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L’indie da scoprire – The Suicide of Rachel Foster

A distanza di oltre un anno dal lancio del fortunato titolo del team indie italiano ONE-O-ONE GAMES e di Daedalic Entertainment, il 31 ottobre arriva anche su Nintendo Switch il mistery thriller The Suicide of Rachel Foster, dopo aver presenziato negli store su PC, PlayStation e Xbox. Questo titolo è noto per la sua storia caratterizzata da un’intensa indagine in prima persona, dove malinconia e nostalgia si fondono in un emozionante racconto di fantasmi. Ancora oggi si tratta di un’esperienza di gioco davvero coinvolgente e dalla narrazione multistrato. Vi spieghiamo allora perché The Suicide of Rachel Foster meriti ancora oggi di essere giocato, con il nostro speciale “L’indie da scoprire”. Dopo aver rispolverato una vecchia gloria come Journey nel nostro articolo, parliamo ora di questo thriller in prima persona che narra una storia avvincente e a tratti piuttosto paurosa.

The Suicide of Rachel Foster, un passato oscuro che torna alla luce

In questo thriller in prima persona, unico e atmosferico viene raccontata la storia di Nicole, una giovane donna spinta dal desiderio della madre, ormai morente, di scoprire l‘oscuro passato che avvolge la sua famiglia. Siamo nella Contea di Lewis and Clark, nello stato USA del Montana, 1993. Dieci anni prima, la giovane protagonista aveva lasciato l’albergo di famiglia insieme a sua madre dopo aver scoperto che suo padre Leonard aveva una relazione con Rachel, una ragazza della sua età che, rimasta incinta, si suicidò. Ora però entrambi i genitori sono morti e Nicole spera di esaudire le ultime volontà di sua madre. Come? Vendendo l’albergo e facendosi perdonare dai familiari di Rachel.

Mentre si trova all’albero, le condizioni atmosferiche peggiorano inaspettatamente e la ragazza non riesce a lasciare questo luogo. Non le rimane che attendere la fine delle intemperie, approfittandone per investigare grazie anche all’aiuto di Irving, un giovane agente della FEMA, che possiede uno dei primi telefoni radio mai costruiti. Con il suo intervento, Nicole inizia a indagare su un mistero molto più intricato di quanto ritenuto dagli abitanti della vallata.

Un gameplay asservito alla narrazione

Questo videogioco ci presenta dunque una storia di amore e morte, dove malinconia e nostalgia si fondono in un emozionante racconto di fantasmi, vissuto dalla protagonista che si imbarca in un viaggio alla scoperta della verità. Una volta per tutte. Questo percorso la condurrà a scavare nelle memorie di persone che portano, e portavano, con sé dolori e segreti inconfessati (e a tratti inconfessabili).

Nella realizzazione di questo titolo, One-O-One Games ha tratto chiara ispirazione da produzioni di genere e stile simili a Gone Home e Firewatch, per regalarci un prodotto in cui il gameplay è completamente asservito alle esigenze della narrazione. The Suicide of Rachel Foster basa infatti tutto il suo fascino sulla capacità di portare sullo schermo una storia dalle tematiche forti. Queste, in pochissime ore di gioco, ci conducono alla scoperta di una vicenda profondamente drammatica e coinvolgente. E il finale non è da meno. In quest’ultimo momento vengono riuniti i vari filoni dei misteri. Questi sono presentati in maniera forse non del tutto lineare e coerente, ma pur sempre interessante e aperti, se vogliamo, ad alcune interpretazioni personali.

Il gameplay ci consente inoltre di esplorare il vasto e dettagliato hotel dove si svolge la vicenda. Qui vengono svelati gli oscuri segreti del passato della famiglia e ci viene presentata una narrazione intrigante. Abbiamo di fronte a noi un vero e proprio thriller narrativo a più livelli. Questo combina elementi di mistero e orrore e che viene coadiuvato da un audio binaurale per un’esperienza davvero coinvolgente. Il gioco in sé però non presenta una vasta selezione di azioni da compiere, dovendo praticamente perlustrare i vari ambienti alla ricerca di informazioni. Questa scarsa varietà però è un fattore positivo per consentire un apprendimento più facile e immersivo della storia, che rimane il punto focale del gioco.

Perché giocare a The Suicide of Rachel Foster ancora oggi

Come ogni casual game story driven che si rispetti infatti, e come suggerisce il genere stesso del titolo in questione, la narrazione è la caratteristica principale che deve spiccare nell’esperienza di gioco proposta. L’obiettivo è proprio quello di raccontarci una vicenda, lasciarci una testimonianza che possiamo sentire più o meno vicina al nostro vissuto, in maniera diretta o indiretta che sia. In particolare, è bene ricordare questo titolo essendo uno dei videogiochi indipendenti italiani più famosi degli ultimi anni, ma non solo. Merita anche per la sua storia e per il dolore che ci viene trasmesso man mano che vengono a galla i segreti di una famiglia. Una come tante altre, del resto.

The Suicide of Rachel Foster propone un’esperienza interattiva dai temi molto delicati. Se può risultare a tratti prevedibile e con un gameplay forse un po’ troppo lineare, il videogioco italiano in questione ci propone un viaggio, fisico e interiore, che vale ancora la pena di compiere. Ora anche su una console in più.

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Francesca Sirtori

Indielover, scrivo da anni della passione di una vita. A dispetto di tutti. Non fatevi ingannare dal faccino. Datemi un argomento e ne scriverò, come da un pezzo di plastilina si ottiene una creazione sempre perfezionabile. Sed non satiata.

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