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Gli Editoriali di Tech PrincessHotRubriche

La nuova corsa allo Spazio è tra USA e Cina

Oggi il teatro dello “scontro” è Marte, e l’avversario degli Stati Uniti non è più l’Unione Sovietica

La corsa allo Spazio oggi è cambiata.

Diversi sono i contendenti, diversi i toni, diverso il teatro. E, per fortuna, diversa sembra anche la pericolosità.

Un tempo i due rivali erano Stati Uniti e Unione Sovietica, e la cosiddetta corsa allo Spazio era solo uno degli aspetti della Guerra fredda.

In questi ultimi tempi, e più in concreto negli ultimi mesi, la scena è diventata Marte, e il botta e risposta è tra i rover degli USA e quelli della Cina.

Capiamo meglio cos’era la prima corsa allo Spazio e come sta evolvendo quella attuale.

Cos’era la prima corsa allo Spazio

La corsa allo Spazio che i meno giovani tra i lettori ricorderanno, oggi viene anche chiamata Prima era spaziale. E conteneva in sé due aspetti inscindibili, uno positivo e l’altro negativo.

Quello positivo era che la corsa allo Spazio ha dato un grande contributo all’esplorazione spaziale. Quello negativo era il contesto: la prima corsa allo Spazio è stata una reciproca esibizione muscolare tra le due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, allora protagoniste della Guerra fredda.

Che, ricordiamolo, ha avuto aspetti anche ben più drammatici, come – per usare un’altra definizione assai in voga in quei decenni – la corsa agli armamenti. Ovvero la produzione e lo sviluppo di armi nucleari sempre più potenti. Si pensi che a cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta del Novecento, Stati Uniti e Unione Sovietica hanno speso in questo settore tra i settanta e gli ottanta miliardi di dollari ciascuna.

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Inizio e fine della prima corsa allo Spazio

L’inizio simbolico della prima corsa allo Spazio si fa coincidere con il lancio del satellite sovietico Sputnik 1, decollato il 4 ottobre 1957. La fine è databile con meno precisione, ma la si fissa di solito al 1975, con la missione simbolo Apollo-Sojuz. Stiamo parlando della prima collaborazione tra le due superpotenze nell’esplorazione spaziale, un modo suggestivo per sancire la fine (almeno per quanto riguardava lo Spazio) della Guerra fredda.

Dall’Unione Sovietica alla Cina, dalla Luna a Marte

Le cronache di questi ultimi mesi ci dicono che lassù qualcosa si muove. E l’unica costante rispetto alla prima corsa allo Spazio rimane uno dei due attori, gli Stati Uniti.

Il mondo non è più diviso in due blocchi, quindi manca necessariamente l’antagonista sovietico.

Anche il teatro è cambiato: se la prima corsa allo Spazio ha avuto il suo culmine nello sbarco sulla Luna, avvenuto il 20 luglio del 1969, oggi il fondale è diventato Marte.

E a contrapporsi agli USA non avrebbe potuto essere altro Paese che la controversa Cina. L’ex roccaforte comunista, oggi potenza economica in costante espansione, ha iniziato già negli anni Novanta del Novecento un importante programma di voli spaziali.

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La seconda guerra allo Spazio: uno scontro economico

La sensazione è che la rinnovata attenzione allo Spazio da parte di Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese sia uno scontro non più politico e ideologico, ma una “guerra” al primato tra le due maggiori economie mondiali.

Le tensioni tra i due Paesi sembrano davvero quelle tra una superpotenza desiderosa di salvaguardare la propria leadership economica (gli USA) e un’altra in continua crescita in ambito commerciale.

Ricordiamo che nel 2019, dopo che Trump aveva creato Space Force (la prima forza spaziale indipendente al mondo), la Cina aveva accusato Washington di militarizzare il settore delle esplorazioni spaziali.

E soprattutto che gli ultimi mesi della presidenza Trump sono stati segnati da una sorta di ostracismo nei confronti di un buon numero di aziende cinesi.

Sembra dunque che le tensioni economiche tra i due Paesi si rispecchino anche in un’esibizione di forza e avanguardia tecnologica per quanto riguarda i voli spaziali.

La seconda corsa allo Spazio: una questione (anche) privata

La seconda corsa allo Spazio segna anche un profondo mutamento generazionale, con l’ingresso dei privati nell’agone. Da un lato, ci sono i multimiliardari americani, come Elon Musk, inebriati dal sogno di portare gli esseri umani sul Pianeta Rosso. Dall’altro c’è Pechino, che oltre ad aver aperto all’iniziativa privata nel settore spaziale ha anche stretto un accordo in questo senso con, rieccola chiamata in causa, la Russia.

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I rover su Marte

Lo scorso 18 febbraio il rover USA Perseverance, posandosi con successo sul suolo di Marte, ha (per ora) coronato il Mars Exploration Program, iniziato nel 1993.

È poi notizia recentissima quella dell’approdo sul Pianeta Rosso del rover cinese Zhurong. La data dell’atterraggio del lander è quella di sabato 15 maggio, anche se la prima ruota del rover si è posata sulla superficie del Pianeta Rosso una settimana dopo, il 22.

In teoria, oltre a Stati Uniti e Cina anche l’Unione Sovietica ha fatto atterrare una sonda su Marte. Era addirittura il 1971, ma la missione Mars 3 era terminata prima del tempo: il rover ha funzionato per soli 15 secondi dopo l’atterraggio.

Il successo della missione cinese ha quindi il sapore di un passaggio di testimone.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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