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15 automobili con nomi strani, imbarazzanti e impensabili | Auto for Dummies

Ci sono automobili con nomi splendidi, dal significato altisonante e dal suono eccezionale. Interceptor, Mustang, Huracàn, Diablo, Bronco. O per rimanere umili, Focus, Touareg, Cortina, Cayman. Nomi che rimangono nella memoria, che si distinguono dalle classiche sigle e numerazioni. Per tutti i nomi fighi e di tendenza, però, ci sono tantissime auto con nomi strani, dal significato molto particolare o, incredibilmente, osceno. Davvero, non sto scherzando. Bentrovati sul divano di Auto for Dummies, la rubrica che vi svela i segreti del mondo dell’auto. E oggi, vedremo 15 tra le auto con i nomi più strani, imbarazzanti o addirittura banditi. Pronti?

Alfa Romeo MiTo, da Milano a Torino per la prima auto dai nomi strani

Partiamo in maniera “soft” per il primo slot nella nostra lista di auto con nomi strani e particolari, occupato da un’auto davvero comunissima, Alfa Romeo MiTo. Seppur ad un primo acchito il significato sembra scontato, non lo è affatto. La piccola Alfa Romeo, derivata dalla più mondana FIAT Grande Punto, ha conquistato tantissimi consensi tra i giovani e tra chi è stato convinto dalla sua estetica particolare e sportiva. Il nome, però, non si riferisce al suo essere un mito, ma anzi è una citazione geografica.

La grafica del nome, infatti, la tradisce: MiTo. Questo nome celebra infatti l’Asse Milano-Torino che lega quest’auto. Milano è infatti la città dove è nata ed è diventata grande Alfa Romeo. Torino, invece, oltre ad essere la casa della FIAT, del cui Gruppo fa parte Alfa Romeo, è anche la città dove la MiTo veniva costruita. La piccola Alfa, infatti, usciva dagli stabilimenti torinesi di Mirafiori. Milano-Torino, quindi: MiTo.

Una piccola curiosità sulla MiTo. In Alfa, il nome più gettonato per lei prima della presentazione fu Junior, un rimando al passato con le piccole Alfa Romeo GT Junior popolarissime tra i giovani. Questo nome, però, fu visto come sminuente dai vertici FIAT, che lo cassarono. Alfa decise di far decidere al pubblico il nome con un concorso online, Alfanaming. Quando però il pubblico scelse Furiosa, Alfa non fu di nuovo soddisfatta. Fu così che venne partorito il nome MiTo, ad unire Milano a Torino.

Alfa Romeo Alfasud, figlia del Sud e della sua fabbrica napoletana

Alfa Romeo è riuscita ad inventarsi diversi nomi che sono diventati, nel tempo, vere e proprie icone nel mondo dell’automobile. Basti pensare a Giulia, Giulietta, Alfetta o GT Junior. Come sempre, però, non tutte le ciambelle escono col buco. Infatti, la Casa di Arese ha nella sua storia dei nomi poco ispirati. A parte i nomi numerici, sono due i nomi che hanno avuto poco successo: Alfasud e Arna. Lasciamo per un’altra volta la disamina della Alfa Romeo Nissan Auto, l’Arna appunto, e concentriamoci sull’Alfasud.

Curiosamente, entrambe hanno condiviso la stessa base meccanica, nonchè la stessa fabbrica di Pomigliano d’Arco, vicino Napoli. Ed è infatti proprio da qui che nasce il nome della Alfasud. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, Alfa Romeo voleva entrare nel segmento medio-basso delle berline di cilindrata 1.2/1.3, presidiato all’epoca da FIAT e Lancia in Italia. L’Alfasud infatti era una piccola vettura dai bassi consumi ma tipicamente Alfa, con motori boxer potenti e piacevoli e una dinamica di guida curata e divertente.

Ma perchè Alfasud? Nel 1968, lo Stato Italiano, che controllava attraverso l’IRI Alfa Romeo dal 1933, decise di costruire uno stabilimento a Pomigliano d’Arco, per favorire l’occupazione nelle regioni del Sud Italia. Fu così che nacque allora la Industria Napoletana Costruzioni Autoveicoli Alfa Romeo (INCA), chiamata anche Alfasud, dall’unione di Alfa e Sud, appunto. Per questo, la prima auto costruita, dal 1971, a Pomigliano fu chiamata come la nuova società che la costruiva, l’Alfasud.

Furgoni FIAT: da Talento a Scudo, la passione è per la numismatica

Rimaniamo in Italia per la terza ed ultima “concorrente” del Bel Paese per il concorso dei nomi più strani del mondo dell’auto. Questa volta parliamo della Casa italiana per eccellenza, FIAT, ma non di un singolo modello. E diciamo che tra Regata, Argenta, Stilo e Punto ce ne sarebbe da discutere. In realtà, il premio come auto FIAT dai nomi più strani non va ad una famiglia di automobili, bensì di… furgoni.

La Casa torinese, infatti, dopo aver utilizzato i numeri anche per i propri veicoli commerciali, decise nel 1977 di lanciare il primo FIAT Fiorino. Chiamato 127 Fiorino per rimarcare la parentela con la utilitaria, ha però un enorme merito: quello di aver lanciato una moda tra i veicoli commerciali FIAT, quella… della numismatica.

Dopo il primo Fiorino, infatti, nel 1981 il primo Ducato. La sua versione con passo corto poi si chiamò Talento, e successivamente arrivarono il Doblò, lo Scudo, il Penny e il Marengo. Si tratta sempre di nomi di monete, che dal 1977 rendono speciali i van di FIAT. Ancora oggi, infatti, la gamma di FIAT Professional è formata da Fiorino, Doblò, Talento e Ducato. Chissà che non vedremo in futuro un FIAT Dracma, o Lira, o Sesterzo…

Honda CR-V, nome all’apparenza semplice ma che racconta tutto sul SUV giapponese

Ci sarebbero tantissime automobili che, dietro ad una sigla apparentemente asettica e senza senso, nascondono gran parte della loro esistenza. Mazda MX-5, per esempio, significa “Mazda Experimental 5”, ovvero il quinto prototipo Mazda. Toyota CH-R, invece, è un acronimo per “Compact Hybrid Revolution”, traducibile come “rivoluzione delle auto compatte ibride”. Tra gli appassionati di sigle “parlanti”, però, c’è soprattutto Honda, che alle classiche Civic, Accord e Jazz ha affiancato per anni sigle molto eloquenti.

Tra i nomi di auto più strani e particolari però, tra HR-V, FR-V e NSX abbiamo scelto di parlarvi di Honda CR-V, il primo SUV della Casa giapponese. Honda arriva al 1996 dopo aver registrato un vero e proprio flop. Per entrare nel sempre più florido mercato dei SUV-fuoristrada, infatti, la Casa giapponese aveva lanciato il Crossroad, che altro non era che un Land Rover Discovery 1 rimarchiato. Il successo di questo modello, tra l’altro unica Honda mai prodotta con un motore V8, fu limitatissimo. Così, nel 1994, Honda decise di iniziare a progettare da sola il suo primo SUV.

Nel 1996, allora, Honda lanciò il CR-V. Totalmente disegnato e ingegnerizzato in casa, il CR-V fu uno dei primi SUV compatti e facili da guidare, e 25 anni dopo è ancora oggi un enorme successo. Ma sapete cosa vuol dire CR-V? Una volta scoperta questo acronimo, capirete cosa voleva ottenere con questo modello Honda: CR-V infatti significa “Confortable Runabout Vehicle”, ovvero “automobile comoda da usare tutti i giorni”. Non esattamente un nome emozionante, ma esattamente calzante alla realtà.

Isuzu Mysterous Utility Wizard: davvero, non stiamo scherzando. Sarà questo il re dei nomi di auto strani?

Vi ricordate la Opel Frontera? Si tratta di uno dei primi fuoristrada compatti, nato in un periodo in cui le automobili a ruote alte e capaci fuoristrada erano le più amate e ricercate. Insieme a Toyota RAV-4, Mitsubishi Pajero, Nissan Terrano e simili, anche Frontera cercava di trovare il suo spazio. Il progetto, poi, non era interamente di Opel, che infatti aveva poca esperienza nel campo.

La tecnologia e la trazione integrale erano infatti merito della Casa giapponese Isuzu, che all’epoca faceva parte del Gruppo General Motors, insieme ad Opel. Isuzu aveva infatti una grande tradizione di fuoristrada duri e puri, e così scelse di lanciare un fuoristrada più piccolo, a misura di città ma capace anche quando l’asfalto finisce. Il suo nome? Isuzu MU.

Ma cosa vuol dire MU? Non capisco sinceramente da dove possa essere arrivato questa “ispirazione”, ma il significato di MU è, ufficialmente, Mysterious Utility. Davvero: auto dalla “misteriosa utilità”. Se non lo sai tu a cosa serve, Isuzu, come facciamo a saperlo noi? Ma c’è di più: non paghi di questa genialata, in Isuzu decisero di lanciare anche una versione a 5 Porte dell’MU. Come chiamarlo? Mysterious Utility… Wizard. Ora ne siamo sicuri: il creativo di Isuzu non era proprio un Mago. Per fortuna noi abbiamo avuto il Frontera…

KIA Pro_Cee’d, una formattazione assurda per una delle auto con nomi strani più comune in Europa

Torniamo a parlare di automobili che conosciamo piuttosto bene occupandoci di KIA. La Casa coreana, nel corso degli anni, ha avuto dei veri e propri capolavori per gli appassionati di auto dai nomi strani: Cerato, Venga, Sedona, Rodeo, e come dimenticare la mitica Opirus?

In Europa, invece, escludendo la piccola Picanto e le già citate Cerato e Opirus, i nomi dei modelli furono più o meno tranquilli. Tutto cambiò nel 2007, con l’arrivo della sostituta della già citata Cerato, la Cee’d. Da scrivere rigorosamente con l’apostrofo, Cee’d è un acronimo che racconta del legame con il Vecchio Continente di questo modello: Cee’d infatti significa “(automobile della) Comunità Europea con Design Europeo”. E l’apostrofo? In Kia volevano chiamare la loro nuova compatta riprendendo la sigla della Comunità Economica Europea, CEE. Si resero però presto conto che CEEED avrebbe avuto troppe E.

Così, KIA sostituì la terza E con un apostrofo, rendendo il tutto più frizzante. La ciliegina sulla torta però arrivò con la versione 3 porte di Cee’d. Questa versione era più sportiva, più lunga, più bassa e più larga. Era quindi una versione migliorata di Cee’d, una versione Pro. Così, KIA la chiamò Pro_Cee’d. Per amore di tutti i giornalisti e degli editori di giornali, però, in KIA aggiunsero anche l’underscore, per rendere il modello più moderno e accattivante. Inutile dirvi che oggi il modello base si chiama Ceed, senza apostrofo, e la sportiva è diventata Proceed, senza strana punteggiatura. Viva la semplificazione!

Mazda Laputa: l’hanno fatto davvero?

Dovete sapere che i giapponesi hanno una passione per i nomi latini, soprattutto italiani e spagnoli. Quando si tratta di dare un nome alle automobili, soprattutto quelle presenti sul solo mercato interno, la loro fantasia si sbizzarrisce. Tra Daihatsu Cuore, Daihatsu Materia, Mitsubishi Pistachio (si, è pure sbagliato) e tante altre, abbiamo scelto quella che più di tutte ha fatto discutere: la Mazda Laputa.

Si tratta di una piccola Kei-car, ovvero quel tipo di auto tipicamente giapponese che sottostà a delle regole di dimensioni esterne e del propulsore molto limitate. Lunghezza sotto i 3,40 metri, motore con massimo 660 cm3 e 64 CV, larghezza di massimo 1,48 metri. Questo tipo di auto è perfetto per le enormi e congestionatissime città giapponesi, dove per massimizzarne la diffusione sono meno tassate e più convenienti.

Arriviamo però all’elefante nella stanza: la Mazda Laputa. Piccola, compatta e dall’estetica tutto sommato tranquilla, la LaPuta si ispira nel nome a Laputa, l’isola volante degli scienziati pazzi che si trova nel libro I Viaggi di Gulliver. Peccato che anche i più appassionati del libro di Jonathan Swift non ci videro l’isola di Gulliver, quanto una corrispondenza con lo spagnolo. Ora, non penso di dovervi tradurre il significato di questa espressione, vero? Evidentemente, nel board Mazda nessuno masticava abbastanza bene lo spagnolo per rendersi conto dell’errore madornale…

Mercedes Vito, curioso in Italia ma quasi bandito in Svezia

Anche le Case apparentemente impeccabili nascondono dei segreti, come dimostra Mercedes-Benz. La Casa tedesca, infatti, ha legato il suo nome a Classi e sigle indimenticabili. Classe E, Classe S, SL, SEC, e così via. Anche la Casa di Stoccarda, però, ha avuto i suoi momenti no a livello di nomi.

Ignorando la brutta e poco affidabile Vaneo di primi anni 2000, dobbiamo guardare ai veicoli commerciali Mercedes, da sempre parte integrante della storia della Casa tedesca. Dopo essere stati anche loro definiti da sigle come MB100, T1 o T2, nella seconda metà degli anni ’90 Mercedes rinnovò totalmente il suo “parco furgoni” con due van realizzati in collaborazione con Volkswagen. Il più grande si chiamò Sprinter, invece il più piccolo, lanciato nel 1996 e imparentato con il Volkswagen Transporter, ebbe un duplice nome.

La versione “passeggeri” si chiamò infatti Classe V, per proseguire la tradizione della nomenclatura per Classi. Per la versione furgonata, invece, Mercedes scelse un “vero” nome: Vito. Questo nome non è stato scelto per dedicare questo van a San Vito, né in onore di qualche dipendente italiano di Mercedes: la sua origine viene dal suo stabilimento, situato a Vitoria, in Spagna. Da Vitoria, Mercedes troncò il nome in Vito, et voilà il nuovo furgone è servito. Se però in Italia un nome di persona per un van fa sorridere, in Svezia Vito fu molto criticato. In svedese, infatti, Vito suona in modo molto simile a Fitta, un modo piuttosto volgare per indicare gli organi genitali femminili. Non il massimo per un furgone, vero?

Mitsubishi Pajero, in Spagna chiamatemi Montero

Arriviamo così ad uno dei modelli più famosi di questo tipo di liste, Mistubishi Pajero. Se parliamo di auto con nomi strani e imbarazzanti, il mitico fuoristrada giapponese, che in Europa ci ha lasciati nel 2019 dopo oltre 30 anni di carriera, esce sempre fuori.

Partiamo infatti dalla nascita di questo leggendario modello, nel 1981. Mitsubishi aveva appena creato un nuovo fuoristrada moderno, accattivante e capace di unire grandi prestazioni fuori strada e un buon comportamento stradale. Per questa capacità di sapersi adattare ai diversi habitat, in Mistubishi scelsero il nome Pajero: questo deriva dal nome scientifico del Gatto delle Pampas, il leopardus pajeros. E con questo nome, Pajero, è stato commercializzato in quasi tutto il mondo…. tranne che nei Paesi di lingua ispanica o con alta presenza di ispanofoni.

In tutti i Paesi mondiali di lingua spagnola o con minoranze spagnole come la quasi totalità dell’America Latina, il Nord America, la Spagna, le Filippine e via discorrendo, il suo nome fu cambiato in Montero. Il motivo? Pajar, in spagnolo, significa “mettere il colpo in canna”, e nel gergo comune è diventato metafora di masturbazione. Pajero, così, è l’aggettivo derivato da pajar, che penso di non dovervi tradurre, vero? Inoltre, poi, per non rischiare figuracce anche la sede britannica di Mitsubishi decise di cambiare il nome di Pajero in Shogun per il mercato del Regno Unito. Non si sa mai…

Nissan LEAF, la “foglia” nasconde uno delle auto con i nomi più strani degli ultimi anni

Se pensate che le stranezze siano finite con gli anni, ho una sorpresa per voi. Se infatti le Case automobilistiche stanno decisamente più attente oggi ai nomi dati alle loro auto, ci sono ancora delle auto con nomi che definire strani è senz’altro il minimo. Partiamo allora con una delle più recenti auto della lista, l’elettrica di Nissan, la LEAF.

Se ad un primo, distratto sguardo può infatti sembrare che Nissan l’abbia semplicemente chiamata “Foglia”, basta andare un attimo a fondo della questione per scoprire che non è esattamente così. Si, in effetti Nissan ha scelto il nome Leaf anche per enfatizzare l’indole ecofriendly, sostenibile e amica della natura della sua prima auto 100% elettrica. In realtà, però, anche dalla realizzazione grafica del nome, in maiuscolo.

LEAF infatti è in realtà un acronimo che sta per Leading, Environmentally Friendly, Affordable Family Car. Tradotto, risulterebbe come “Automobile familiare leader del suo segmento, abbordabile, amica dell’ambiente“. Si, davvero. Il suo nome quindi vuole ribadire il suo essere la prima elettrica spaziosa, dal prezzo contenuto e dall’autonomia sufficiente. Leggendolo, però, non può che sorprendere scoprire che dietro una “foglia” c’è nascosto molto di più.

Peugeot Bipper Teepee Outdoor, semplicemente: perché?

Ritorniamo in Europa per andare a trovare i sempre istrionici e originali amici francesi. I nostri cugini d’Oltralpe, infatti, hanno sempre avuto una passione per i nomi particolari: basti ricordare la Matra-Simca Bagheera, le Renault Fuego, Estaffette o le Citroen Juvaquatre. Tutte le Case transalpine, però, si sono ormai concentrate su nomi semplici: dei classici come in Renault (Clio, Mégane, Espace), dei codici ricorrenti come Citroen (C3, C5, C4 Aircross) o numerici, come Peugeot (208, 308 e così via).

Tutte queste Case, però, si sbizzarriscono quando è ora di dare un nome ai furgoni. Ed è proprio Peugeot che ha sfornato dei nomi davvero particolari per i suoi van. Dopo il classico Expert e il medio Partner, per il piccolo furgone su base FIAT Fiorino (a volte ritornano…) la Casa di Sochaux scelse il simpatico nome Bipper.

Il suo significato? Beh, è simpatico! Il problema però arriva per la versione passeggeri del Bipper. In quel periodo, infatti, Peugeot scelse di chiamare i suoi van per trasporto passeggeri ispirandosi ad una tipica tenda degli indiani d’America, la Teepee. Così nacque il Peugeot Bipper Teepee, un nome che già fa storcere il naso.. Non paga, però, Peugeot lanciò poi una versione rialzata del suo van, capace così di affrontare le strade sterrate. Il risultato? Il Peugeot Bipper Teepee Outdoor. L’unica cosa che ci viene da dire è… perché? Tre nomi che non hanno alcun senso uno di fianco all’altro, e che fanno sempre chiedere all’interlocutore “scusa, non ho capito”. Almeno, però, è un nome simpatico. Forse.

Ssangyong Korando, tra i nomi di auto più strani c’è spazio anche per un messaggio… motivazionale

Non potevano non ritornare per un’ultima comparsata i coreani, che in quanto ad auto con nomi strani e particolari sono sempre in prima fila. La Casa di cui parliamo adesso è la mitica Ssangyong. Dotata già in partenza di un nome davvero particolare e difficile da pronunciare per noi occidentali, i creativi della Casa coreana si sono spesso dati alla pazza gioia in fase di completazione dei loro modelli.

Basti pensare alle Ssangyong Musso, Rodius, Actyon, e alla più recente Tivoli, che omaggia la città romana Patrimonio dell’Unesco. Oggi però la protagonista può essere una sola: la Ssangyong Korando. Si tratta della prima auto prodotta dalla Casa, nata nel 1983 dalla Geohwa, che poi nel 1986 diventò SsangYong. Partito come Jepp CJ7 prodotto su licenza, questo modello poi ebbe una grandissima importanza per la storia del costruttore sudcoreano dal 1996, quando grazie alla tecnologia e ai motori Mercedes-Benz il fuoristrada asiatico divenne piuttosto popolare anche in Europa.

SsangYong Korando in Madrid 2019

Ma cosa significa Korando? Non ci crederete, ma è in realtà una vera e propria frase motivazionale. Korando infatti è un a flessione di tre parole inglesi, Korea Can Do, Korando. La traduzione per chi non fosse proprio amante dell’inglese è “La Corea ce la può fare”. Un’auto che era quindi un monito per la Casa, l’industria automobilistica coreana e per l’intera Corea del Sud. Pazzesco cosa può nascondere un nome, vero?

Suzuki Cappuccino, un nome italiano totalmente fuori contesto per la mitica mini-roadster

Ricordate come prima abbiamo raccontato di come i giapponesi adorino i nomi italiani e li mettano anche dove non c’entra (praticamente) nulla? Ecco, dopo le varie Daihatsu Cuore e Materia e Suzuki Alto, proprio la Casa di Hamamatsu ha in serbo per noi la terz’ultima auto con nomi strani o assolutamente fuori di testa, ed è una vettura amata dagli appassionati di auto giapponesi.

Tutti gli amanti delle auto JDM (ovvero le auto per il mercato giapponese) conosceranno infatti la mitica Suzuki Cappuccino. Per chi non la conoscesse, si tratta di una minuuuscola Kei-Car che però si rivela una sportiva vera. Motore anteriore-centrale, trazione posteriori, due posti e tetto retrattile: sembra la ricetta di una vera sportiva! La lunghezza è però di 3,4 metri, la larghezza di circa 1,48 e il motore è un 660 cm3 tre cilindri turbo da ben 64 CV. Ha però il cambio manuale, il motore arriva fino a 9.500 giri e pesa pochissimo, 725 kg.

Le prestazioni sono davvero vivaci, per uno 0-100 km/h coperto in 8,5 secondi, mentre la velocità massima è di ben 185 km/h. Pensate che le sospensioni erano a doppio quadrilatero sulle quattro ruote, davvero sofisticate. Ma il punto di tutto questo è: perchè si chiamava Cappuccino? Beh… perchè non avrebbe dovuto? La piccola “tazza” di Cappuccino venne prodotta dal 1991 al 1998, e ancora oggi è amata e ricercata in tutto il mondo.

Toyota Aygo, un’insospettabile auto dai nomi strani: attenzione alla pronuncia!

Le ultime due automobili sono due vetture che tutti noi italiani ed europei conosciamo benissimo, in quanto davvero diffusissime e vendutissime in tutto il Continente. Partiamo dall’ultima giapponese della lista, Toyota Aygo. Tra le varie Corolla, Cressida, Celica, Carina e Paseo, anche Toyota avrebbe di che spiegare a noi appassionati italiani.

Stavolta però parliamo di quella che, tra tutte, è la più diffusa attualmente, la Aygo, che nasconde un piccolo segreto. Per chi ancora non la conoscesse, Aygo è una piccola citycar tutta città, spesa e versatilità. Prodotta in collaborazione con Peugeot e Citroen, Aygo grazie al suo 1.0 tre cilindri è vispa, economa e piacevole da guidare in città.

Il suo nome, però, nasconde una vera e propria “perla di ignoranza”. Visto così, Aygo, sembra il classico nome dalla pronuncia anglofona altisonante e senza un vero significato. Ma se vi dicessi, invece, che si tratta di una traslitterazione brutta di “I go”, ovvero “io vado” in inglese? L’idea dietro, molto divertente, è di simboleggiare libertà, agilità e la mobilità personale. Io, però, trovo che tutto questo sia semplicemente fantastico, simpatico ed esilarante.

VW Tiguan, quando il pubblico decise per un matrimonio improbabile tra due animali

Concludiamo con l’ultima, assurda storia di oggi, che ci porta la più insospettabile delle auto dai nomi strani viste oggi. Contesto: siamo in Germania, nel 2007. Volkswagen, la Casa più popolare del Paese, sta per lanciare un nuovo SUV, e si preannuncia un vero successo. Spinta infatti dalle vendite del grande Touareg, la Casa di Wolfsburg non vede l’ora di lanciare un SUV più piccolo, economico e a misura di città, perfetto per chi ritiene il Touareg troppo grosso per le proprie esigenze.

C’è solo un problema: come chiamare questo nuovo modello? Sorprendentemente, Volkswagen decise per una soluzione a dir poco inconsueta: far scegliere al pubblico che poi la comprerà. Fu così che AutoBild, una delle riviste automobilistiche più autorevoli e diffuse, lanciò un concorso: prima invitò i lettori a proporre dei nomi, e poi una volta scelti 5 finalisti il pubblico avrebbe potuto scegliere il suo preferito. Nonostante ci siano ancora oggi delle controversie riguardo al fatto che sia stata in realtà la stessa Volkswagen a fornire i 5 nomi finalisti, i lettori di AutoBild furono chiamati a scegliere un nome tra Namib, Rockton, Samun, Tiguan e Nanuk.

Per quanto mi sarebbe piaciuto vedere una Volkswagen Nanuk, per fortuna ha vinto il nome Tiguan, che poi ha fatto nascere la consuetudine dei SUV Volkswagen che iniziano per T, come T-Roc, T-Cross o Taigo. Ma cosa significa Tiguan? Beh, incredibilmente questo nome unisce due animali, la tigre e l’iguana, in tedesco Tiger e Liguan. Come diavolo sia potuto essere partorito da qualcuno è ancora un mistero. Tiguan, però, funzionò, e continua ad essere apprezzato anche oggi.

Quale di queste auto dai nomi strani e incredibili è la vostra preferita?

E con l’insospettabile Volkswagen Tiguan si chiude il nostro viaggio all’interno dei nomi più strani e insospettabili del mondo dell’auto. Tra matrimoni improbabili tra specie animali, caffetteria, storpiature di lingue e imbarazzanti incidenti di traduzione, il mondo dell’auto è davvero pieno di sorprese.

Ma ora tocca a voi: qual è il vostro nome preferito? Conoscete altri assurdi nomi strani e impensabili che non abbiamo inserito nella lista? Possedete una di queste auto? Fatecelo sapere qui sotto nei commenti: è il vostro momento! Noi ci vediamo venerdì prossimo, sempre qui su techprincess, per una nuova puntata di Auto for Dummies. Ciaoo!

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Giulio Verdiraimo

Ho 22 anni, studio Ingegneria e sono malato di auto. Di ogni tipo, forma, dimensione. Basta che abbia quattro ruote e riesce ad emozionarmi, meglio se analogiche! Al contempo, amo molto la tecnologia, la musica rock e i viaggi, soprattutto culinari!

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