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Gli Editoriali di Tech PrincessRubriche

Tecnologia e libertà: sorelle o nemiche?

È un problema sempre più affascinante e complesso: la tecnologia favorisce la libertà o la limita?

Tecnologia e libertà: bella impresa, affrontare in un editoriale un problema così complesso. E sempre più urgente.

L’idea è venuta all’estensore di queste righe, che nelle ultime settimane si è trovato a redigere diversi articoli per così dire in contrasto fra loro.

Abbiamo dato più volte notizie di come la tecnologia si sia saputa mettere al servizio dell’uomo: della cultura, della scienza e della medicina.

Altre volte, la tecnologia ha mostrato invece di essere intrusiva della privacy delle persone, di condizionarne le scelte, di informare in maniera distorta i meno equipaggiati.

Quindi? Si potrà mai arrivare a un’etica della tecnologia? Procediamo con ordine.

Tecnologia e libertà: un esempio virtuoso

Molti sono gli esempi in cui le nuove tecnologie si sono poste al servizio del miglioramento delle condizioni di vita. Su Techprincess abbiamo spesso parlato di iniziative sorprendenti (e anche commoventi), capaci per esempio di restituire dignità sociale a persone affette da gravi patologie.

Basti pensare al recente dispositivo BrainControl, in grado di trasformare in azione i pensieri di pazienti locked-in, cioè affetti da malattie che inibiscono qualsiasi tipo di movimento volontario. Attraverso un caschetto EEG e un software, i pazienti possono selezionare col pensiero le risposte ad alcune domande poste e tradurle su un dispositivo informatico.

tecnologia e libertà

Tecnologia e libertà nella vita di tutti i giorni

Ma a prescindere da questi esempi estremi, il binomio tecnologia-libertà si declina ogni giorno nella vita di chiunque, in tanti di quei modi che ormai non ce ne accorgiamo nemmeno più. Fare un qualunque acquisto o prenotazione online è una libertà (relativamente) nuova di cui godiamo grazie alla tecnologia. Così come inviare una mail di lavoro in mobilità mentre aspettiamo l’autobus, che grazie a un’app sappiamo che passerà dalla fermata sotto casa nostra esattamente tra due minuti.

Il lockdown ha contribuito ad alfabetizzarci su come la tecnologia possa venire in soccorso della nostra libertà. Abbiamo avuto accesso, seppur in modo virtuale, a musei e altri luoghi della cultura altrimenti interdetti al pubblico. Grazie alle piattaforme social abbiamo potuto intrattenerci con amici sparsi qui e là per il pianeta.

I più giovani e smaliziati hanno scoperto le infinite possibilità di svago (e apprendimento) attraverso la realtà aumentata e virtuale, e nel frattempo tutti abbiamo letto degli incredibili sviluppi dell’intelligenza artificiale. Grazie alla quale, per prendere solo un esempio, tra qualche anno verosimilmente avremo un traffico automobilistico composto in buona parte da vetture a guida autonoma.

Social e intelligenza artificiale: la zona di confine

Ma proprio gli ultimi due ambiti citati, i social e l’intelligenza artificiale, fanno venire un dubbio: è tutto oro quel che luccica?

I social permettono di certo un rapidissimo scambio di informazioni a livello planetario, ma sappiamo bene a quale rischio di intrusione nella propria privacy si espone chi li frequenta in modo indiscriminato. I meno dotati di capacità critica, poi, sono i primi bersagli delle fake news, capaci di veicolare in modo anche massiccio informazioni infondate, spesso riguardanti delicati argomenti scientifici. Per non parlare dell’esecrabile fenomeno dell’odio on line, contro il quale recentemente è stata presentata una proposta di legge alla Camera.

E l’intelligenza artificiale? Ho davvero piacere di sapere che negli aeroporti si potrà fare il check-in tramite riconoscimento facciale, se tecnologie simili vengono adottate per la videosorveglianza?

Anche Amnesty International ha chiesto una maggiore trasparenza rispetto all’uso della sorveglianza di massa, ed è ormai cospicua la bibliografia che parla apertamente di un controllo sociale attraverso le nuove tecnologie. Ricordiamo che il primo fortunatissimo, e documentatissimo, volume in questo senso è stato Il capitalismo della sorveglianza di Shoshana Zuboff.

Quindi i social e l’intelligenza artificiale sono il bene o il male? E chi potrà mai normare il rapporto tra tecnologia e libertà?

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La commissione UE e l’intelligenza artificiale

Martedì 20 aprile la Commissione Ue ha approvatola propostadi Regolamento sull’intelligenza artificiale per garantire “fiducia ed eccellenza”. Con un occhio ai diritti e uno al mercato, che cresce a ritmi vertiginosi.

Ecco il nodo difficilissimo da sciogliere: sarà necessario puntare un occhio ai diritti delle persone e uno al mondo in sempre più rapida trasformazione. Come riuscire a mantenersi in equilibrio?

Tecnologia e libertà: una modesta proposta

Nel migliore dei mondi possibili, ciascuno di noi saprebbe autoregolamentarsi. Nessuno inventerebbe mai dispositivi lesivi della libertà personale, e viceversa tutti sarebbero così avveduti da non fornire mai i propri dati sensibili a siti di dubbia origine. Ma se sapessimo autoregolamentarci, non avremmo avuto impennate dei contagi solo perché diversi gruppi di giovani hanno sentito l’insopprimibile esigenza di organizzare una festa caraibica a casa propria in piena pandemia.

Va trovata un’altra soluzione. La sensazione è che occorra attendere che le nuove tecnologie prendano ancor più il sopravvento, entrino in modo ancor più capillare nelle esistenze di chiunque. Solo allora, una volta che anche i più scettici avranno dismesso ogni resistenza nei confronti dell’inevitabile sviluppo tecnologico, tutti si sentiranno chiamati a sensibilizzarsi, a sentire come urgente e personale il problema del rapporto fra tecnologia e libertà.

Per tornare all’esempio di prima: molti hanno sottostimato il Covid-19 perché, fortunatamente per loro, il virus è rimasto alla larga dalla cerchia dei loro affetti.

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Nel frattempo, informare

Naturalmente si può attendere a braccia conserte che la tecnologia si diffonda al punto da diventare di scottante attualità per tutti.

Oppure si possono accelerare i tempi, organizzando campagne di informazione non solo per la cittadinanza ma anche per i professionisti impiegati a diverso titolo nello sviluppo delle nuove tecnologie.

Una cosa simile l’ha detta Steven Umbrello, Managing Director all’Istituto di Etica e Tecnologie emergenti. Che ha dichiarato: “Alla fine dei conti, le nuove tecnologie ci mettono davanti a mondi possibili che in conclusione implicano importanti e fondamentali cambiamenti nella società. Non vedo alcuna ragione per essere troppo ottimisti o pessimisti. Un cauto ottimismo secondo cui troveremo i modi per adattarci e gestire le tecnologie emergenti probabilmente prevarrà data la quantità di risorse e attenzione sull’argomento a livello globale, ma questo non dovrebbe renderci compiacenti verso l’idea di risultati positivi. Allo stesso modo, immaginare come sarà il futuro è utile solo perché ci permette di speculare sugli impatti e sull’etica. Anche se fare previsioni forti riguardo la nostra relazione con le tecnologie è legato a cosa sono queste tecnologie, come sono state progettato, da chi, come funzionano in contesti socioculturali diversi e perché le abbiamo costruite.

Alla fine, tutti questi dilemmi possono essere affrontati oggi, soprattutto a livello popolare attraverso iniziative di educazione. Hub di innovazione, scuole che studino gli impatti, e l’abilità generale di pensare in maniera etica con metodi formali e rigorosi donando agli attivisti e ai pensatori gli strumenti necessari per affrontare questi problemi a testa alta.”

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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