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Recensione Beat Saber: cavalieri Jedi o ballerini provetti?

Ci siamo sfrenati in compagnia di Beat Saber: il nostro verdetto sul rhythm game per PlayStation VR.

“Non avrai altro Rhythm game all’infuori di Me”, e io, alle parole di quella chitarra plasticosa, un po’ ci credevo. All’epoca, tuttavia, non avrei potuto prevedere la triste disfatta di Guitar Hero, né che un giorno mi sarei ritrovato a ballare agitando freneticamente due spade laser, con il rischio di essere internato con tutto il visore VR. Non fate quella faccia: vi sto parlando di Beat Saber, coraggiosa produzione forgiata dal team ceco di Beat Games, che ci sorprende con un’ammirevole prova di destrezza nel delicatissimo campo della realtà virtuale.

Abbiamo trascorso qualche piacevole ora in compagnia del titolo per PlayStation VR, mettendo a dura prova i nostri riflessi e sfidando quelli dei nostri amici: ecco il nostro verdetto finale.

Guitar Hero, ma con le lightsaber

beat saber ps4 playstation vr

Certo, il paragone con l’intramontabile titolo musicale potrebbe sembrare azzardato, e del resto non possiamo mica ridurre l’intero (e variegato) panorama dei rhythm game al solo Guitar Hero. Nella mia esperienza personale con questo genere, però, solo l’evergreen appena citato ha saputo divertirmi quanto il protagonista di questa recensione. Beat Saber è infatti un concentrato di adrenalina così potente da creare dipendenza, ma cosa lo rende così speciale? Innanzitutto cerchiamo di capirci qualcosa in più dando uno sguardo ravvicinato al gameplay.

La formula di Beat Saber è tanto semplice quanto originale: impugnando due spade laser – una per ogni mano, utilizzando i PlayStation Move – ci improvviseremo aspiranti Jedi all’interno di uno stage virtuale, il quale richiamerà per stile e atmosfere quegli ipnotici mondi al neon ammirati in Tron. Davanti ai nostri occhi si materializzeranno dei cubi rossi e blu – proprio come le nostre ‘lightsaber’ – sparati verso di noi a una velocità che varierà in base alla difficoltà selezionata: su ciascun poliedro sarà raffigurata una freccia, che ci inviterà a scagliare il fendente nel verso indicato, o un pallino, nel più semplice caso in cui dovremo limitarci ad affettare il cubo.

La sfida principale consisterà dunque nel tagliuzzare i cubi illuminati a ritmo di musica, direzionando i nostri colpi affinché i colori corrispondano e cercando di non lasciarvi sfuggire neanche un singolo bersaglio. Il moltiplicatore del punteggio ci avvantaggerà per i colpi ben assestati e ci penalizzerà nel caso in cui ruoteremo male il polso (‘bad cut’) o eviteremo un blocco (‘miss’). A rendere le cose più interessanti ci penseranno invece alcune variabili, quali malus, ostacoli o particolari condizioni poste dalla sfida: parliamo allora delle mine esplosive che dovremo evitare di colpire o delle frecce a scomparsa che ci nasconderanno il verso in cui direzionare i fendenti, mettendo a dura prova non solo i riflessi, ma anche le nostre capacità mnemoniche.

Come se ciò non bastasse, nella maggior parte dei livelli rischieremo di scontrarci con delle pareti virtuali che ci costringeranno a improvvisare delle schivate o persino ad accovacciarci nel bel mezzo della partita – compito molto più arduo di quello che sembra. In queste situazioni potrebbe essere molto facile inciampare in qualche ostacolo presente nell’ambiente circostante o negli stessi (sempre ingombranti) cavi di PlayStation VR, vi consigliamo pertanto di giocare in una stanza molto spaziosa e ad almeno 1,5/2 metri di distanza dal televisore.

beat saber ps4 playstation vr

A tal proposito, Beat Saber riesce a riprodurre in maniera estremamente accurata i movimenti catturati con la PlayStation Camera, riducendo al minimo la latenza e restituendoci anche un appagante feedback ogniqualvolta tranceremo un cubo – tramite la vibrazione del PS Move. Saranno anche dei semplici dettagli, ma contribuiscono senz’altro a incrementare il livello di coinvolgimento, già di per sé molto elevato grazie alla sorprendente qualità del comparto visivo e di quello sonoro.

Tornando a parlare dei contenuti di gioco, una tracklist di circa 15 brani ci conquisterà all’istante con i suoni potenti e ammalianti. Il numero di canzoni non è particolarmente generoso, ma Beat Saber rimedierà concedendoci la possibilità di suonare ciascun pezzo in modalità differenti e a diversi gradi di difficoltà, dal livello consigliato ai principianti a quello meno accessibile riservato agli esperti – raccomandato solo a chi avrà davvero macinato dozzine ore in questo rhythm game.

Focalizzandoci sulle modalità di gioco, in primis ci siamo interfacciati con Free Play, il luogo ideale per sfidare liberamente tutti i brani con la possibilità di attivare e disattivare eventuali ostacolare; al suo interno troveremo anche anche la sotto-modalità Pratica, dove sarà possibile regolare la velocità del brano – e, dunque, dei cubi – per familiarizzare con il singolare sistema di gioco. Troviamo poi Party, playlist dedicata al gioco multiplayer e che terrà traccia dei punteggi di ciascun partecipante, riportandoli in una classifica che visioneremo dopo aver completato tutti i brani selezionati.

Ciò che distingue il più recente porting per PlayStation 4 dalle prime versioni di Beat Saber è rappresentato dalla nuova Campagna. Parliamo di una modalità singleplayer suddivisa in una cinquantina di livelli, caratterizzata da un livello di difficoltà crescente e dalla presenza di regole e sfide ancora più intriganti. Potremmo considerarla l’occasione migliore per entrare in contatto per la prima volta con la peculiare formula del titolo musicale, ma tocca precisare come il gioco possa diventare improvvisamente frustrante già nelle prime fasi della Campagna, correndo il rischio di scoraggiare il giocatore alle prime armi – e non solo lui.

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Tirando le somme e senza sfociare in ulteriori giri di parole, Beat Saber è senz’ombra di dubbio uno dei titoli più divertenti che abbia mai potuto giocare indossando il visore di PlayStation VR.

Quello sviluppato da Beat Games è un rhythm game divertente, adrenalinico, un’esperienza pervasa da un potere assuefacente. Che siate amanti o meno del genere di riferimento, il gioco vi offrirà un’occasione imperdibile per divertirvi da soli o in compagnia di qualche amico – e vi farà fare anche un po’ di sano movimento, che di certo non guasta.

Gli unici nei risiedono innanzitutto in una tracklist piuttosto povera, ma dall’alto potenziale di rigiocabilità, e in ogni caso destinata – come annunciato dagli stessi sviluppatori – ad essere ampliata con i futuri aggiornamenti. Ci sarebbe poi l’altalenante livello di sfida della campagna, per il quale sarà consigliabile fare un po’ di pratica nella modalità Free Play, e approfittarne per lasciarsi catturare dalle luci al neon degli stage virtuali e dall’elettrizzante musica che ci stregherà sin dal primo minuto di gioco.

  • Una formula di gioco che crea dipendenza
  • Lavoro sorprendente sul fronte visivo e sonoro
  • Brani a dir poco esaltanti
  • Tracklist un po' scarna
  • Campagna a tratti frustrante

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Pasquale Fusco

A metà strada tra un nerd e un geek, appassionato di videogiochi, cinema, serie TV e hi-tech. Scrivo di questo e molto altro ancora, cercando di dare un senso alla mia laurea in Scienze della Comunicazione e alla mia collezione di Funko Pop.
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