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Reinventare la Chiesa nel 2020 è possibile?

Un'istituzione che si basa sull'aggregazione, che fine farà adesso che ciò è vietato?

La nostra è un’epoca di unicum, di fatti di rilevante importanza avvenuti soltanto una volta da quando abbiamo memoria. E il mondo della Chiesa sembra attrarre queste unicità come una calamita, almeno di recente.

Nel 2013, per la prima volta dal 1378 ad oggi, ci siamo ritrovati con due Papi, un dimissionario volontario ed uno neo proclamato, entrambi vivi ed in salute in Vaticano (cosa difficile nel lontano quattordicesimo secolo). Nel 2020 invece, succede che la Chiesa si trova ad affrontare una Pandemia globale. Ma per la prima volta, succede che le sue porte accoglienti vengono chiuse. Se in passato, nel 1347 e 1629 con le epidemie di peste la chiesa si era ritrovata ad accogliere gli infetti e prestare loro soccorso, stavolta la situazione è ben diversa. Le porte sono ben serrate, le funzioni, così come le conosciamo, sono sospese a data da definire.

Come ha reagito questa antica istituzione ad un così drastico cambiamento nella sua quotidianità? 

La Chiesa entra davvero nel 2020?

La Chiesa è da sempre un’istituzione restia ai cambiamenti, alle evoluzioni. Attaccata fortemente alle tradizioni, perché “è sempre stato così”, si è ora ritrovata contro un nemico inatteso e molto più forte di lei. In passato alcune aziende non disposte a reinventarsi ed evolversi si sono ritrovate a dover chiudere i battenti (vedi Blockbuster). La Chiesa correva un rischio analogo: la perdita esponenziale di fedeli era dietro l’angolo, la chiusura verso luoghi “non convenzionali” per celebrare la propria fede doveva essere rivista.

E stranamente qualcosa si è mosso. Dopo un momento utile a raccogliere le idee, sì è deciso che fornire il proprio supporto era necessario, anche a distanza, anche senza una folla davanti. Proprio il Papa è stato uno dei primi a trasmettere questo forte segnale: la foto della sua celebrazione durante la messa di Urbi et Orbi, in una piazza San Pietro completamente deserta, ha mostrato che bisogna raccogliere le forze e non arrendersi. 

Santa Messa in streaming

“Oggi è il giorno del grande silenzio, l’ora più buia” ha affermato Il Pontefice. Non cediamo alla rassegnazione, non mettiamo una pietra sopra la speranza. Possiamo e dobbiamo sperare, perchè Dio è fedele“.

Nuovi luoghi di ritrovo: la Santa Messa in streaming

Santa Messa in streaming

Le messe e le benedizioni celebrate dal Papa sono adesso diventate un must per i credenti. Che siano alla radio, in TV o in diretta streaming su RaiPlay non importa: essere presenti in questo modo più digitale ha pagato. Ne è un esempio l’enorme numero di spettatori della Santa Messa Pasquale appena avvenuta, con un picco che ha superato i 6 milioni di credenti connessi.

Molti sacerdoti hanno quindi preso esempio e forza dal Papa, iniziando ad adoperarsi e fare dei mini corsi di formazione per imparare al meglio l’utilizzo di computer, social media e piattaforme di streaming. Una volta appreso il funzionamento, ecco che in numerosi profili social hanno cominciato ad apparire le prime dirette in streaming. La piattaforma che sta andando per la maggiore è, a quanto pare, Facebook. Era prevedibile, essendo il social network più diffuso e di semplice utilizzo, soprattutto tenendo in considerazione una fascia d’età un po’ più alta.  

Dal silenzio al commento

Questo però non è l’unico cambiamento. Ad essere diverso è ormai anche l’approccio dei fedeli.

Durante una funzione religiosa siamo abituati a rispettare il silenzio, salvo quando siamo interpellati dal sacerdote per una preghiera o un canto. Ma per le funzioni 2.0, quelle che avvengono su internet, il discorso cambia. Ogni fedele vuole far sentire la sua presenza, vuole commentare, usare la parola digitale per mandare un messaggio a chi, come lui, si ritrova in questa non piacevole situazione. Gli auguri e i saluti che generalmente venivano fatti prima e dopo la celebrazione, vengono adesso comunicati anche durante. Che in futuro succeda qualcosa del genere anche dopo il ritorno alla “normalità”? Difficile a dirsi ma è chiaro che la Santa Messa in streaming sia ormai diventata un luogo di aggregazione virtuale che risponde al nostro bisogno di condivisione. Insomma, un’alternativa alle chiacchiere sul sagrato della chiesa la domenica o all’aperitivo al bar subito dopo la celebrazione.

Per i più giovani?

Non solo credenti adulti: ricordiamo gli oratori, che hanno svolto la funzione di punto di ritrovo, socializzazione e di crescita per bambini e ragazzi. Anche qui la Chiesa ha saputo reinventarsi: ne è esempio Don Paolo Revello, dalla provincia di Cuneo, che ha trovato un’alternativa alle classiche due ore di oratorio settimanali. È un parroco giovane, e ha maggiori conoscenze delle possibilità tecnologiche a sua disposizione. Ha quindi optato per la piattaforma “Zoom, così da permettere a più utenti di collegarsi in contemporanea sia da smartphone che da PC. Non solo catechismo: su Zoom, «strega tocca color» è diventato «strega porta color», i ragazzi si sono improvvisati in gare di mimo, altri quiz come «Sarabanda» e anche una prova di canto. “Nelle nostre comunità, in questo momento, c’è bisogno di rapporti umani e questo è un tentativo per mantenerci vicini, seppur lontani – afferma Don Paolo. Ho creato anche gruppi Whatsapp per giovani e famiglie, dove tutti i giorni diffondo pagine del Vangelo e una piccola riflessione”.

La Santa Messa in streaming e le “papere” dei sacerdoti

Due chiacchiere infine per guardare con un sorriso alla situazione. Era inevitabile che chi ha poca dimestichezza con la tecnologia, finisse per combinare qualche guaio o non rendersi bene conto del funzionamento delle applicazioni di streaming e condivisione video. È il caso di un paio di sacerdoti italiani, ad esempio, che durante una diretta streaming si sono visti attivare in sequenza una serie di filtri in realtà aumentata che li han trasformati in personaggi di fantasia.

O ancora un sacerdote inglese, il reverendo Stephen Beach, che durante una diretta era troppo concentrato sull’obiettivo al punto di non rendersi conto di aver preso fuoco per colpa di una candela troppo vicina. Il reverendo ha comunque diffuso il video, e con grande autoironia ha osservato di essere stato “infuocato dall’amore per Gesù”. La prossima volta si spera un po’ meno letteralmente.

Livio Marino

Sangue siciliano, milanese d'adozione, mi piace essere immerso in tutto ciò che è tech. Passo le giornate dando ordini ad Alexa, Google ed al mio cane, Maverick.

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