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Google rimuoverà dal Play Store le app per “sugar daddy”

Con l’ultimo aggiornamento saranno bannate dallo store le applicazioni che favoriscono gli incontri in cui è previsto un compenso

Le cosiddette sugar daddy app saranno rimosse dal Play Store a partire dal 1 settembre.

Con il prossimo aggiornamento saranno dunque bannate dallo store di Google tutte le applicazioni che in qualche modo promuovono gli incontri nei quali è previsto un compenso.

Vediamo a cosa porterà il provvedimento. Ma prima scopriamo cosa sono le app per “sugar daddy”, che in teoria sarebbero già vietatissime sul Play Store, ma che in realtà sono presenti in numero considerevole. E lo saranno fino al prossimo 1 settembre.

Le app per “sugar daddy”

Le app per “sugar daddy” sono particolari applicazioni che, per intenderci senza troppi giri di parole, organizzano o favoriscono incontri in cui è prevista una ricompensa. Per essere ancora più diretti, si tratta di app per incontri sessuali a pagamento.

La domanda che a molti di voi lettori sorgerà spontanea è più che legittima: com’è possibile che fino a oggi questo tipo di applicazioni non era ancora stata vietata?

Ma infatti, teoricamente, queste app sono vietatissime. Lo ha stabilito una legge firmata nel 2018 da Donald Trump, la SESTA-FOSTA. I due nomi corrispondono ad altrettanti acronimi di due leggi: la Stop Enabling Sex Traffickers Act, approvata dal Senato, e la Fight Online Sex Trafficking Act, approvata dalla Camera. In concreto, il provvedimento rimuove le tutele previste dalla sezione 230 del Communications Decency Act per i contenuti che “promuovono o facilitano la prostituzione”.

Insomma: la legge, che pare un po’ pasticciata, prevedrebbe la tutela delle vittime del traffico sessuale attraverso la Rete. Ma secondo molti detrattori non distingue con sufficiente chiarezza tra sfruttamento sessuale e prestazioni consensuali.

play store

La zona grigia

Apple ha già da tempo risolto questi problemi, essendosi adattata rapidamente a quanto richiesto dalla legge.

Per Google il problema deriva dall’ambiguità di molte app per “sugar daddy”. Che, per quanto facilmente rintracciabili digitando alcune parole chiave, si guardano bene dal dichiarare in modo esplicito le vere finalità di chi vi accede.

Gli iscritti, finché dialogano in chat, non solo restano nel più assoluto anonimato, ma evitano accuratamente di offrire o richiedere un certo tipo di prestazioni.

Tuttavia, l’intento di tutti è chiaro. Si tratta di una compravendita sessuale, in cui i “daddies” sono pronti a esibire soprattutto informazioni che riguardano la propria professione e il proprio reddito. Mentre le ragazze puntano inevitabilmente a elargire informazioni per lo più riguardanti l’aspetto fisico, foto comprese (le più intime delle quali sono accessibili solo privatamente dal diretto interessato).

Il gioco è scoperto. Ma la mancanza di chiari riferimenti alla prostituzione ha finora tutelato molte applicazioni presenti sull’App Store, alcune anche con oltre 500mila download.

L’ambiguità delle descrizioni delle app per “sugar daddy”

Fa sorridere (amaramente) l’ambiguità con cui sono descritte alcune di queste app per “sugar daddy”.

In una definizione, ad esempio, si legge che l’app in questione è “un’esclusiva community di incontri per persone sofisticate e ambiziose che cercano un partner per uno stile di vita molto specifico”. Un’altra è presentata come “un luogo d’incontro per uomini ricchi e di successo, e donne attraenti e sicure di sé che vogliono godersi insieme il lato lussuoso della vita”.

Non mancano, anche se sono di gran lunga meno frequentate, le app con nomi o descrizioni decisamente più espliciti. In alcuni casi, le parole “sugar daddy” compaiono addirittura nel nome stesso dell’applicazione.

sugar day app

Il giro di vite di Google

I vertici di Google erano ovviamente a conoscenza della vera natura delle app per “sugar daddy”, e con le nuove norme per gli sviluppatori, rilasciate mercoledì 28 luglio, le hanno finalmente messe al bando.

La rimozione avverrà col rilascio del nuovo aggiornamento del Play Store, disponibile dal prossimo 1 settembre.

Via dallo store, dunque, tutte le piattaforme in cui “ci si aspetta o è implicito che un partecipante fornisca denaro, regali o sostegno finanziario a un altro partecipante”. In cambio di cosa, è superfluo specificarlo.

Prima di questo provvedimento, a essere vietati sul Play Store erano solo i “servizi che possono essere interpretati come atti sessuali in cambio di un compenso”.

In una nota sui prossimi aggiornamenti previsti, Google è ancora più esplicito: “Stiamo aggiornando la norma sui contenuti inappropriati per istituire nuove restrizioni sui contenuti di natura sessuale, vietando in particolare le relazioni sessuali retribuite”.

Più in generale, dal 1 settembre si tutelerà maggiormente l’intimità e la sfera sessuale. Nelle norme per gli sviluppatori si legge, ad esempio, che “non sono consentite app che contengono o promuovono contenuti sessuali o volgarità, inclusa la pornografia. O qualsiasi contenuto o servizio destinato a essere sessualmente gratificante.

I contenuti che contengono nudità possono essere consentiti se lo scopo principale è educativo, documentaristico, scientifico o artistico e non è gratuito.”

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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