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Non si bannano i politici in Florida

La proposta del governatore repubblicano Ron DeSantis punta a far riammettere Trump su Twitter, ma le conseguenze potrebbero essere ancora più complesse

Il governatore della Florida Ron DeSantis ha firmato una legge chiamata “Florida’s Big Tech Bill”, che vuole togliere ai social media la possibilità di rimuovere dalla propria piattaforma candidati e politici che non rispettano le regole. La normativa introdotta sembra un incauto tentativo di permettere a Trump di tornare su Twitter, ma potrebbe avere conseguenze ben più ampie nel definire il rapporto fra la politica e i social network. Che la legge definisce “moderne piazze pubbliche” dove discutere e non piattaforma private.

La Florida vuole impedire che i social bannino i politici

La nuova normativa ha un testo che prevede il diritto di ogni candidato politico ad accedere alle piattaforme social. Non importante se abbiano o meno violato le regole. Sono previste multe da 250 mila dollari per ogni giorno di sospensione per un candidato nazionale (come per l’ufficio del Governatore o del Senato della Florida). E fino a 25 mila dollari per altre piattaforme. Inoltre, la persona rimossa dai social può chiedere fino a 100 mila dollari di danni.

Per non farsi mancare anche l’apparato mediatico, la legge prevede anche che i social non diano priorità alle fonti di informazione più affidabili. Devono anzi riammettere sulla propria piattaforma anche le testate che hanno promosso fake news e violato in altro modo le norme (per esempio incitando alla violenza).

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Blocco alla censura, ma solo per i candidati

La normativa è stata introdotta, secondo DeSantis e il resto del Partito Repubblicano, per impedire la censura da parte dei social media. Ma nel testo si fa riferimento solamente ai politici. I cittadini della Florida che non si sono candidati a nulla possono ancora essere espulsi se dicono qualcosa di razzista su Twitter. Mentre se la stessa frase la dice un rappresentante delle istituzioni il tweet non può essere cancellato.

Questa norma vuole rendere impossibile il “deplatforming” di un candidato, ossia rimuovere la sua piattaforma social. Una misura da molti social nei confronti di Donald Trump solo dopo gli eventi del 6 gennaio, che hanno visto una folla di persone invadere il Campidoglio a Washington dopo aver assistito a un discorso pubblico di Trump. I social hanno ritenuto che l’ex Presidente abbia fomentato la folla per commettere un atto terroristico. Un atto sicuramente diverso da scrivere un commento fuori luogo in un tweet.

La stessa misura è stata presa nei confronti di altri esponenti trumpiani che, prima e dopo l’assalto a Camera e Senato, hanno incitato e difeso chi ha commesso quella violenza. La legge approvata in Florida quindi agisce nei confronti dei politici espulsi, non dei cittadini. I quali ricevono ban e vedono i propri post cancellati con più frequenza.

social media

Il possibile impatto internazionale

Il deplatoforming nel nostro Paese non ha avuto lo stesso impatto. Nessuno dei principali politici nel panorama italiano ha subito un ban paragonabile a quello di Trump. Quindi dubitiamo che il nostro Parlamento possa seguire quello della Florida. Ma questa legge potrebbe avere effetto in tutto il mondo in ogni caso.

Nel testo si legge che le aziende social sono le “nuove piazze pubbliche“, un chiaro riferimento al Primo Emendamento della Costituzione Americana. L’obiettivo quindi sembra essere quello di rimandare la decisione alla Corte Suprema. Se un giudice valutasse questa normativa incostituzionale, un appello del governatore potrebbe portare il giudizio nella più alta corte americana. Uno scenario improbabile (dovrebbero esserci passaggi statali prima di arrivare a livello federale) ma potenzialmente importante. Se infatti la Corte Suprema (a maggioranza Repubblicana) decidesse che i social non possono bandire i politici, varrebbe per tutti gli Stati Uniti. E poiché la maggior parte dei social hanno sede in America (Twitter, Facebook e Instagram, YouTube), i social potrebbero applicare la stessa regola anche all’estero per evitare problemi giudiziari.

Politici e social, un equilibrio complicato

Moderare il discorso pubblico non è semplice. Da un lato, l’impatto politico dei social non può essere ignorato. In questo l’Italia non è diversa dagli Stati Uniti: i partiti e i politici con più follower hanno anche percentuali più alte nei sondaggi. Rimuovere un politico, al di là del motivo, ha un impatto innegabile che dovrebbe essere valutato anche nel processo democratico.

Dall’altro lato però i social sono aziende private. E come un ristorante non ha l’obbligo di servire un cliente maleducato con i camerieri e un bar può rifiutarsi di servire alcol a un cliente che importuna gli altri, allo stesso modo i social hanno il diritto di tutelare i propri utenti e dipendenti.

La decisione presa in Florida è una battaglia politica fra i sostenitori di Trump e la Silicon Valley. E rimane il fatto che spargere disinformazione e odio online deve essere punito. Ma questa norma gratta la superficie del problema della doppia natura dei social, che sono gestiti da privati ma alimentati pubblicamente dagli utenti. Una questione che continuerà a farci discutere.

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Source
Gizmodo

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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