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L’Italia chiederà ai social come pensano di proteggere i bambini

Il Ministero della Giustizia italiano sentirà Facebook, Google e TikTok

Nelle prossime settimane l’Italia vuole sentire le principali società che gestiscono piattaforme social riguardo a cosa pensano di fare per proteggere i bambini. Il Ministero della Giustizia vuole capire quali strategie Facebook, Google e TikTok hanno in atto per tutelare i minori sulle proprie piattaforme. Un discorso al centro dell’attenzione anche dell’istituzioni americane, dove molte di queste aziende hanno sede.

L’Italia vuole che i social chiariscono come tutelano i bambini

Il Ministero della Giustizia italiano fa squadra con l’Agenzia Garante delle Comunicazioni (AGCOM), il Garante per la protezione dei dati personali e quello dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza. Un team istituzionale che crea un tavolo tecnico per la tutela dei minori sui social, un tema decisamente importante.

Secondo quanto riporta Wired, ora questa associazioni di garanzia ha deciso di contattare le grandi aziende tecnologiche. In cima alla lista ci sono Google, con il suo popolarissimo servizio di streaming YouTube e non solo, Facebook (insieme a Instagram e WhatsApp) oltre che a TikTok.

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Wired riporta che a presiedere il tavolo ci sarebbe la sottosegretaria Anna Macina, che si pone degli obiettivi importanti. Innanzitutto di regolamentare l’accesso ai social per gli under 13: il Ministero si rende conto che fissare solamente un limite d’età non basta, senza controlli, sanzioni e verifiche. C’è poi il tema dello sfruttamento dell’immagine dei minori, per chi finisce in rete magari nei profili degli stessi genitori. Inoltre c’è la questione dei babyinfluencer, che hanno fatturati importanti pur non avendo tutele legali (se non quelle famigliari).

Questi temi sono particolarmente al centro dell’attenzione nell’ultimo periodo, con il Senato americano che ha chiamato in udienza Facebook per capire l’impatto dei social sui giovanissimi. Ma l’esempio italiano pare voglia andare oltre al “trovare responsabili”, per creare invece una rete normativa con il compito di tutelare i minori. Lavorando insieme ai social per assicurarsi che i ragazzi e i bambini siano protetti anche quando sono online.

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Source
Wired

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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