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Tesla, i Supercharger “aprono” alle elettriche rivali

Dopo anni di attesa, ora i Supercharger di Tesla sono aperti a tutti (ma solo in Olanda): sarà la svolta?

La notizia di oggi ha del clamoroso: dopo anni di pressioni, di domande, indiscrezioni e speranze, Tesla ha aperto i suoi Supercharger anche alle auto dei rivali. Il costo dell’energia non è economico, e per ora si può fare solo in Olanda e in 10 stazioni selezionate. Nonostante questo, però, questa novità potrebbe cambiare il futuro dell’auto elettrica. Come mai? Vediamo insieme tutti i dettagli.

Tesla apre i suoi Supercharger in Olanda: ecco le 10 stazioni e i termini di utilizzo

Dopo anni in cui i pionieri dell’auto elettrica e diversi Governi statali hanno auspicato l’apertura anche agli estranei la ricarica presso i Supercharger Tesla, la Casa di Elon Musk sembra essersi finalmente decisa ad aprire le proprie stazioni alle auto non prodotte dall’azienda californiana. Ma tra voi ci sarà qualcuno che non sa cosa sono i Supercharger. In poche parole, si tratta di una rete di stazioni di ricarica realizzate da Tesla in giro per il mondo. Diffuse, con numerosi stalli, potenti ed affidabili, sono da sempre uno dei grandi pregi di Tesla, che però oggi decide di condividere la sua geniale intuizione con le aziende rivali.

A livello tecnico, infatti, non ci sono mai stati problemi: sia dal punto di vista tecnico che elettronico sarebbe sempre stato possibile caricare automobili non-Tesla presso i Supercharger. L’unico intralcio era la scelta, sicuramente condivisibile, della Casa di Palo Alto di mantenere in esclusiva l’utilizzo di un’infrastruttura realizzata da una propria intuizione, e finanziata autonomamente in giro per il mondo.

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Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. Tesla, ormai lontana dallo status di “Casa emergente” e istituitasi come una delle più importanti aziende del mondo dell’automobile, tramite il suo CEO e co-fondatore Elon Musk ha aperto alla possibilità di allargare la ricarica ad auto non-Tesla. In più, alcuni Governi come quello norvegese hanno chiesto alla Casa di condividere la loro rete di ricarica. Il motivo? Aiutare la diffusione delle colonnine e, di riflesso, delle automobili elettriche.

Proprio per questo sembrava la Norvegia lo Stato candidato a fare da tester per questa novità. In realtà, invece, Tesla parte dall’Olanda con un programma di test di questa nuova funzionalità. In 10 Supercharger olandesi sarà possibile quindi utilizzare i Supercharger con una qualsiasi auto elettrica concorrente. Le stazioni, nello specifico, saranno utilizzabili solamente da cittadini olandesi, e si trovano in queste città orange:

  • Sassenheim
  • Apeldoorn Oost
  • Meerkerk
  • Hengelo
  • Tilburg
  • Duiven
  • Breukelen
  • Naarden
  • Eemnes
  • Zwolle

Le modalità e il prezzo: dall’app Tesla si paga 0,60 € al kW, 1 euro al minuto per lo stallo oltre la ricarica. Ma con abbonamento si paga quanto una Model 3

Ma come si utilizza un Supercharger Tesla con un’automobile non prodotta dal brand californiano? Semplice: come ogni altra Tesla. Bisogna infatti utilizzare l’applicazione dedicata, e finora aperta ai soli clienti Tesla, per poter accedere al sistema di ricarica. Appena aperta l’app, bisognerà ovviamente selezionare la sezione dedicata “Ricarica un veicolo non-Tesla”.

Supercharger Tesla app2

Una volta fatto, bisognerà inserire un metodo di pagamento, accettare i termini e le condizioni, selezionare la colonnina desiderata e, una volta fatto, cliccare su “Avvia ricarica”. Per individuare la colonnina scelta, basterà leggere il codice presente alla base della colonnina stessa, ad esempio ‘3A’. Tramite l’app sarà poi possibile vedere l’effettiva disponibilità dei punti di ricarica nei Supercharger, cosa che le auto di Fremont sono in grado di fare dall’infotainment.

Ma i costi? Se non si sottoscrive un abbonamento, i costi non sono proprio a buon mercato. Nonostante Tesla non abbia divulgato subito i costi, i clienti olandesi con altre auto elettriche hanno scoperto che è applicata una tariffa di 0,60 € per ogni kW erogato. Si tratta di un prezzo piuttosto alto, che però va contestualizzato. Le colonnine Tesla Supercharger di ultima generazione sono in grado di arrivare a 270 kW. Una potenza inferiore solo alle potentissime Ionity, che arrivano a 350 kW, mentre il costo è inferiore alla media delle colonnine Fast, attestatasi a 0,79€ per kWh. Sarà poi possibile sottoscrivere un abbonamento mensile di circa 13 euro, che permette di abbassare la tariffa a 0,37€ al kWh, ovvero la stessa cifra “sborsata” per le ricariche di Tesla Model 3 e Model Y. Una tariffa davvero conveniente se si considera la potenza e l’affidabilità delle colonnine Tesla.

La Casa americana ha poi comunicato che ha previsto anche una tariffa extra, una sorta di “penale” per chi parcheggia l’auto più tempo del dovuto oltre la ricarica. Una penale che già è presente per le auto del marchio, ma che diventa molto più salata per le automobili della concorrenza. Se si lascia parcheggiata l’auto oltre il tempo della ricarica, infatti, al posto degli 0,50€ al minuto previsti per le auto Tesla la penale pesa per ben 1 euro per ogni minuto extra di parcheggio. Se poi gli stalli fossero tutti occupati, Tesla prevede per le sue auto 1 euro al minuto di penale. Che le auto della concorrenza possano arrivare a 2 euro?

I difetti dell’apertura ai modelli non-Tesla dei Supercharger: cavi corti e solo caricatore Combo. E che smacco per i proprietari Tesla!

Abbiamo quindi un quadro piuttosto chiaro della situazione: nonostante non siano proprio a buon mercato, i Tesla Supercharger hanno aperto le loro porte a tutti. Tutto oro ciò che luccica quindi? Non proprio. Prima di parlare degli indubbi pregi di questa rivoluzionaria decisione, meglio vedere i punti critici di questa novità. In primis, va detto che nei Paesi Bassi Tesla stia sperimentando questa soluzione. Solo nel caso non ci dovessero essere problemi, criticità e tutto dovesse andare per il meglio potrebbe pensare di ampliare questa possibilità ai Supercharger di tutto il mondo.

Oltre a questa natura di “beta tester” degli stalli olandesi, dopo i primi utilizzi si sono notate le prime criticità. Come potrete ben immaginare, infatti, i Supercharger Tesla sono stati progettati e studiati pensando solo alle automobili Tesla, appunto. E, se ci fate caso, ogni auto della Casa californiana ha la sua presa di ricarica in coda, sul lato sinistro e molto in fondo, inclusa nelle linee dei fari posteriori. Questo ha permesso a Tesla di avere uno standard univoco per le proprie prese, e quindi di poter realizzare stalli e cavi perfetti per le sue auto. Ciò ha portato i Supercharger ad avere dei cavi integrati nella colonnina e molto corti. Per le auto con prese di ricarica anteriori, o con “bocchettoni” originali, potrebbe essere un bel problema.

Tesla infatti si è ben accorta di questo problema, e ha specificato ai clienti che “alcune configurazioni del sito Supercharger potrebbero non essere adatte per alcune auto. Si prega di non ostacolare altre auto parcheggiando sopra le linee se il cavo non è in grado di raggiungere comodamente il veicolo.”. In più, le colonnine Tesla sono a corrente continua. Questo taglia fuori le auto prive di questa tecnologia, e anche quelle non dotate della relativa presa CCS Combo. Le ultime automobili elettriche, comunque, sono tutte dotate di questa tecnologia di ricarica rapida.

Infine, non possiamo dimenticare forse il più grande problema di questa decisione di Tesla: il mancontento degli stessi clienti Tesla. Per anni, infatti, abbiamo detto che le automobili della Casa americana avessero nei Supercharger un vantaggio enorme, quasi incolmabile sulla concorrenza. Possedere una Tesla voleva dire possedere le uniche auto che, nella pratica, permettessero di viaggiare senza patemi d’animo e con semplicità. Oggi, aprendo l’incredibile rete Supercharger a tutti, questa unicità va a perdersi, andando persino a svalutare le automobili della Casa. Perché scegliere una Tesla se non si ha più l’enorme plus dei Supercharger in esclusiva? Questo sarà un dettaglio che Tesla non dovrà sottovalutare: sarà fondamentale trovare il modo di valorizzare ancora le sue auto, soprattutto se questa apertura dovesse davvero diffondersi al resto del mondo.

Perché lo definiamo una rivoluzione? Per diffusione, potenza, numero e affidabilità, i Supercharger Tesla potrebbero cambiare tutto

Ma, come si suol dire, mors tua vita mea. Per decine di clienti Tesla delusi da questa scelta, diciamo così, inclusiva del brand di Elon Musk, ci sono centinaia di utenti di auto elettriche che esultano. Ma perché questo piano è così eclatante? Basta un numero e una foto per far capire l’importanza di questa decisione: al mondo sono presenti infatti 2.500 Supercharger Tesla e oltre 25.000 stalli di ricarica, distribuiti in maniera pressoché equa qui in giro per l’Europa. In Italia, ce n’è almeno uno per grande città, con diversi grandi centri che ne hanno più di uno.

Nella mappa qui sopra, poi, potete vedere i Supercharger già presenti in Italia in rosso. In grigio, invece, troviamo i punti di ricarica che verranno costruiti entro i prossimi 12 mesi. Ad esempio, a Torino è in costruzione un Supercharger nei pressi del Centro Commerciale Le Gru entro il 2021, mentre nel 2022 arriveranno Supercharger a Genova, Alessandria, Napoli, Perugia e Palermo. Grazie a questa incredibile diffusione con circa 45 Supercharger ad oggi attivi sul territorio italiano, Tesla si propone non solo più come un produttore di automobili, ma anche come un provider di energia elettrica.

FRANKFURT, Germany – August 2021: Tesla cars from the American company Elon Musk, an electric vehicle manufacturer, stand in line at the TESLA Supercharger, electric energy storage concept

E parliamo di un provider di livello assoluto. Insieme alla già citata potenza di ricarica, che arriva fino a 270 kW sulle colonnine più potenti, dal lancio dei primi Supercharger sono passati quasi 10 anni. Questo significa che la Casa americana ha tantissima esperienza nel campo, e ad oggi le colonnine americane sono tra le più affidabili ed efficienti presenti sul territorio. Indubbio è poi che il numero e la diffusione di queste automobili è il loro vero punto a favore: grazie a questa caratteristica, i Supercharger sono sempre stati tra i motivi principali di acquisto per una Tesla.

Potrà essere questo il vero trampolino di lancio per le auto elettriche (con buona pace dei clienti Tesla)?

Ora, se le colonnine americane dovessero davvero aprire alle altre automobili elettriche, potrebbero convincere anche gli scettici a scegliere l’auto elettrica, non per forza Tesla. Diciamo sempre che è fondamentale per la diffusione delle auto elettriche che ci sia uno sviluppo delle infrastrutture. E come si dice, Se non puoi batterli, unisciti a loro. Tesla ha costruito un impero difficilmente raggiungibile da chiunque oggi, persino dai Governi e dall’Unione Europea. Appoggiandosi alla sua esperienza e diffusione, però, il gap si annulla: che questo possa essere davvero il vero trampolino di lancio per l’auto elettrica?

Secondo noi, questa decisione potrebbe davvero scuotere il mercato. Con una vera diffusione capillare delle colonnine come quella di Tesla, unita all’affidabilità e la potenza degli stalli del colosso americano, potremmo essere di fronte al primo passo per un vero cambiamento. Non ci resta che sapere se questo progetto diventerà una realtà europea. Quando lo sapremo? Tesla non ha dichiarato nulla in merito ad un’ampliamento fuori dai confini olandesi di questa novità. Sul sito della Casa, però, oggi è possibile trovare nella sezione “Visitaci” i Supercharger per veicoli non Tesla. Che siano le prove generali per un lancio su scala mondiale?

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Giulio Verdiraimo

Ho 22 anni, studio Ingegneria e sono malato di auto. Di ogni tipo, forma, dimensione. Basta che abbia quattro ruote e riesce ad emozionarmi, meglio se analogiche! Al contempo, amo molto la tecnologia, la musica rock e i viaggi, soprattutto culinari!

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