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I comuni italiani contro il 5G

Salgono a 60 i municipi finiti in tribunale per il blocco allo sviluppo delle reti di quinta generazione

Si allarga il fronte dei Comuni contro il 5G.

Se si è stimato di diverse centinaia il numero di municipi che hanno mostrato qualche malcontento nei confronti delle reti di quinta generazione, sono 60 quelli che hanno emanato un’ordinanza anti 5G. E che adesso sono chiamati a risponderne in tribunale.

Comuni italiani contro il 5G: gli ultimi dati

Secondo un’indagine condotta da Wired, il numero dei Comuni citati in tribunale a causa dell’opposizione al 5G è quasi triplicato in tre mesi. Si è passati infatti dai 35 dello scorso gennaio ai 60 di aprile.

Le cause riguardano in alcuni casi singoli Comuni, in altri comitati di svariata estensione territoriale.

Le cause contro i Comuni ribelli

Da un punto di vista legale, nessun sindaco può decidere arbitrariamente di non accettare la tecnologia 5G sul proprio territorio comunale. Quel che è possibile è opporsi all’installazione di una o più antenne in un luogo specifico, se ci sono sufficienti ragioni estetiche o ambientali che motivino il rifiuto di questa tecnologia.

La maggior parte delle cause sta concludendosi con la compensazione delle spese. Alcuni comuni avevano già revocato l’atto prima di presentarsi in tribunale, altri hanno lasciato che fosse il giudice a farlo.

5g

Il Decreto semplificazioni e le sue ricadute sul 5G

Lo scorso luglio era oltre 400 le amministrazioni locali pronte a opporsi allo sviluppo delle reti di ultima generazione. La popolazione coinvolta era di 4,5 milioni di cittadini: ben un tredicesimo degli italiani.

Era allora intervenuto il cosiddetto Decreto semplificazioni, modificando le disposizioni della Legge 36 del 2001, che lasciava ai Comuni la libertà di installare o meno le antenne di telefonia mobile.

Ma il Decreto semplificazioni ha cambiato le carte in tavola. E, come abbiamo detto, ha negato recisamente la possibilità di un’ostruzione alle reti 5G. Si legge nel Decreto che “i Comuni possano adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di […]  reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia”.

Messina: la sentenza pilota

Il tempo di apparire, e il Decreto aveva già fatto la sua prima vittima. Sempre nel luglio del 2020, infatti, il Tar di Catania ha accolto il ricorso di Vodafone contro il Comune di Messina. E ha annullato l’ordinanza di blocco dei lavori di installazione delle reti 5G, emanata dal municipio siciliano.

L’opposizione al Decreto

Se molti Comuni contro il 5G, alla luce del Decreto dello scorso luglio, hanno ritirato le ordinanze, altri hanno proseguito nella loro battaglia verosimilmente destinata a fallire.

A tutelare, almeno psicologicamente, la posizione dei Comuni ribelli, sono una serie di associazioni e comitati che si battono contro l’installazione delle reti di quinta generazione. È sufficiente una breve interrogazione a un motore di ricerca in Rete, o un giro sui social, per constatare come siano diverse le sigle che raccolgono appelli e promuovono iniziative contro il 5G.

La più robusta e longeva è Alleanza italiana stop 5G, attiva dal 2018.

comuni contro 5g

I luoghi comuni contro il 5G

È facile immaginare che i Comuni schierati contro il 5G siano anch’essi preda di una serie di luoghi comuni sulle reti di quinta generazione, di cui abbiamo scritto altrove.

Oltre a ipotetici danni alla salute degli esseri umani e degli animali, ricordiamo che c’è chi avrebbe addirittura incolpato il 5G della diffusione del Coronavirus.

Pur conoscendo con quale rapidità si diffondano oggi le fake news, stupisce come svariate amministrazioni comunali abbiano preferito seguire l’onda emotiva anziché prendere informazioni corrette.

Il futuro è 5G

Scongiurati i danni alla salute riferiti al 5G, occorrerebbe un cambio di mentalità. Accettando intanto che le nuove tecnologie faranno sempre più parte della nostra vita, e poi che le reti di quinta generazione permetteranno ai device di scambiare dati in modo molto più rapido. Basti pensare a quanto, nei mesi della pandemia, abbiamo utilizzato (chi per lavoro chi per svago) piattaforme per le videochat. E quanto abbiamo imprecato davanti a collegamenti poco stabili.

L’Italia è uno dei pionieri della tecnologia 5G, e il Ministro della transizione digitale, Vittorio Colao, desidera accelerare sulle reti di quinta generazione. Già la pandemia ha frenato l’installazione delle reti. E le cause dei comuni contro il 5G di certo non aiutano.

Nel frattempo, il governo sta lavorando al Piano nazionale di ripresa e resilienza, programma di investimenti che l’Italia dovrà presentare alla Commissione europea.

Non bisogna arrestare i lavori: la società di consulenza Ernst & Young ha calcolato che un anno di slittamento potrebbe costare al Paese sino a 4 miliardi di euro.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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