nata nel 1959 si lega il brand MINI John Cooper Works, e proprio quest’anno quest’unione tra la piccola inglesina e il nome di John Cooper compie 60 anni. Scopriamo allora da dove è nata questa storia davvero incredibile e poco nota.

Chi è John Cooper: pilota e fondatore di una Scuderia Campione del Mondo di Formula 1

Per parlare di MINI John Cooper Works non possiamo che partire da colui che da il nome a questa leggendaria accoppiata: John Cooper. La storia di John Cooper è una di quelle favole che spesso si sentono parlando del mondo delle corse britannico. Classe 1922, John era figlio di un meccanico proprietario di un’officina a Surbiton, un quartiere del sobborgo di Londra Kingston Upon Thames. Qui, il giovane John a 15 anni lascia la scuola per seguire le orme del padre, e servì la RAF durante la Seconda Guerra Mondiale come costruttore di strumenti.

Grazie a questa posizione privilegiata, durante la Guerra Charles e John Cooper cominciarono a costruire automobili da corsa con pezzi di recupero di aerei danneggiati o distrutti. Con questi trabiccoli raccolsero grandissimi consensi negli anni subito successivi alla fine del conflitto. Padre e figlio allora, vedendo il successo delle loro auto da corsa, fondarono la Cooper Car Company nel dicembre del 1947. Pensate che vista la scarsità di materiali disponibili all’epoca, le prime monoposto di Formula 3 costruite nel ’47 erano costituite da due frontali della nostra FIAT 500 Topolino messi insieme. I Cooper costruivano auto semplici, ma leggere e compatte. In questo modo erano perfette per i tortuosi circuiti inglesi, che nascevano proprio in quegli anni sulle ceneri degli aeroporti militari costruiti durante la guerra.

La rivoluzione Cooper: il motore posteriore

Le piccole Cooper erano economiche e molto competitive, grazie ad un’intuizione che avrebbe cambiato per sempre il mondo dei motori. All’epoca, infatti, in Formula 500 (l’equivalente dell’odierna Formula 3) si correva con motori monocilindrici da 500 cc derivati dalle moto. John Cooper e un suo collaboratore, Owen Maddock, con un lampo di genio pensarono di montare quel motore poco potente e leggero al posteriore. In questo modo, non c’era bisogno di alberi di trasmissione, differenziali e una complessa struttura, e l’auto guadagnava una motricità eccellente rispetto alle rivali.

MINI John Cooper Works John Cooper

Un colpo di genio che però per Cooper fu solo figlio del tipico pragmatismo inglese. “Pensavamo fosse semplicemente più comodo avere il motore al posteriore. In questo modo, possiamo utilizzare la sua catena, e non progettare niente di complesso e pesante.”, dirà per tutta la vita riguardo a questa intuizione. Colpo di genio o semplice fortuna, le auto della Cooper Car Company diventarono un Must Have per tutti coloro che volevano vincere.

Cooper costruì più di 300 monoposto di Formula 3 e Formula 2 negli anni ’40 e ’50. Non erano solo tante: erano anche competitive. Dominarono il campionato inglese di Formula 3 dal 1951 al 1954, ottenendo 64 vittorie su 78 gare. Le Cooper furono il perfetto trampolino di lancio per i più forti piloti dell’epoca, che negli anni sarebbero diventati delle leggende. Alcuni esempi? Stirling Moss, Jack Brabham, Maurice Trintignan e Bruce McLaren, fondatore della McLaren che oggi tutto conosciamo. Senza poi dimenticare Ken Tyrrell, fondatore della omonima scuderia di F1, e il Signor F1 Bernie Ecclestone

Le Cooper in Formula 1: da “comparsa” a Campione del Mondo Piloti e Costruttori

La nomea delle auto con motore posteriore Cooper arrivò fino ai piani alti del Motorsport, a quella Formula 1 che proprio nel 1950 vide il primo Campionato del Mondo. Cooper entrò in punta di piedi nella Classe Regina, partecipando con una Formula 3 modificata al Gran Premio di Monaco del 1950. La Cooper T12 (questo il suo nome) si qualificò alla gara, ma si ritirò prima del traguardo. Il cambio di passo arrivò pochi anni dopo, quando Cooper portò la sua geniale idea di monoposto con motore posteriore nella Classe Regina.

Dopo i primi tentativi promettenti, la svolta arrivò nel 1958, con la nascita della Cooper T43. Questa monoposto è la prima ad avere l’aspetto di una Formula 1 che conosciamo oggi. Ruote scoperte, motore posteriore, sospensioni a ruote indipendenti e un’agilità e un’aderenza incredibilmente superiori alle rivali, ancora a motore anteriore. Alla prima gara della nuova Cooper T43, in Argentina, il leggendario Stirling Moss ottenne la prima vittoria in Formula 1 di Cooper. Era la prima volta che una vettura a motore posteriore vinse in Formula 1, nonché la prima auto con motore 1.5 litri a battere le più potenti e pesanti 2 litri e mezzo. Il motore poi era un altra eccellenza britannica, il piccolo 1.5 4 cilindri prodotto dalla Coventry-Climax.

MINI John Cooper Works Cooper T43

Il 1958 vide Cooper, con i piloti Maurice Trintignan, Roy Salvadori e Stirling Moss, conquistare due vittorie e tre podi, ottenendo il terzo posto iridato. Ma non era che l’inizio. Il 1959 vide arrivare tra le fila della Cooper due piloti che legheranno a doppio filo la propria carriera con le Cooper: Jack Brabham e il giovanissimo Bruce McLaren. Nel 1959, le Cooper ufficiali di Brabham e McLaren ottennero 3 vittorie e 4 podi, con l’australiano Brabham capace di vincere il suo primo Campionato del Mondo Piloti. Grazie poi anche alle vittorie delle Cooper private di Stirling Moss e Maurice Trintignan, Cooper si aggiudicò il suo primo Campionato del Mondo Costruttori, davanti a mostri sacri come Ferrari, Maserati e Lotus.

MINI John Cooper Works Jack Brabham1

La stessa cosa si ripeté nel 1960, con Brabham capace di vincere il suo secondo Titolo Mondiale, e Cooper si aggiudicò il secondo Campionato Costruttori consecutivo. Dal 1961, poi, con Bruce McLaren, Pedro Rodriguez, John Surtees e Jochen Rindt come piloti di punta, Cooper ottenne altre vittorie, podi e due terzi posti assoluti nel Campionato Costruttori. In questo periodo legò il proprio nome a Maserati, fornitore di motori V12 dal 1966 al 1969. Ed è proprio il 1969 l’anno in cui con una sola gara disputata, a Monaco, Cooper si ritirò dalla Massima Serie. Il bottino ottenuto fu davvero eccellente: due Campionati del Mondo Piloti, due Campionati Costruttori, 16 vittorie, 11 pole position e 14 giri veloci.

Dopo la F1, ecco l’unione con MINI: la prima MINI Cooper nel 1961

Con una storia così importante in Formula 1, in pochi si sarebbero concentrati su altri progetti. In Cooper però non c’era solo la fame di vittorie a spingere gli affari, ma anche tanta passione. Per questo, quando nel 1959 John Cooper acquistò per uso personale la nuovissima MINI di Alec Issigonis, ne scoprì l’incredibile potenziale. Trazione anteriore, una leggerezza rara, le sospensioni a coni di gomma tanto scomode quanto rigide in curva e le ruote ai quattro angoli della carrozzeria. Queste caratteristiche rendevano la MINI una base di partenza perfetta per creare una piccola Davide in un mondo di Golia.

MINI John Cooper Works John Coopert

Cooper provò subito a modificare la sua MINI, potenziandone il motore con un nuovo carburatore, una nuova testata e più potenza. Il risultato fu eccezionale: si dice che nella prima gara disputata contro una Aston Martin DB4 abbia battuto la sportiva di oltre un minuto! Alec Issigonis però non era convinto: non vedeva la sua creatura come una macchina da corsa, non l’aveva creata per questo. John Cooper però era determinato a portare la sua idea a termine, avere la piccola MINI a battagliare con le altre auto più grandi e potenti. Il via libera si ebbe nel 1961, quando la BMC diede il via libera alla nascita della MINI Cooper.

MINI John COoper Works 1961 cooper

La MINI Cooper era disponibile sia come automobile stradale che come auto da corsa, adatta alle piste e ai rally. La prima versione della Cooper aveva un motore che passava dagli 848 cm3 del modello base ai quasi 1000 della Cooper, due carburatori SU e diverse altre modifiche. Il risultato su un balzo di potenza da 34 a 55 CV, e l’arrivo di freni a disco anteriori e assetto rivisto. La MINI Cooper non aveva una potenza eccessiva, anzi: anche per l’epoca, 55 CV erano tanti per un’auto così piccola, ma pochi in assoluto. Grazie al peso ridottissimo e all’assetto rigido e stabile, però, in curva era più veloce di quasi tutte le più blasonate sportive.

Su strada e nelle corse: MINI Cooper diventa la piccola peste imbattibile

Grazie a queste capacità innate di stabilità, agilità e leggerezza, la piccola MINI Cooper fu scelta da tantissimi piloti, in pista, nei rally ma anche sulle strade di tutti i giorni. MINI Cooper nacque infatti con una iniziale tiratura di soli 1000 esemplari, per omologare la versione stradale. Dopo un solo anno però le MINI vendute divennero oltre 12.000, e il modello Cooper diventò fisso nella gamma della piccola inglesina.

MINI John Cooper Works Enzo Ferrari

La MINI Cooper stradale diventò poi nel 1964 Cooper S, prima con motore 1070 da 70 CV, e poi sostituito nel 1965 con un propulsore diventato poi leggendario: il 1275 cm3. Questo motore, capace di ben 76 CV, riuscì così bene che oltre all’utilizzo competitivo e su MINI diventò uno dei motori più longevi della BMC prima e della British Leyland poi, arrivando sulla MINI originale fino al 2000. MINI Cooper S piaceva perchè era facile da guidare, velocissima in curva e molto economica da mantenere. Per queste caratteristiche, venne scelta anche come auto da tutti i giorni da personaggi famosissimi. Campioni del Mondo di F1 come James Hunt, da star del mondo della musica come John Lennon e Paul McCartney, ma anche da un gigante del mondo dei motori come Enzo Ferrari.

MINaI John Cooper Works BSCC

Dove però MINI Cooper diventò leggenda è nelle competizioni. Il suo motore da 70-80 CV, capace di arrivare a 90 CV nelle elaborazioni più spinte, era dai 70 ai 150 CV meno potente dei motori di ogni rivale. Le MINI quindi erano facili prede nei rettilinei e nelle piste o prove speciali veloci e con poche curve. Quando arrivavano le curve, però, non c’era sportiva che tenesse. Le piccole MINI riuscirono a imporsi in pista, vincendo il British Saloon Car Championship (l’odierno BTCC o Campionato Turismo Inglese) nel 1961, 1982, 1969 e poi nel 1978 e 1979, mostrando un’incredibile longevità.

MINI John Cooper Works 1965 MonteCarlo

Ma dove MINI è arrivata a guadagnarsi lo status di leggenda è nei rally. Le piccole MINI vinsero 32 rally internazionali, tra cui le tre celeberrime vittorie al Rally di Montecarlo nel 1964, 1965 e 1967. Anche nel 1966 MINI avrebbe vinto il Montecarlo, ma furono squalificate a causa dei fari più performanti, e diversi dall’auto di serie. MINI vinse anche tre volte consecutivamente il Rally 1000 Laghi di Finlandia nel 1965, 1966 e 1967. Un’automobile nata povera, semplice ed economica che passò alla storia come una delle automobili più vincente della storia dell’automobilismo.

Fino al 2000, MINI e Cooper insieme sulla originale del 1959

Dagli anni ’70, con l’arrivo della British Leyland, MINI non venne più utilizzata in maniera ufficiale nelle competizioni. Rimasero alcuni piloti privati che la usarono con successo nei rally e nelle gare minori, e nacque anche un monomarca che ancora oggi si tiene in Inghilterra, con le MINI classiche a darsi battaglia in giro per le campagne inglesi. L’impegno ufficiale, però, non ci fu più, ma rimase la connessione con il modello stradale. Dopo la fallimentare esperienza della 1275 GT, con frontale ammodernato e modificato simile a quello della Clubman Estate, tornò la MINI Cooper negli anni ’80. Una versione più sportiva esteticamente, internamente e alla guida, capace di emozionare come negli anni ’60.

MINI John Cooper Works last MINI

E l’unione tra Cooper e MINI arrivò fino al 2000, quando l’ultima MINI classica uscì dagli stabilimenti di Longbridge il 4 ottobre del 2000. Pensate che l’ultima MINI originale venduta fu proprio una Cooper Sport Pack, rossa con il tetto argento. All’epoca MINI era già sotto il controllo di BMW, che nel 1994 aveva rilevato i marchi Land Rover, MG e Rover, che vendeva da qualche anno il modello MINI. E proprio nel 2000 BMW decise di vendere i tre marchi e tenere solo il neonato marchio MINI. L’obiettivo? Farne rinascere il mito nel terzo millennio.

L’arrivo della MINI by BMW: rinasce la MINI Cooper e la Cooper S

Per non perdere l’eredità incredibile del nome Cooper, sinonimo di Formula 1, vittorie e MINI sportive, alla fine degli anni ’90 BMW si accordò con John Cooper e con suo figlio, Andrew, per l’utilizzo estensivo del loro storico cognome. Sfortunatamente, però, John Cooper fece in tempo a vedere solo i primi passi del nuovo progetto MINI. John morì infatti alla soglia dei 78 anni nel dicembre del 2000, pochi mesi prima della commercializzazione della nuova MINI by BMW.

MINI John COoper Works Cooper 2000

Nonostante ciò, Andrew portò avanti il nome di suo padre insieme a BMW, e con la nascita della MINI arrivò anche la prima Cooper. Più potente della semplice One, coniugava eleganza e sportività, senza quella esuberanza tipica delle prime MINI Cooper. Questo perchè alla fine del 2001 arrivò sul mercato la prima MINI dell’era BMW ad alte prestazioni: la Cooper S.

MINI John Cooper Works R53

Qui però S non vuol dire “Sport”, bensì “Supercharged“, sovralimentata. Sotto il cofano infatti BMW introdusse al 1.6 aspirato Tritec un compressore volumetrico Eaton, che portò la potenza da 116 CV della Cooper a ben 163 CV. La MINI di nuova generazione, nota come R50 tra gli appassionati, fu un successo grazie anche alla sua guida, agile e sportiva, eredità della MINI di Issigonis e delle Cooper e Cooper S che vinsero in tutto il mondo.

MINI John Cooper Works: nel 2002 arriva il Kit KCW

Tutto questo per arrivare alla vera eredità della incredibile storia di John Cooper, le MINI John Cooper Works. Nei suoi ultimi anni di vita, infatti, John Cooper e il figlio Andrew collaborarono con BMW per creare una versione speciale, più sportiva e cattiva delle MINI di serie. Nacque così nel 2002 il Kit John Cooper Works. Si, avete capito bene, Kit. Nei primi anni infatti queste versioni vitaminizzate non uscivano così dalla fabbrica.

Bensì il concetto era lo stesso dei Kit esseesse di Abarth 500 del 2008. I concessionari potevano vendere ai clienti un kit aftermarket, disponibile sia per la Cooper che per la Cooper S. Si trattava di una vera e propria “scatola dei balocchi” che poteva essere acquistata sia alla consegna o in qualsiasi momento dopo l’acquisto, e montata in concessionaria.

MINI John Cooper Works logo

Il Kit prevedeva sedili più profilati, volante, leva del cambio e modanature interne più sportive, strisce e decalcomanie estetiche ma soprattutto diverse modifiche meccaniche. I freni diventavano più grandi e con pinze monoblocco all’anteriore, le sospensioni irrigidite e il motore riceveva una mappatura, nonchè un terminale di scarico più libero e rumoroso. La potenza saliva a 129 CV per la Cooper e a ben 200 per la Cooper S, che guadagnava anche una puleggia del compressore volumetrico più piccola dell’11% e un intercooler più potente.

Il Kit JCW, sigla con cui sono note ancora oggi le MINI più estreme, includeva anche delle strisce sul cofano con la firma di John Cooper: un vero tocco di classe British. Nel 2005, con il restyling della prima generazione di MINI, il kit si trasformò in un allestimento vero e proprio, assemblato direttamente in fabbrica ad Oxford. Scomparve la versione JCW della Cooper aspirata, e la Cooper S JCW guadagnò 11 CV, arrivando a 211. Da qui è partita la storia attuale dell’allestimento John Cooper Works, che ora è il top della gamma MINI.

MINI John Cooper Works GP, la prima MINI estrema costruita… a Torino!

Essendo griffate MINI John Cooper Works le inglesine più potenti sul mercato, non poteva che chiamarsi JCW la serie di MINI più estrema di tutte, la GP. La MINI Cooper S John Cooper Works GP, oltre al nome molto lungo, fu per molto tempo una delle auto a trazione anteriore più estreme ed efficaci in circolazione.

Rispetto ad una normale MINI John Cooper Works, la GP sotto il cofano guadagna 7 CV grazie ad uno scarico ancora più libero, ad un filtro dell’aria sportiva e a una piccola rimappatura. All’esterno, guadagna alettoni e diffusore posteriori, cerchi da 18 pollici con gomme ad alte prestazioni e all’interno viene rimosso il divano posteriore. Al suo posto, ora, c’è una barra di irrigidimento e tanto spazio, diventando una 2 posti.

MINI John Cooper Works GP1

La MINI GP R53 di prima generazione grazie al suo motore con compressore e alla guida estrema ma ancora confortevole divenne un cult nel 2006, suo anno di debutto. Fu anche il canto del cigno della generazione R50/R53, sostituita nell’agosto di quell’anno dalla successiva R56, turbo e più moderna. Per questo motivo e per la complessità di alcune lavorazioni, MINI JCW GP è l’unica MINI 3 Porte prodotta fuori dallo stabilimento di Oxford. Questa versione fu infatti costruita in 1500 esemplari numerati in Italia, nello stabilimento Bertone (ora Maserati) di Grugliasco, alle porte di Torino.

Le MINI John Cooper Works oggi: fino a 306 CV, trazione integrale e prestazioni impressionanti

Con la seconda generazione, la R56, sono arrivate molte più MINI. Dalle classiche 3 Porte e Cabrio è arrivata la piccola Wagon Clubman, il SUV Countryman, e le dimenticate Coupè, Roadster e Paceman, strano mix tra una MINI 3 porte e una Countryman.

MINI John COoper Works lineup 2013

Tutte queste automobili però hanno sempre conservato una cosa in comune: la presenza della versione John Cooper Works. Ed infatti anche oggi, con la terza generazione di prodotti MINI, è presente una MINI John Cooper Works per tutti i gusti. Si parte dalla piccola 3 Porte, dotata del motore 2.0 turbo a geometria variabile, comune a tutte le JCW, da 231 CV. Disponibile con cambio manuale e automatico, è condiviso con la Cabrio e non disponibile per la 5 Porte, più adatta a giovanissime famiglie e all’utilizzo cittadino.

MINI John Cooper Works gamma attuale

231 CV sono tanti, certo, ma nella gamma MINI John Cooper Works c’è anche un altro step di potenza. Le inglesi arrivano infatti a 306 CV, facendo diventare le auto su cui è montato le MINI più potenti di sempre. Il motore TwinPower Turbo, il BMW B48, è infatti lo stesso di molti modelli interessanti dell’Elica, e anche sulle MINI sa difendersi bene. Le più grandi Clubman e Countryman sono dotate di questo step di potenza, accoppiato al cambio automatico a 8 marce e alla trazione integrale su entrambe. Il top della gamma sportiva MINI John Cooper Works però è rappresentato dalla immancabile GP, che riprende il motore dalle “sorellone”.

MINI John Cooper Works GP3

Al contrario di queste, la trazione è solo anteriore e il cambio rimane automatico a 8 marce. La leggerezza dovuta all’assenza dei sedili posteriori e al passo corto la rende ancora più agile, veloce e cattiva di ogni altra MINI sul mercato. Non per nulla è anche la MINI più veloce di sempre, con i suoi 265 km/h di velocità massima.

E cosa riserva il futuro di MINI John Cooper Works? Dalla MINI Electric Pacesetter al futuro elettrico

La generazione F56 è una delle più longeve della storia MINI recente, ma su queste versioni ad alte prestazioni pende una spada di Damocle: l’anno 2030. In quell’anno, secondo i piani del Gruppo BMW, tutte le MINI saranno elettriche. E quale futuro ci sarà per un brand così adrenalinico come MINI John Cooper Works? La Casa inglese sembra avercelo già svelato con la MINI GP Pacesetter. Questa è una MINI John Cooper Works totalmente elettrica, basata sulla GP, che da quest’anno è la Safety Car ufficiale della Formula E.

Il futuro di MINI John Cooper Works quindi è assicurato: realizzare le MINI più emozionanti e veloci in circolazione, anche elettriche. E sempre nel segno di John Cooper, della scuderia di Formula 1 e dell’incredibile storia che si cela dietro questo nome.

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Giulio Verdiraimo

Ho 22 anni, studio Ingegneria e sono malato di auto. Di ogni tipo, forma, dimensione. Basta che abbia quattro ruote e riesce ad emozionarmi, meglio se analogiche! Al contempo, amo molto la tecnologia, la musica rock e i viaggi, soprattutto culinari!

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