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Amna Al Qubaisi: a tu per tu con la prima pilota araba di Formula 4

18 anni, un passato da ginnasta ed una passione inarrestabile. Quella di Amna Al Qubaisi è una storia come poche, la storia di una ragazza che ha deciso di contrastare i classici stereotipi per buttarsi in un mondo prettamente maschile, quello del karting prima e della Formula 4 dopo: "Il passaggio dalla ginnastica al mondo delle corse è stato tutto sommato semplice, nel senso che ero già allenata. – mi ha spiegato Amna al termine della prima corsa sul circuito di Monza – Correre però è difficile, giro dopo giro diventi sempre più stanco. Mi ci è voluto un po' ad adattarmi. Il cambiamento più grande è legato però all'atteggiamento: la ginnastica è eleganza, mentre nel racing è tutto molto aggressivo".

L'amore per questo sport però non è nato da un giorno all'altro. A dare il buon esempio infatti è stato il padre di Amna: "Quando avevo 9 anni mio padre correva e quando tornava a casa raccontava com'era gareggiare su un circuito ed incontrare altri piloti. Penso che a quel punto mi sia scattato qualcosa dentro". Una scintilla che non si è accesa solo per Amna visto che anche la sorella e i suoi due fratelli hanno deciso di dedicarsi a questo sport. Non rimango quindi troppo sorpresa quando la giovane pilota araba mi racconta che a casa loro si discorre quasi esclusivamente di racing: "Ne parliamo tantissimo, soprattutto io e mia sorella visto che, fino a qualche tempo fa, correvamo entrambe a bordo dei kart. Spesso discutevamo per capire chi era migliore dell'altra e in quale tratto della pista, ma anche chi andava più veloce o chi era più aggressiva."

Amna Al Qubaisi Monza

Il mondo del karting sembra però un lontano ricordo visto il salto di categoria. La nostra pilota araba, nata a Washington ma residente negli Emirati Arabi, è entrata nel Prema Powerteam grazie al supporto di Kaspersky Lab, che ha creduto in lei e ha deciso di investire in questa giovane promessa del racing. Il compito di Amna però mi sembra duplice perché sì, da un lato c'è un'appasionata pilota che vuole vincere ed arrivare sul podio, ma dall'altra abbiamo una ragazza che rivendica le sue origini: "A 14 anni non la vedevo così. Pensavo di essere come qualunque altra ragazza. Poi ho realizzato di essere la prima donna araba a competere sui kart e ora in Formula 4. I miei amici hanno cominciato a dirmi che avevo l'opportunità di cambiare la visione del mondo riguardo alle ragazze arabe. Ho quindi la possibilità di mostrare che possiamo competere e che possiamo fare qualcosa anche in ambiente prettamente maschile come questo".

A questo punto non posso fare a meno di chiedere alla giovane Al Qubaisi se venga trattata diversamente dagli altri driver proprio in virtù del suo essere donna, una donna mediorientale per giunta: "In realtà mi sono abituata e non percepisco differenze. Una volta indossato il casco, siamo tutti uguali".

L'uguaglianza però non è solo a bordo dell'auto. Messi da parte gli allenamenti, Amna risulta essere una normale diciottenne, una diciottenne che si alza presto, che esce con gli amici e che ama passare le sue serate con la famiglia. In mezzo a tutto questo poi c'è l'università: "Sto studiando francese ma in realtà spero di darmi all'ingegneria meccanica. So che richiede tempo, ma alla fine è correlato a qualcosa che amo e penso che questo renderà le cose un po' più semplici. E poi credo fortemente che possa aiutarmi quando sono in pista. Se sai come funziona la tua auto e tutto ciò che le ruota attorno, puoi avere qualche vantaggio sui tuoi avversari e puoi reagire più velocemente."

La vita di Amna non mi pare per nulla facile: studio, lavoro, preparazione e sacrifici. Eppure, quando le domande se è qualcosa che vorrebbe suggerire ad altri appassionati di corse, non esita un secondo: "Assolutamente sì. Se sei determinato e se ami questo sport, è un'esperienza fantastica. E poi, una volta iniziato, non riesci più a smettere."

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Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
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