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Covax, il piano di vaccinazione globale avviato dall’OMS

A che punto è il programma di accesso equo ai vaccini contro il Covid-19

A un anno dall’istituzione di Covax, facciamo il punto sul piano di vaccinazione globale che prevede una distribuzione equa a livello planetario dei vaccini contro il Covid-19.

Covax: cos’è, chi lo ha voluto

Il programma Covax nasce nell’aprile del 2020 all’interno di un più ampio progetto, Access to Covid-19 Tools Accelerator. L’iniziativa è stata promossa dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) assieme alla Commissione europea e al governo francese.

L’OMS guida il programma Covax, coadiuvato dalla GAVI (Global Alliance for Vaccines and Immunization) e dalla CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations).

L’obiettivo di Covax è quello di aiutare le popolazioni di 92 economie mondiali a basso e medio reddito ad avere accesso ai vaccini contro il Covid-19.

Il programma per lo sviluppo, la produzione, la negoziazione dei prezzi dei vaccini e la loro distribuzione è ambizioso. Dei 2 miliardi di dosi di vaccini che si mira a distribuire a livello globale entro la fine del 2021, 1,3 miliardi sono infatti destinati ai 92 Paesi più bisognosi.

L’Unicef partecipa sia operativamente che finanziariamente al progetto. E il suo portavoce per l’Italia, Andrea Iacomini, ha dichiarato: “L’idea alla base del programma parte da un presupposto fondamentale: non c’è sicurezza per nessuno se non c’è equità, se non facciamo i modo che i paesi a basso e medio reddito accedano anch’essi a programmi di vaccinazione di massa. Bisogna vaccinare tutti, ovunque: la sicurezza di ognuno passa per l’equità, la propria sicurezza passa dalla sicurezza globale.”

Covax: i primi Paesi che ne hanno beneficiato

Il programma Covax, partito concretamente all’inizio del 2021 tra entusiasmi e speranze, si è subito rivolto al continente africano.

Diversi Paesi sono stati avvisati tramite lettera il 30 di gennaio, e a febbraio sono partite quasi 90 milioni di dosi vaccinali. La prima nazione in ordine di tempo a giovarsi del programma è stato il Ghana, che ha ricevuto 600.000 dosi il 25 febbraio 2021.

Matshidiso Moeti, direttore generale dell’OMS per l’Africa, aveva espresso tutta la sua soddisfazione: “Nessuno può sentirsi al sicuro finché tutti non saranno al sicuro. Questo lancio pianificato è un primo passo fondamentale per garantire al continente un accesso equo ai vaccini”.

Subito dopo il Ghana è toccato alla Costa d’Avorio, con 500.000 dosi vaccinali.

“I vaccini salvano vite. Man mano che gli operatori sanitari e altro personale in prima linea vengono vaccinati, vedremo un graduale ritorno alla normalità, compreso un migliore accesso ai servizi sanitari, formativi e di protezione per tutti, specialmente per i bambini. Nello spirito della copertura sanitaria universale, non dobbiamo lasciare indietro nessuno”. Queste le parole di Marc Vincent, rappresentante dell’UNICEF in Costa d’Avorio.

Covax in Europa

Il programma Covax è sbarcato in Europa a marzo, con circa 24.000 dosi di Pfizer-BioNTech giunte in Bosnia-Erzegovina e altrettante di AstraZeneca spedite in Montenegro e Macedonia del nord.

I tre Paesi hanno inoltre ricevuto migliaia di dosi di vaccino donate dalla Serbia, l’unica nazione dei Balcani occidentali (escluse Slovenia e Croazia, membri UE) che ha avviato un piano di vaccinazione di massa.

Le criticità: l’aspetto finanziario

Covax non è tuttavia esente da critiche e ritardi.

I dubbi dal versante finanziario sono state espresse da Harris Gleckman in un approfondito articolo pubblicato lo scorso 1 aprile sul sito del Transnational Institute. In sintesi, viene messo sotto accusa l’approccio multi-stakeholder, cioè con diversi soggetti interessati al programma.

Questo approccio ridurrebbe sensibilmente il ruolo dell’OMS: i portatori di interesse privati all’interno del progetto Covax avrebbero decretato la fine del multilateralismo. E la vittoria delle logiche di mercato sugli interessi collettivi.

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Le criticità: i ritardi

Un’analisi uscita giovedì 22 aprile sul Guardian segnala forti ritardi nelle consegne delle dosi vaccinali. I costi e le carenze di forniture stanno rallentando il programma Covax. Che finora ha distribuito 33 milioni di fiale in 74 Paesi. Solo piccoli Stati come la Moldavia, Tuvalu, Nauru e Dominica hanno ricevuto tutte le dosi vaccinali previste.

I ritardi stanno colpendo soprattutto l’Africa, dove è immunizzato appena l’1,7% della popolazione. E dove nazioni con il Ruanda, la Nigeria il Kenya e l’Etiopia hanno ricevuto circa il 30% delle dosi previste.

Il ritardo si palesa se si guardano i numeri complessivi: aggiornamenti recenti dicono che Covax ha finora consegnato poco più di 40 milioni di dosi vaccinali. E si consideri che entro la fine di maggio la previsione di distribuzione è di oltre 187 milioni di dosi.

Le criticità: la disponibilità delle dosi

La terza e ultima difficoltà riguarda la disponibilità di dosi, soggetta a variabili imprevedibili. L’india, per esempio, con l’acuirsi della crisi pandemica nazionale ha bloccato le esportazioni delle dosi inizialmente destinate al programma Covax.

Non dimentichiamo infine che un ulteriore problema è il mantenimento della catena del freddo durante il trasporto delle dosi.

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Una proposta: sospendere la proprietà intellettuale

Un’idea per superare difficoltà e ritardi proviene da una parte della comunità scientifica. La spiega Aldo Morrone, direttore scientifico dell’Istituto San Gallicano: “Esistono precedenti importanti. Non solo la battaglia per il libero accesso agli antiretrovirali all’inizio degli anni Duemila. Durante la Seconda guerra mondiale, il governo Usa riuscì a incrementare la produzione di penicillina grazie alla collaborazione tra aziende e università pubbliche, senza badare alla proprietà intellettuale. L’esempio è citato in un editoriale pubblicato su Nature, dall’eloquente titolo È tempo di considerare la sospensione temporanea dei brevetti per i vaccini anti Covid. Anche noi chiediamo di sospendere i brevetti per i vaccini anti Covid. Il virus continuerà a circolare e a mutare, vanificando gli sforzi economici e i sacrifici fatti da tutti”.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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