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Il sistema anti pedofilia di Apple e UE è “pericoloso” per gli esperti

Più di una dozzina di importanti esperti di cybersecurity dice che non funziona e viola la privacy

Alcuni fra i maggiori esperti di cybersecurity hanno pubblicato uno studio di 46 pagine per dire che il sistema anti pedofilia proposto da Apple e voluto dall’Unione Europea non funziona ed è pericoloso. Secondo gli esperti, il controllo governativo nei dati degli smartphone viola delle libertà fondamentali senza davvero aiutare a trovare pedofili.

Il sistema anti pedofilia di Apple e UE non funziona ed è pericoloso

Negli ultimi mesi si è discusso molto del sistema di scansione di iCloud, proposto da Apple e che ha suscitato l’interesse dell’Unione Europea. Il sistema dovrebbe confrontare le immagini caricate su iCloud con alcuni database di immagini di abusi su minori, per segnalare eventuali illeciti. Apple ha annunciato ad agosto che lo strumento segue le “impronte digitali” dei file, senza che nessuno effettivamente guardi le immagini private degli utenti.

Ma il piano ha suscitato la reazione di molte organizzazioni per la privacy. Che gli esperti di sicurezza oggi rievocano dicendo che “Dovrebbe essere una priorità di sicurezza nazionale la resistenza a tentativi di spionaggio di privati cittadini che rispettano le regole”:

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L’UE sta cercando di proporre qualcosa del genere, con in più la possibilità di controllare anche per immagini legate al crimine organizzato e al terrorismo.

Oltre a spiegare che “l’espansione dei poteri di sorveglianza dello stato stanno superando la linea rossa”, come dice il professore di Cambridge Ross Anderson, queste tecnologie sembra non funzionino. Infatti sembra che dopo pochi giorni dall’annuncio di Apple in molti hanno già trovato il modo di aggirare il problema.

Susan Landau, professoressa dell’Università di Tufts, spiega che “permette di scansionare i dispositivi privati senza nessun sospetto di possibile infrazione. È straordinariamente pericoloso. È pericoloso per le aziende, per la sicurezza nazionale, per la sicurezza pubblica e per la privacy”.

A settembre Apple ha messo in pausa il progetto, dopo aver annunciato che non risponderà a nessuna richiesta da parte di governi di usare la tecnologia. L’azienda al momento non ha commentato il documento pubblicato dai ricercatori.

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Source
The New York Times

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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