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Turismo spaziale: dal 2023 si volerà anche dall’Italia

Si concretizzerà l’accordo tra Asi e Virgin Galactic di Richard Branson

Il turismo spaziale in quest’ultimo periodo non solo è sempre più scoppiettante, ma è sempre più vicino a noi.

Sì, perché in virtù di un accordo stretto tra l’Asi (Agenzia spaziale italiana) e la Virgin Galactic di Richard Branson, pare che dal 2023 i voli turistici per lo spazio partiranno anche dall’Italia.

È stato lo stesso Richard Branson, lo scorso 11 luglio, che con un’azione clamorosa ha anticipato altri due super ricchi – Jeff Bezos ed Elon Musk – entrambi a capo di due aziende che sviluppano proprio tecnologie per i voli spaziali: SpaceX e Blue Origin. Insomma Branson, volando a bordo della sua Spaceflight Unity 22, ha inaugurato l’era del turismo spaziale.

Dallo scorso luglio a oggi, molti altri voli turistici (e non solo) hanno affollato lo spazio, creando estrema curiosità nella popolazione. Solo curiosità? Non proprio, perché nei giorni successivi ai primi e più celebrati voli turistici spaziali, alle aziende del settore è giunta una mole impressionante di telefonate e mail, con domande e curiosità. E soprattutto con richieste inerenti alle tariffe.

Tra un paio d’anni, dunque, anche gli italiani potranno volare partendo da una base nel nostro Paese? Scopriamo i dettagli dell’accordo tra Asi e Virgin Galactic.

Il turismo spaziale: si volerà anche dall’Italia

L’accordo tra l’Agenzia spaziale italiana e Virgin Galactic di Branson per organizzare lanci turistici spaziali dal territorio italiano risale in realtà al 2018.

Ma adesso sembra che l’Asi, anche attraverso la sua controllata Altec (Aerospace Logistics Technology Engineering Company), stia concretizzando l’accordo. E programmando il primo volo turistico spaziale italiano. Di cui si conoscerebbe già (a grandi linee) la data, e persino la base di lancio.

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Voli spaziali dall’Italia: quando e da dove

Il turismo spaziale con partenze dal nostro Paese dovrebbe essere inaugurato nel 2023. E i voli partiranno dallo spazioporto di Grottaglie, in Puglia, ancora in costruzione. Si tratta di un aeroporto che ha avuto l’ok per tramutarsi in spazioporto nell’ottobre del 2020.

A oggi il check-in per il primo volo spaziale targato Italia non è ancora aperto, né esiste una lista passeggeri. E neppure una lista d’attesa. Ma se mancano davvero due anni al decollo, non è astratto pensare a qualche aggiornamento sostanziale nel futuro prossimo.

La notizia

A rendere pubblica la notizia di un concreto interesse del nostro Paese a creare una base di lancio nel proprio territorio è stato Alessio Quaranta, direttore generale Enac, Ente nazionale aviazione civile.

Durante la presentazione del rapporto annuale, Quaranta ha detto: “L’obiettivo è partire con la sperimentazione per i voli suborbitali nel 2023 a Grottaglie. Si tratta di stabilire le regole per operazioni e traiettorie, che pensiamo possano essere pronte per fine anno. Oggi manca un player nazionale, ma c’è già qualche soggetto internazionale che si sta affacciando. La sperimentazione partirebbe all’inizio con voli punto-punto, con obiettivi scientifici”.

La parola agli esperti

Sulla fattibilità dei voli spaziali dall’Italia entro due anni si è espresso David Avino, amministratore delegato di Argotec, azienda di ingegneria aerospaziale impegnata nella produzione di microsatelliti per lo spazio profondo.

Avino, intervistato da AdnKronos, ha dichiarato che “Per vedere una carta d’imbarco tricolore per un viaggio nello spazio c’è tutta una parte normativa da sistemare. Serve anche e un iter per realizzare un lancio turistico dal nostro territorio. E non ultimo anche lo spazio porto di Grottaglie è da consolidare”.

Poi Avino ha aggiunto: “In Italia abbiamo tutta la filiera completa per pensare ad una vacanza spaziale: abbiamo sistemi per il confort, tecnologie spaziali avanzate, moduli per la permanenza in orbita. Non dovremmo però fermarci a pensare a un volo suborbitale di pochi minuti: dovremmo pensare a una vacanza turistica spaziale anche di qualche giorno”.

E Giorgio Saccoccia, presidente Asi, dice: “Abbiamo sviluppato gran parte dei moduli abitativi usati da Esa e Nasa: le nostre competenze ci rendono un interlocutore privilegiato per moltissimi partner commerciali”.

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Il business dello spazio

Secondo le previsioni della banca d’investimento Morgan Stanley, l’industria del turismo spaziale potrebbe raggiungere il valore di un trilione (cioè, udite udite, un miliardo di miliardi) di dollari entro il 2040.

Nel frattempo, lo spazio è sempre più percepito come vicino: un tempo di sola pertinenza degli astronauti o della fantascienza, oggi è un territorio non solo sempre più esplorato da non professionisti, ma anche sempre più colonizzato da idee e progetti di marketing.

Sono recentissime tre notizie. La prima è il volo del novantenne William Shatner, attore che ha interpretato il capitano Kirk di Star Trek. La seconda è il primo film (o meglio, una parte di esso) girato nello spazio. E poi c’è l’ipotesi, anzi le due ipotesi, commerciali: una, di Elon Musk, prevede di portare gli annunci pubblicitari in orbita. L’altra è la start-up Upmosphere, che si occuperebbe in futuro di spedire gli oggetti cari nello spazio.

A breve, viene da aggiungere, dovrà essere introdotta la figura professionale del vigile spaziale.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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