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USA, la paura del tracciamento digitale antiabortista

Ogni traccia lasciata su internet può essere incriminante, quindi si insegna come rimanere anonimi.

Il sistema giuridico antiabortista statunitense l’ha avuta vinta e gli USA sono ora incatenati nell’orrore di un sistema di tracciamento digitale che assume potenzialmente tinte orwelliane. Tra consigli sul come nascondere la propria esistenza internettiana ed elenchi su come evitare i software pericolosi per la propria privacy, la Rete corre in soccorso a tutte le donne che vogliono tutelare il loro diritto di scelta.

La corrente antiabortista e il tracciamento digitale

Già nelle scorse settimane, attivisti, esperti di tecnologia e associazioni pro-scelta stavano correndo ai ripari segnalando le molte criticità dei sistemi digitalizzati, tuttavia fino all’ultimo si è sperato che il Paese che si considera principale esportatore di democrazia nel mondo non avrebbe cancellato il diritto all’aborto. Le speranze si sono infrante quando la Corte Suprema ha annullato la storica sentenza Roe v. Wade, delegando ai singoli Stati la decisione di rendere o meno illegale l’interruzione di gravidanza.

Una pessima notizia per tutte le donne che vivono in quei 20 Stati degli USA – quasi tutti appartenenti alla cosiddetta “America rurale” – che hanno provveduto o stanno provvedendo a criminalizzare le pratiche d’aborto. Oltre alle legittime preoccupazioni del caso, le parti coinvolte temono ora una vera e propria caccia alle streghe 4.0, ovvero che il sistema governativo antiabortista possa sfruttare la digitalizzazione per intercettare le cittadine più vulnerabili.

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Le finte cliniche che collezionano informazioni

Gli USA non sono certamente celebri per le tutele sulla privacy – anzi hanno fatto della sorveglianza una vera e propria cifra stilistica – tuttavia gli americani sono perlomeno tutelati da alcune norme che vanno virtualmente a limitare le possibilità di Washington di ficcanasare nelle vite private degli elettori. Uno dei settori in cui il Governo non può raccogliere i dati personali è quello medico, tutela che garantirebbe a coloro che fanno riferimento a un consultorio la certezza di avere una qualche difesa nell’anonimato.

Nei fatti, la situazione è molto più complessa. Nelle zone ostili all’interruzione di gravidanza, le cliniche mediche sono quasi inesistenti. L’unico punto di riferimento sono piuttosto dei centri informativi che soventemente si legano alle istituzioni religiose e che fanno di tutto pur di assicurarsi che le potenziali madri siano condizionate a portare a termine la gestazione. Pur stendendo un velo sui controversi metodi utilizzati per perseguire tale obiettivo, persiste un problema di fondo: questi centri raccolgono i dati delle persone che vi fanno riferimento, ma non trattandosi di istituzioni mediche, i dati in questione possono poi essere liberamente intercettati dal Governo locale.

Le app e la Rete fanno parte dello spionaggio

Se il tracciamento digitale fosse confinato a questi poli, la situazione sarebbe già grave, tuttavia una donna non può essere al sicuro dal giustizialismo antiabortista neppure serrandosi in casa. Le varie Amministrazioni possono infatti sfruttare come prove incriminanti in casi di giudizio tutto ciò che non è strettamente medico: le ricerche Google, gli acquisti Amazon, le app dei calendari mestruali, i pagamenti PayPal. O, volendo ipotizzare un futuro ancora più tetro, questi elementi potranno essere implementati in sistemi di polizia predittiva, una tecnologia alquanto problematica che le autorità statunitensi non si fanno comunque troppi problemi a utilizzare

I social rappresentano un’ulteriore insidia. Il gruppo di ricerca di The Markup ha già notato che, in barba alle policy di Facebook, il tracking tool noto come Meta Pixel non si faccia alcun problema a tenere traccia delle informazioni inserite sui siti dei molti “centri di crisi gestazionale” su cui è presente. Più del 10% dei portali analizzati condivide informazioni con il social network e almeno 39 di questi ha segnalato alla Big Tech informazioni sensibili quali generalità delle loro ospiti, indirizzi e-mail, numeri di telefono e calendarizzazione degli appuntamenti fissati. Manco a dirlo, il Governo può liberamente attingere dai social network.

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Fuga dal Grande Fratello

Da questo punto in poi, le donne americane devono quindi iniziare a vivere la loro interruzione di gravidanza nell’ombra, senza lasciare tracce digitali. Attivisti e informatici suggeriscono di discutere dell’argomento con un numero estremamente ridotto di soggetti fidati e perlopiù adoperando programmi di messaggistica criptata quali Signal. Risulta dunque raccomandabile rinunciare a oggetti informatizzati indossabili che siano in grado di monitorare lo stato di salute – ovvero niente più smart watch –, proteggere ogni device con sistemi di password e assicurarsi di cancellare i sistemi di autenticazione biometrici, così che gli investigatori non possano eventualmente adoperare il tracciamento facciale o le impronte digitali per accedere a telefoni e computer.

Per la navigazione è meglio usare browser quali Safari, Firefox o Brave, nonché compiere le proprie ricerche su DuckDuckGo. Meglio fare uso di VPN, se non addirittura anche di Tor, e rinunciare al tracciamento GPS. Non solo, per assicurarsi che la connessione alla Rete non risulti incriminante, è il caso di abbandonare il proprio smartphone a casa quando si visitano le cliniche e consultori. In altre parole, una donna che non volesse portare a conclusione una gravidanza verrà ora criminalizzata in diverse parti degli USA e dovrà quindi adottare gli stessi accorgimenti utilizzati dai comuni malviventi, vivendo nella paranoia e con l’angoscia di essere braccata.

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