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Informatica privacy Whatsapp Facebook

Modifiche alla privacy WhatsApp: quanti utenti lasceranno l’app?
L’aggiornamento dei termini d’uso, in vigore dall’8 febbraio 2021, sta creando un esodo di massa. Verso dove?


Dal 7 gennaio moltissimi utenti hanno ricevuto una notifica, che annuncia l’imminente modifica dei termini d’uso e della privacy di WhatsApp. I cambiamenti avverranno a partire dall’8 febbraio 2021, ed è necessario dare il proprio consenso per continuare a utilizzare l’app.

WhatsApp, la privacy e Facebook

Ma a cosa dà l’assenso chi accetta la nuova informativa sulla privacy di WhatsApp?

In sintesi, dando l’ok si accetta la condivisione di alcune informazioni del proprio account con Facebook per motivi commerciali, ossia per ricevere pubblicità personalizzate. Ciò significa il passaggio da un’applicazione all’altra (entrambe di proprietà di Mark Zuckerberg) di una serie di dati personali, tra cui l’indirizzo mail e il numero di telefono. Quella che a oggi è una condizione facoltativa diventerà quindi obbligatoria.

Le conseguenze concrete potrebbero essere curiose: su Facebook sarà facile veder apparire un prodotto di cui si è discusso pochi attimi prima in chat su WhatsApp.

Una frase riportata nelle faq dell’app è in questo senso controversa e di non facile interpretazione: “Facebook non userà automaticamente i tuoi messaggi per influenzare le inserzioni che vedi ma le attività potranno utilizzare le chat ricevute a scopi di marketing, che potrebbero includere la pubblicità su Facebook”.

La privacy di WhatsApp e il GDPR

Ma le cose non stanno così per gli utenti di tutto il mondo. Il GDPR (General Data Protection Regulation) è la normativa europea sulla protezione dei dati in vigore dal maggio del 2018. Ciò significa che i cittadini della UE, sotto l’ombrello di questo provvedimento, vedranno tutelati i propri dati.

In rete compaiono disamine anche approfondite sulle differenze tra la nuova informativa sulla privacy di WhatsApp valevole in Europa e quella che riguarderà il resto del mondo.

Per gli abitanti dell’Unione Europea (e del Regno Unito, dove per adesso vige ancora il GDPR) si tratterà soltanto di un normale aggiornamento periodico dei termini di utilizzo, che riguarderà principalmente alcuni servizi commerciali, i quali potranno comunicare con i propri clienti tramite WhatsApp.

Whats App nuova informativa privacy
Differenze tra la nuova informativa sulla privacy di WhatsApp per i clienti europei e non

Le modifiche alla privacy e la fuga di massa

Ciò non ha impedito a un numero impressionante di utenti, anche in Europa, di non accettare la nuova informativa sulla privacy di WhatsApp, abbandonandola a favore di altre app.

Il boom di Telegram

Si stima per esempio che nelle ultime 72 si siano iscritti a Telegram qualcosa come circa 25 milioni di nuovi utenti. Questi almeno i dati riferiti dal suo fondatore, l’imprenditore russo Pavel Durov, che tramite Twitter ha ironizzato sul triangolo WhatsApp-Facebook-privacy.

Va comunque precisato che, secondo gli esperti di settore, la massiccia emigrazione verso Telegram è dovuta anche ai recentissimi fatti di Washington: profili personali o gruppi bannati altrove hanno deciso di spostarsi qui.

Telegram Facebook Twitter privacy WhatsApp
Il tweet ironico di Telegram

In crescita anche Signal

Per quanto ancora lontana dai numeri di WhatsApp e Telegram, che vantano rispettivamente 5 miliardi e 500 milioni di download, anche l’app fondata nel 2013 da un gruppo di attivisti per la privacy sta approfittando della crisi di WhatsApp. La recente crescita di Signal è dovuta proprio alla sua politica in un certo senso libertaria: trattiene pochissimi dati dei clienti, è open source e l’organizzazione a capo (la Signal Foundation) è no profit.

WhatsApp e privacy: aspettando l’8 febbraio

Resta solo da attendere. Da vedere, cioè, quanto gli addetti alla comunicazione di Zuckerberg saranno capaci di comunicare la non attuabilità di parte delle modifiche alla privacy di WhatsApp nell’UE e nel Regno Unito, e quanto la stampa sarà capace di dare informazioni precise e complete. E soprattutto quanto le aziende concorrenti sapranno sfruttare queste ultime settimane a loro disposizione per fare un inatteso pieno di nuovi iscritti.


Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti, prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale https://claudiobagnasco.com