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Negli aeroporti ci si imbarcherà col riconoscimento facciale

La pandemia da Covid-19 spingerà sempre più scali verso la biometria. Il test pilota sul face boarding è stato fatto a Linate prima del Coronavirus

Anche i voli cambiano al tempo del Coronavirus.

Non solo perché la pandemia globale ha ridotto all’osso il traffico aeroportuale. Ma anche perché sempre più scali adotteranno il sistema del riconoscimento facciale per fare imbarcare i passeggeri.

Voli e Coronavirus: il riconoscimento facciale

Il Covid sta modificando tutte le nostre abitudini e le regole comportamentali: quelle intime e quelle sociali. Stiamo imparando a spostarci di meno e con più cautele. I controlli prima e dopo i viaggi sono scrupolosi, e vengono affidati a tecnologie sempre più sofisticate.

Anche il traffico aereo non si sottrae a questa nuova era del viaggiare. Gli studi ci dicono che sempre più scali stanno adottando (o adotteranno) la biometria per consentire voli sicuri ai tempi del Coronavirus.

Scali aeroportuali e biometria: i numeri di due studi

Sita, multinazionale specializzata in informatica per il mondo aereo, ha effettuato uno studio che evidenzia la necessità di reinventare il modo di volare.

In un periodo in cui code e contatti fisici (diretti o indiretti) sono estremamente rischiosi, le tecnologie biometriche hanno inevitabilmente conquistato grande popolarità.

Dallo studio di Sita scopriamo così che su 146 aeroporti analizzati il 45% ha avviato progetti sulla biometria e il 38% è nella fase di ricerca e sviluppo, con previsioni di consegna nel 2023. E, sempre entro il 2023, il 64% degli scali oggetto della ricerca intende adottare tecnologie biometriche per rendere più snelle e sicure le operazioni di imbarco.

voli coronavirus

Un rapporto di ACI (Airports Council International World) rivela che gli aeroporti hanno accelerato fortemente gli investimenti in tecnologia per aiutare la ripresa dalla pandemia.

I risultati del sondaggio dicono che gli aeroporti stanno spendendo il 5,46% dei ricavi nel 2020 in IT, equivalenti a circa 3,5 miliardi di dollari di spesa assoluta, e che il 55% degli aeroporti coinvolti nell’indagine stima che i loro budget per il 2021 aumenteranno.

L’87% degli aeroporti ha confermato che i programmi per affrontare i protocolli di salute e sicurezza dei passeggeri per i voli in piena pandemia da Coronavirus sono stati implementati o pianificati. Tra gli strumenti utilizzati troviamo sensori, monitoraggio video e robot per verificare le distanze sociali dei passeggeri, la temperatura corporea, la sanificazione e altri parametri sanitari.

“Gli aeroporti hanno già fatto così tanto per migliorare l’esperienza del cliente, il nostro settore non può permettersi di perdere terreno su questi progressi, nonostante il momento difficile in cui ci troviamo”. Queste le parole di Luis Felipe de Oliveira, Direttore generale di ACI World.

I risultati sono incoraggianti. Non c’è dubbio che la salute e il benessere dei clienti e la loro esperienza rimangono la priorità assoluta degli aeroporti. Questo non è solo un investimento per soddisfare la domanda della pandemia, ma in linea con una tendenza a lungo termine e un solido investimento per il futuro“.

face boarding Linate

Il face boarding di Linate

Senza scomodare Dubai, nel cui aeroporto il riconoscimento tramite scanner dell’iride è già realtà, possiamo citare come esempio virtuoso lo scalo di Linate. Dove nel dicembre del 2019 è stato avviato il progetto Face boarding, che sostituisce il controllo della documentazione necessaria per il volo con il riconoscimento facciale.

Il face boarding, a oggi attivo solo per la tratta Milano-Roma, funziona in modo semplice. Il passeggero si registra in un chiosco dedicato, associando tramite scansione il proprio volto a quello del documento d’identità.

In meno di un minuto, un algoritmo misura la distanza tra 84 punti del volto e genera una stringa di codice.

A quel punto il token virtuale “viaggia” attraverso i controlli: è sufficiente andare ai tornelli del face boarding e abbassare la mascherina. Il riconoscimento avviene in un paio di secondi.

“Questa soluzione rende più semplice l’esperienza del passeggero, che vuole avere meno contatti possibili, ma è utile anche in accezione di sicurezza rispetto alla normalità di un controllo fatto da una persona che guarda una carta di identità”. L’affermazione è di Fabio Degli Esposti, responsabile Ict di Sea, società che ha in gestione gli aeroporti di Linate e Malpensa. Degli Espositi aggiunge: “In uno scenario normale, ma a questo punto anche per gli scenari futuri, una delle tecnologie più idonee per trasformare l’aeroporto è il biometrico”.

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Il riconoscimento facciale e la privacy

Come abbiamo scritto in un altro articolo, anche il riconoscimento facciale non si sottrae al dubbio rituale. Quello, cioè, per cui più una nuova tecnologia sveltisce i tempi riguardo all’accesso dei dati personali, più espone l’interessato al rischio della violazione della privacy.

I dati del progetto face boarding, spiega Degli Espositi, sono salvati su una server farm collocata a Linate e cancellati quando il passeggero parte. “A meno che non dia l’assenso a conservarlo per un anno”.

Il sistema è protetto dall’algoritmo di cifratura Sha-256, che garantisce elevati standard di sicurezza. “Anche altre funzionalità avanzate garantiscono che il volto inquadrato sia vivo, prevenendo frodi tentabili attraverso l’uso di maschere o fotografie”, assicura Degli Esposti.

Tuttavia “non mancano alcuni rischi di cui si dovrà necessariamente tenere conto in un prossimo futuro”, spiega a Wired Riccardo Coluccini. Coluccini, giornalista, è coordinatore per l’Italia della campagna Reclaim your face, che promuove una campagna europea contro l’uso del riconoscimento facciale.

“Il continuo ricorso a tecnologie per il riconoscimento dei volti e l’autenticazione delle identità – dice Coluccini – normalizza la presenza di metodologie sempre più invasive che già in altri ambiti, come quello dell’ordine pubblico, vengono promosse in chiave di prevenzione e repressione dei crimini. E questo senza che, in molti casi, vi siano reali benefici per gli utenti o per le strutture che le adottano”.  

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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