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C’era una volta a… Hollywood: il Tarantino scrittore e regista

Quando parliamo di Quentin Tarantino, menzioniamo quasi sempre le stesse caratteristiche del suo cinema: i dialoghi brillanti e volgari, il citazionismo spinto e la violenza che pervade tutte le sue opere. Tutti aspetti lampanti e indiscutibili, che però ci fanno perdere di vista l’idea che sta alla base di tutta la carriera del regista statunitense: le storie (e in particolare il cinema) sono lo strumento di persuasione più potente di tutti. Un messaggio chiaro e potente, che attraversa anche l’ultimo film di Tarantino C’era una volta a… Hollywood, che nella cornice dell’industria dell’intrattenimento della fine degli anni ’60 mette in scena un crocevia di storie vere, invenzioni e ucronie, con al centro Sharon Tate (Margot Robbie), Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) e Cliff Booth (Brad Pitt).

Un lavoro denso di eventi e suggestioni, in cui Tarantino ha riversato letteralmente tutto se stesso, partendo dai suoi ricordi di infanzia, attraversando la storia del cinema e della televisione ed esaltando il tutto con il suo sconfinato amore per la città di Los Angeles. Proprio questa vastità di temi e personaggi, difficilmente sintetizzabile in 161 minuti, ha spinto Quentin Tarantino a scrivere il suo primo romanzo C’era una volta a… Hollywood (edito in Italia da La nave di Teseo), che riprende e amplia la storia del film, affabulando gli spettatori e i lettori con un racconto che trasuda amore per la settima arte e conferma l’abilità di scrittura del regista e sceneggiatore, anche lontano dalla macchina da presa.

C’era una volta a… Hollywood: dallo schermo alla carta

Quentin Tarantino, Brad Pitt, Margot Robbie e Leonardo DiCaprio durante la premiere di C’era una volta a… Hollywood al TCL Chinese Theatre

Chi ha visto C’era una volta a… Hollywood (chi non lo ha fatto può recuperare su Netflix) non faticherà a orientarsi nella storia. Siamo nella Los Angeles del 1969, dove tre personaggi si confrontano quotidianamente con atmosfere e problematiche completamente differenti. Da una parte la Hollywood di serie A, rappresentata dall’astro nascente Sharon Tate, moglie del già affermato regista Roman Polanski. Dall’altra il suo vicino di casa Rick Dalton, attore in declino che dopo una discreta carriera sul piccolo schermo si trova ora ridotto a piccole comparsate, con lo spettro di concedersi al cinema di genere italiano, da lui considerato un’onta intollerabile. Accanto a lui, lontano dalle luci dei riflettori, c’è il suo stuntman Cliff Booth, in perenne fuga dal passato e dalla legge.

Senza cinepresa, Quentin Tarantino si lascia andare al marchio di fabbrica delle sue opere, quelle divagazioni dalla storia che diventano esse stesse La Storia. Conosciamo così ancora meglio i personaggi che abbiamo amato sul grande schermo. Comprendiamo la paura e la profonda insoddisfazione di Rick Dalton, all’inseguimento di una svolta per la sua calante carriera, e sentiamo più vicina a noi anche Sharon Tate, desiderosa di affrancarsi dall’immagine di bambolina sexy che il mondo dell’intrattenimento ha confezionato per lei.

I fari sono però puntati per una volta soprattutto sull’enigmatico Cliff, sul suo modo di pensare e sui suoi desideri. Se già il film metteva in chiaro l’amore di Tarantino per questo personaggio, il libro ci propone Cliff come un vero e proprio alter ego del regista, alla perenna caccia di emozioni forti dentro e fuori dal cinema e con una passione smodata per la cinematografia europea e quella del maestro Akira Kurosawa.

Fra fantasia e realtà

Tarantino taglia del tutto l’azione, mettendo in secondo piano anche la sua personale rilettura dei tragici fatti di Cielo Drive e lasciando che a parlare siano i personaggi. In C’era una volta a… Hollywood ritroviamo così alcune delle scene clou viste sul grande schermo (Sharon Tate che guarda se stessa al cinema, il viaggio di Cliff con l’autostoppista verso lo Spahn Ranch, il dialogo di Rick con la talentuosa e super professionale bambina attrice Trudi), ma trovano spazio anche approfondimenti su eventi solamente sfiorati dal film, come la morte della moglie di Cliff e la parabola della presenza sinistra che aleggia sui due racconti, cioè Charles Manson, che da musicista fallito si ritrova, grazie al suo carisma, a capo di una temibile setta di hippie assetati di violenza.

Tutto ciò è esaltato da una scrittura scorrevole e sbarazzina, piena di volgarità e dettagli scabrosi che difficilmente avrebbero potuto arrivare sul grande schermo, nella quale Tarantino distilla il suo sapere cinematografico. Gran parte degli eventi narrati sono arricchiti da precisi riferimenti cinematografici, che fanno di C’era una volta a… Hollywood anche un piccolo dizionario del cinema narrativo classico. Ma nel libro sono disseminati anche dettagli inventati di sana pianta, film mai girati e interpreti inesistenti, che confluiscono naturalmente in un guazzabuglio di aneddoti e ricordi in cui è difficile distinguere la fantasia dalla realtà. Da celebrità vanitosa e consapevole dei propri mezzi, il regista inventa addirittura su se stesso, concedendo alla Trudi adulta una nomination per The Lady in Red, immaginario gangster movie ambientato negli anni ’30 diretto da un certo Quentin Tarantino. Che sia un indizio sul prossimo film del regista?

C’era una volta a… Hollywood: la quintessenza di Quentin Tarantino

Fra salti avanti e indietro nel tempo, incontri fortuiti e realtà alternative alla nostra, il libro C’era una volta a… Hollywood mette in scena un cinema che non c’è più, fatto di zuffe dietro le quinte e stelle in preda all’autodistruzione, ma anche di rapporti umani e di sincera stima reciproca fra le persone coinvolte nella macchina dei sogni. Un’industria cinematografica che si autoalimentava di storie e di miti, non importa se veri e inventati, come fa lo stesso Tarantino da più di 30 anni.

Non è quindi un caso che il cuore di questo libro sia nella scena (tagliata a malincuore dal film) in cui Rick Dalton e la piccola Trudi provano la sequenza che li aspetta sul set il giorno successivo. Un momento di complicità e sincerità fra due persone agli antipodi, che rinfranca entrambi e ricorda a noi lettori che nella forza di una storia di fantasia si cela spesso un appiglio per affrontare con più energia e consapevolezza la vita reale. Ancora una volta, il cinema che supera la vita, la finzione che espande la realtà: in altre parole, la quintessenza di Quentin Tarantino.

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