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“Drowned in the sun”, il nuovo brano composto dai Nirvana. Anzi, no: dall’intelligenza artificiale

Era già successo lo scorso anno con “Smoker”. Ma stavolta il pezzo creato da un algoritmo rientra in un progetto più ampio

I Nirvana hanno, in un certo senso, scritto un nuovo brano. Si intitola Drowned in the sun il pezzo che in realtà è stato composto dall’intelligenza artificiale. E che rientra nel progetto Lost tapes of the 27 club. Scopriamo di cosa si tratta.

Il nuovo brano dei Nirvana

Drowned in the sun (ovvero annegato nel sole) è un brano della durata di tre minuti e cinque secondi, che ricorda da vicino le atmosfere grunge tipiche della mitica band di Seattle.

Tuttavia a comporlo è stato un software basato su un algoritmo. Che è stato capace di riprodurre in modo sorprendente le sonorità distorte delle chitarre e il ritmo incalzante di basso e batteria. La voce, al contrario, è l’unica presenza umana nel brano: appartiene a Eric Hogan, il frontman dei Nevermind, una tribute band dei Nirvana.

Da un punto di vista squisitamente tecnico, le somiglianze con le sonorità della band sono notevoli, anche se i suoni creati al computer sono inevitabilmente più piatti e freddi. E il tentativo di ricalcare il mood del gruppo culto del grunge rende Drowned in the sun una sorta di collage di brani noti.

Ma più importante del risultato estetico è il progetto per cui questa canzone è stata creata, insieme ad altre.

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Lost tapes of the 27 club

Il titolo del progetto è forse vagamente macabro, e poggia su quel numero 27 che non sarà passato inosservato agli occhi di chi ama la musica pop.

A ventisette anni sono infatti morte, dopo una vita di eccessi (nel bene e nel male), alcune figure carismatiche della musica del secondo Novecento. Artisti con ottime qualità, resi icone intramontabili da generazioni di giovani fan. Stiamo parlando, oltre che di Kurt Cobain, di Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix e Amy Winehouse.

Il progetto: chi lo ha ideato e perché

Il progetto Lost tapes of the 27 club nasce da un’idea di Over the bridge, organizzazione canadese senza scopo di lucro che si occupa di supportare i lavoratori dell’industria musicale con disturbi psichici.

L’incisione dei brani tramite l’intelligenza artificiale vuole ricordarci quanto ancora avrebbero potuto dare al mondo dell’arte questi musicisti morti prematuramente, se solo qualcuno avesse saputo dare loro aiuto.

“E se questi musicisti avessero avuto un supporto psicologico, cos’altro avrebbero scritto?”, si domanda Sean O’Connor, a capo di Over the Bridge. “Nell’industria musicale la depressione è normalizzata e idealizzata. E la musica di chi ne soffre è vista come autentica sofferenza”.

Il progetto vuole dunque scardinare l’associazione ingenua tra sofferenza e arte, ricordando che l’autentico malessere non solo inibisce la produzione artistica, ma può anche avere un esito tragico. Privando così l’artista della propria vita, e lasciando gli ammiratori orfani della sua arte.

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Il nuovo brano dei Nirvana e gli altri pezzi

Per creare le nuove tracce è stato usato Magenta, il software AI di Google che impara a comporre come un artista dopo aver analizzato le sue opere. Ogni traccia nasce dall’analisi tramite algoritmo di svariati brani di ciascuna star. L’algoritmo ha studiato nei dettagli le melodie, i cambi di accordi, i riff, gli assolo ma anche i testi.

I brani sono stati analizzati nelle versioni MIDI. Il MIDI trasforma la musica in un codice digitale che un sintetizzatore può riutilizzare per creare un ulteriore brano.

“Più file MIDI inserisci nella macchina, meglio è”, spiega O’Connor. «Abbiamo scelto venti o trenta canzoni di ogni artista, li abbiamo divisi per ritornelli, assolo, melodie vocali o ritmi di chitarra, e li abbiamo inseriti uno per volta. Se dai alla macchina intere canzoni, si confonde e non capisce come dovrebbe essere il risultato. Se invece inserisci solo dei riff, crea cinque minuti di parti di chitarra inedite, di cui il novanta per cento è inascoltabile. Parti da lì e cerchi i passaggi interessanti”.

Un procedimento analogo è stato utilizzato per i testi. Per quanto riguarda sia le singole parole utilizzate che lo stile di ogni autore.

Infine, la ricerca dei cantanti: “La maggior parte delle persone coinvolte faceva già parte di tribute band o progetti simili. Li abbiamo scelti perché sanno imitare le particolarità di questi artisti, l’obiettivo era il risultato suonasse il più realistico possibile”.

Nevermind (Edizione 20° Anniversario)
  • Smells Like Teen Spirit
  • In Bloom
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Virtù e limiti del progetto

Non è la prima volta che l’intelligenza artificiale “regala” un nuovo brano ai Nirvana. Ci aveva già pensato nel 2020 lo youtuber Funk Turkey, che con un algoritmo di AI aveva inciso Smoker.

Il progetto Lost tapes of the 27 club nasce senza dubbio da motivazioni meritorie (anche se, forse, non è facile comprendere quale aiuto concreto possa dare ai musicisti che soffrono di depressione). E certamente mostra le straordinarie possibilità legate all’intelligenza artificiale.

I dubbi sono tuttavia di carattere etico. L’AI può essere impiegata con grande merito e successo (basti pensare a recenti progetti in supporto della disabilità grave). Ma può anche essere utilizzata per creare un’illusione pericolosa: quella che grazie alla tecnologia si riesca a infrangere il diaframma tra vita e morte, tra possibile e impossibile. Su questo punto occorre interrogarsi.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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