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Guida alla riapertura del 26 aprile

Come cambieranno i colori delle regioni, chi potrà riaprire, cosa è il pass verde e chi non è soddisfatto delle decisioni del Governo

Nuovi colori delle regioni e altro ancora a partire da lunedì 26 aprile. La data si preannuncia storica: proprio da lunedì l’Italia comincerà poco per volta a riaprire, forte dei dati parzialmente confortanti degli ultimi giorni.

Scopriamo assieme cosa cambierà, e perché le misure volute dal Governo non riescono a mettere tutti d’accordo.

Nuovi colori delle regioni

Il premier Mario Draghi ha parlato di “rischio calcolato”. Calcolato male per poca prudenza secondo alcuni epidemiologi, e per troppa secondo alcuni leader politici.

Fatto sta che più di metà delle regioni italiane è candidata a restare o diventare zona gialla. Occorrerà attendere le ultime rilevazioni di oggi, che saranno dirimenti per alcune regioni, e la conseguente ordinanza che verrà firmata dal Ministro della salute, Roberto Speranza. Ma possiamo già ipotizzare con un certo grado di sicurezza la nuova mappatura dello stivale.

Anche perché proprio nella serata di ieri due presidenti di regione hanno anticipato che il proprio territorio passerà in zona gialla: si tratta del governatore della Liguria, Giovanni Toti, la cui dichiarazione è stata seguita a stretto giro da quella di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio.

Nuovi colori delle regioni: i parametri per la zona gialla

Ricordiamo che per passare in zona gialla occorrono due settimane in fascia arancione e “quattordici giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive”.

I parametri da rispettare sono due: l’Rt sotto l’1 e il “rischio complessivo” basso o moderato, calcolato incrociando 21 parametri. Tra cui la comparsa di nuovi focolai e il tasso di occupazione di ospedali e terapie intensive.

nuovi colori regioni

La nuova zona gialla

I nuovi colori delle regioni a partire da lunedì 26 dovrebbero dunque premiare dodici regioni, grazie a un indice Rt inferiore a 1. Rientrano dunque nella zona gialla (detta anche Scenario 1) Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Trentino Alto Adige (province autonome di Trento e Bolzano), Umbria e Veneto.

La nuova zona arancione

In zona arancione dovrebbero rimanere Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia e Toscana, per via di un Rt molto vicino a 1 e di un’incidenza dei casi di positività settimanali sopra i duecento per centomila abitanti. Alcune indiscrezioni, che vorrebbero anche per Campania e Basilicata il passaggio a zona gialla, per ora non sembrano corroborate dai numeri.

La nuova zona rossa

Sono tre le regioni che, almeno per un’altra settimana, dovranno restare in zona rossa: Puglia, Valle d’Aosta e Sardegna. Per le prime due è già stata firmata l’ordinanza. E quindi la proroga della zona rossa fino al 30 aprile 2021 è ufficiale. Per quanto riguarda la Sardegna si attende sono l’ufficialità, ma i numeri dicono che attualmente non ci sono le condizioni per un allentamento delle restrizioni.

Sarà zona gialla rafforzata

I nuovi colori delle regioni faranno passare più di mezza Italia (undici regioni) in zona gialla. Ma si tratta di una zona gialla rafforzata, nella quale cioè i ristoranti e i bar apriranno solo con i tavoli esterni.

In un altro articolo abbiamo descritto il cronoprogramma delle riaperture in Italia da lunedì 26 aprile a giovedì 1 luglio, con la riapertura delle attività fieristiche.

Vediamo adesso in sintesi cosa accadrà da lunedì, e chi (e perché) non è del tutto soddisfatto.

Mario Draghi

Cosa cambia da lunedì 26 in zona gialla

In sintesi, da lunedì in zona gialla riaprono i ristoranti e i bar a pranzo e a cena ma solo con tavoli all’aperto. Il coprifuoco resta fissato alle 22,  nonostante le Regioni e la Lega chiedessero uno slittamento almeno alle 23.

Ripartono anche gli “spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all’aperto” con posti a sedere e con una capienza del 50 per cento di quella massima autorizzata. E con un numero massimo di 1.000 spettatori all’aperto e 500 al chiuso.

Da lunedì torna anche “qualsiasi attività sportiva anche di squadra e di contatto” anche a livello amatoriale (come il calcetto tra amici, per intenderci).

Per quanto riguarda la scuola, ripartono le classi dell’infanzia, delle primarie e delle secondarie di primo grado. Mentre per le superiori è prevista la presenza almeno al 60% (o al 50% per le regioni in zona rossa).

Il pass tra regioni

Con i nuovi colori delle regioni si introducono anche delle modifiche negli spostamenti.

Intanto, si legge in una nota di Palazzo Chigi successiva al Decreto Riaperture, “dal 26 aprile e fino al 15 giugno, in zona gialla e arancione, è possibile andare a trovare amici o parenti in una abitazione privata (diversa dalla propria) in quattro persone al posto di due”.

Sarà poi introdotto il pass verde per spostarsi tra regioni, anche arancioni e rosse. Sempre nella nota è spiegato chi può ottenere il pass: “Può avere il certificato verde chi ha completato il ciclo di vaccinazione (dura sei mesi dal termine del ciclo prescritto), chi si è ammalato di Covid ed è guarito (dura sei mesi dal certificato di guarigione), chi ha effettuato test molecolare o test rapido con esito negativo (dura 48 ore dalla data del test). Le certificazioni verdi rilasciate dagli Stati membri dell’Unione sono riconosciute valide in Italia. Quelle di uno Stato terzo se la vaccinazione è riconosciuta come equivalente a quella valida sul territorio nazionale”.

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Le due questioni più controverse: scuola e coprifuoco

I nuovi colori delle regioni, e le misure che si attueranno da lunedì 26 aprile, raccolgono le critiche di alcuni governatori di regione specie per quanto riguarda scuola e coprifuoco.

In una lettera rivolta a Draghi dove sono toccati diversi punti, questi sono i due che meno convincono i governatori. Per quanto riguarda il coprifuoco si legge che “in ragione dell’approssimarsi della stagione estiva caratterizzata dall’ora legale e in considerazione della riapertura delle attività sociali e
culturali, si propone di valutare il differimento dell’interruzione delle attività e della mobilità dalle ore 22 alle ore 23”.

Critiche anche per il capitolo scuola: “Le Regioni e le Province autonome prendono atto con amarezza delle decisioni emerse in Consiglio dei ministri in relazione al tema della percentuale minima per la didattica in presenza” per le scuole superiori.

Quanto deciso sarebbe “in contrasto con le posizioni concordate in sede di incontro politico, alla presenza di cinque ministri, dei Presidenti di Regioni e Province autonome, Anci e Upi, nonché con le istruttorie condotte nell’ambito dei tavoli prefettizi. Un metodo che non ha privilegiato il raccordo tra le diverse competenze che la Costituzione riconosce ai diversi livelli di Governo”.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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