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Proposta di legge di Laura Boldrini contro l’odio online

Il testo è stato presentato alla Camera lo scorso 10 marzo dalla deputata del Partito democratico

Lo scorso 10 marzo la deputata del PD Laura Boldrini ha presentato alla Camera dei Deputati una proposta di legge contro l’odio online.

La Boldrini, deputata del Partito democratico ed ex presidente di Montecitorio, è dunque la promotrice di una proposta articolata. Che, se approvata, colpirebbe chiunque adoperi Internet per campagne d’odio o di discriminazione, oltre i gestori di siti non collaborativi. Vediamo com’è strutturata la proposta di legge

La proposta di legge contro l’odio online: l’iter

È del 10 marzo la presentazione alla Camera di una proposta di legge destinata a far fare all’Italia un balzo in avanti nella lotta all’hate speech.

“La proposta è stata già firmata da trentasei colleghe e colleghi e mi auguro sia sottoscritta in maniera trasversale perché questo tema è nell’interesse di tutti”, ha detto Laura Boldrini.

L’iter parlamentare è avviato ma il percorso sarà lungo e articolato. E prevede la discussione, la presentazione di emendamenti e il voto di entrambe le Camere. Ma soprattutto bisogna considerare che – secondo i dati forniti dal Senato – nella scorsa legislatura solo l’1,37 per cento dei disegni di iniziativa parlamentare (ossia 95 su 6896) si è poi trasformato in legge dello Stato.

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La proposta nel dettaglio

La proposta di legge contro l’odio online, se approvata, colpirà con pesanti sanzioni i gestori dei siti che non rimuoveranno i contenuti inneggianti l’odio o la discriminazione.

La natura ibrida della proposta si rivolge al mondo virtuale ma anche a quello reale. Tra i punti del testo c’è anche la previsione di un fondo dedicato alle scuole. E che sarà finanziato proprio con le sanzioni comminate a chi non rimuove i contenuti d’odio dai propri siti.

Le tipologie di reato coinvolte

E in cosa consistano i contenuti d’odio e discriminatori lo spiega la stessa Laura Boldrini. Della categoria fanno parte “i discorsi d’odio finalizzati a ledere la dignità e la libertà della persona rivolti a soggetti appartenenti a specifici gruppi sociali o a minoranze“.

Le tematiche contemplate dalla proposta di legge sono varie. Si va dalla “diffusione di notizie false, finalizzata alla lesione della dignità e della libertà della persona, alla discriminazione e alla violenza per motivi di etnia, nazionalità, religione, orientamento sessuale, sesso, genere, identità di genere, disabilità, malattie gravi, età e condizione di migrante, di rifugiato e di richiedente asilo”.

L’obbligo di bloccare i contenuti entro 24 ore

A illustrare tecnicamente la proposta Boldrini è Umberto Locatelli, legale specializzato in diritto della privacy e protezione dei dati personali. “La proposta introduce una procedura di monitoraggio e intervento tramite un organismo di autoregolamentazione delle piattaforme che deve verificare l’illiceità del contenuto della segnalazione nel termine di ventiquattro ore. Da qui deriva l’obbligo, per i gestori, di dotarsi di una procedura molto chiara ed estremamente efficace che permetta ad un utente di segnalare l’hate speech in maniera veloce. A questo punto, in caso di esito positivo, entro 12 ore va inoltrata segnalazione alla polizia postale, cui segue l’obbligo del gestore del sito di rimuovere o bloccare il contenuto entro 24 ore”.

Inoltre, i gestori dei siti dovranno esplicitare periodicamente agli utenti quanti e quali sono i casi segnalati e quali misure hanno intrapreso.

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Dalla legge 71 sul cyberbullismo alla proposta di Boldrini

Da un punto di vista giuridico, la proposta di legge di Laura Boldrini contro l’odio online muove da un precedente illustre. Come ci dice Lorenzo Nicolò Meazza, penalista, advisor di Chi odia paga, piattaforma legaltech nata proprio per combattere l’odio online.

 “Viene ricalcato il testo della legge 71 del 2017 sul cyberbullismo – spiega Meazza – introducendo, però, misure di protezione delle ulteriori persone offese. Viene, inoltre, disegnato un percorso di compliance a cui i gestori di siti internet dovranno adeguarsi a partire dai cosiddetti reati presupposto, tra cui gli articolo 604 bis e ter del Codice penale. In caso contrario subiranno sanzioni fino a 5 milioni da parte del garante della privacy”.

Proposta di legge contro l’odio online: pro e contro

La proposta di legge è stata presentata da Laura Boldrini che, come è noto, ha subito lei stessa attacchi personali all’insegna dell’odio.

C’è chi saluta favorevolmente l’idea che, per una volta, l’Italia potrebbe essere il traino di una nuova e lodevole iniziativa. “Se la proposta passasse, l’Italia arriverebbe seconda: prima di noi, solo la Germania ha già votato una legge simile”, spiega l’avvocato Marisa Marraffino, esperta di reati informatici.

Altre autorevoli voci sono più scettiche. Tra cui quella di Milena Santerini, direttrice dell’osservatorio Mediavox dell’Università Cattolica dedicato all’odio online, e da poco coordinatrice della lotta nazionale all’antisemitismo.

“Innanzitutto, c’è un problema di responsabilità, che non possono essere attribuite esclusivamente a monte, cioè alle piattaforme”, spiega Santerini. “La stessa evoluzione delle policy ci dice che le piattaforme hanno attraversato una fase di evoluzione: penso a Facebook che ha promosso la rimozione di contenuti negazionisti della Shoah. Anche Google mi pare metta in campo politiche molto efficaci di filtro: non accade più che, cercando il nome di Anna Frank, tra i primi risultati compaiano contenuti negazionisti e antisemiti. Detto questo, la legge tedesca e quella che è stata tentata in Francia rappresentano la direzione da seguire, e bisogna perseguirla fermamente”.

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Il confine tra libertà d’espressione e reato

Tra gli altri punti toccati da Milena Santerini ce n’è uno, di cui ci siamo occupati in diversi altri articoli, cruciale. Cioè il confine – ancora più fragile nei social – tra libertà d’espressione e reato.

Anche perché, continua Santerini, è la stessa proposta Boldrini a sottolineare che la libertà di espressione è “un diritto fondamentale ma non assoluto. E non tutte le forme di espressione sono lecite”.

Forse bisognerebbe equiparare il punto massimo in cui ci si può spingere sul web a quello degli altri media. Dice infatti Milena Santerini: “Su internet leggiamo cose che non potrebbero mai trovare spazio su un giornale, in televisione o alla radio, e questo non è più accettabile”.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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