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Videogiochi

Che fine ha fatto Bloody Roar? La storia di un picchiaduro bestiale

Il titolo ha ancora la sua nicchia di appassionati

Il 6 luglio del 1997 usciva Bloody Roar, un picchiaduro che ha saputo lasciare il segno nel mercato videoludico e che da ormai troppo tempo manca dalle scene. Il gioco proponeva un’azione serrata e dai ritmi animaleschi, non a caso i personaggi selezionabili potevano vantare una trasformazione in bestia, ma l’ultimo capitolo della serie risale al 2003. Nel 2020, tuttavia, Konami potrebbe aver rinnovato la proprietà dell’IP: che i tempi siano maturi per un nuovo capitolo di Bloody Roar?

Bloody Roar: un picchiaduro animalesco

E’ il 1997 quando Hudson Soft lanciò il primo Bloody Roar, un gioco destinato a lasciare un marchio indelebile nelle menti degli appassionati del genere picchiaduro. Il videogioco, inizialmente pensato per gli arcade delle sale giochi, venne successivamente importato sulla prima console Sony, piattaforma su cui ottenne l’affetto da parte della community.

Bloody Roar è uno di quei titoli che rientrano nella cosiddetta categoria di “easy to play, hard to master“, ed era quindi forte di un sistema di combattimento piuttosto basilare ma sufficientemente profondo sotto il profilo delle combo. Il picchiaduro di Hudson Soft aveva soltanto due tasti adibiti all’attacco, più un terzo dedicato alla trasformazione in animale e la maggior parte delle combinazioni di mosse si basavano sul concatenare una seri di attacchi consecutivi.

Bloody Roar

Quello che fece effettivamente innamorare i giocatori dell’epoca di Bloody Roar è stata proprio la possibilità dei vari personaggi di trasformarsi in animali, cosa che apriva la strada per interazioni piuttosto bizzarre. Se da una parte erano presenti le classiche belve feroci, come lupi e tigri, nel roster trovavano spazio anche lottatori associati ad animali più mansueti come conigli e talpe, cosa che conferiva un respiro unico al prodotto.

Poco importava della trama, appena accennata e generica a voler essere gentili: l’anima del gioco erano i combattimenti, come in ogni picchiaduro che si rispetti, e potersi trasformare in una belva per fare a pezzi il proprio avversario era tutto quello di cui i giocatori avevano bisogno.

Nuovo capitolo all’orizzonte o semplice voce di corridoio?

Gli elementi che hanno fatto la fortuna di Bloody Roar in passato sono principalmente due: la meccanica della trasformazione in belva feroce e la violenza smodata che avveniva a schermo. Queste due caratteristiche conferivano al titolo un carisma unico nel periodo in cui è uscito; non vi sorprenderà quindi apprendere che i ragazzi di Hudson Soft ne sviluppò un sequel, uscito l’anno seguente.

Visti i tempi di produzione estremamente ridotti le modifiche al gameplay del gioco furono minime, con roster, trama e arene quasi del tutto congruenti con quelle del primo Bloody Roar. Prevedibilmente la stampa specializzata lo affossò e Bloody Roar 2 si rivelò essere un grosso insuccesso commerciale.

Dopo qualche altro sequel e spin off dalla discutibile qualità la serie sparì completamente dalle scene nel 2003, ma non tutto potrebbe essere perduto per i fan che ricordano ancora con nostalgia i tempi passati a malmenare e sbranare i propri avversari.

Stando ad un rumor infatti, Konami, publisher del quarto capitolo del gioco, avrebbe rinnovato la proprietà sul marchio di Bloody Roar nell’aprile del 2020. Non sarebbe strano che la compagnia voglia puntare sul picchiaduro, dato che questo genere sta vivendo una seconda età dell’oro. Per ora è ancora difficile stabilire se avremo o meno un capitolo inedito della saga, ma eventualmente non potremmo che esserne felici.

D’altronde i fiumi di sangue in 4K sarebbero una vera e propria goduria.

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