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Rita ci dice cosa sanno di noi Google e Facebook

L'applicazione svela quanti e quali dati hanno raccolto le aziende Big Tech, per aiutare a proteggere la propria privacy

“Google e Facebook ci conoscono meglio di quanto conosciamo noi stessi” è ormai diventata una frase fatta. Ma esattamente, quanto ci conoscono? Un’app sviluppata da due giovani studenti prova a rispondere a questo quesito: Rita, l’applicazione per Android e iOS che svela quali dati Google e Facebook hanno raccolto sul nostro conto. Abbiamo testato quest’app per capire come funziona e raccontarvelo.

Rita, l’app che svela i dati raccolti da Google e Facebook

Il nome Rita è un acronimo che sta per RIght To Access: un modo per sottolineare il diritto degli utenti a sapere quali dati le aziende tech hanno raccolto sul proprio conto. L’idea di questo programma l’hanno avuto Guglielmo Schenardi e John Arts, subito dopo l’entrata in vigore del GDPR nel maggio 2018. Il nuovo regolamento europeo prevede infatti la possibilità degli utenti di sapere quali informazioni le aziende raccolgono e vendono. Quali pubblicità avete cliccato navigando online, la posizione registrata dei vostri dispositivi, il tempo passato nei siti o nelle pagine dei social.

I due giovani studenti hanno quindi sviluppato un tool, attualmente gestito da un team di lavoro 9 persone, per permettere di accedere facilmente alle informazioni raccolte sul vostro account. Tutte le informazioni che mostra sono già “vostre”: potete recuperarle nei meandri del vostro profilo Google e Facebook. L’app Rita rende però questi dati disponibili facilmente, rendendo facile anche aumentare il livello di privacy.

Prima di spiegare come funziona l’app e raccontarvi la nostra esperienza, facciamo solo una nota: le aziende raccolgono questi dati legalmente. Rita non serve per dimostrare illeciti ma per rendervi consapevoli di quanti dati Google e Facebook raccolgono su di voi. E ancor più interessante, quanto valgono.

rita app protezione dati

Come funziona l’app Rita

Una volta scaricata l’applicazione sul vostro smartphone, dovete registrare un account. In alternativa potete effettuare l’accesso con Google o Apple. Come potete aspettarvi, Rita spiega in maniera chiara e semplice quali dati richiede per poter funzionare (segnaliamo però che l’applicazione è disponibile solo in inglese al momento). Una delle cose che mette subito in chiaro è che i vostri dati richiesti a Google e Facebook restano salvati sul vostro dispositivo e non sono accessibili da chi gestisce l’applicazione.

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Una volta lette le note delle privacy, potete scegliere quali dati volete conoscere per primi. Noi abbia scelto Google: facciamo moltissime ricerche online per scrivere qui su techprincess, eravamo curiosi di sapere che idea Big G si è fatto di noi. A questo punto Rita chiede di inserire i dati del vostro account Google. Dopo avere concesso l’accesso, riceverete due avvisi per la sicurezza: in primo luogo che qualcuno ha avuto accesso all’account Google, poi che qualcuno ha richiesto di accedere ai vostri dati archiviati. Riceverete anche qualche email da Google e Facebook per comunicare l’accesso e la richiesta di dati. Non preoccupatevi, è Rita che fa il suo lavoro.

L’applicazione a questo punto vi avvisa che ci vorranno cinque minuti per terminare la raccolta dei dati. Nella nostra esperienza, ci hanno impiegato quasi il doppio. Ma una volta scaricati sul dispositivo i dati, l’analisi invece è molto veloce.

rita app privacy dati personali google e facebook-min

Quanto valgono i vostri dati. E come proteggerli

Nella prima pagina dell’analisi, potete vedere da subito quanto valgono i vostri dati. Google (e Facebook) vende le informazioni raccolte agli inserzionisti. Ricordiamo che è un processo automatizzato, né chi vende né chi compra i vostri dati sa chi siete. Ma sapere quanto valgono vi fa rendere conto di quale sia il “prezzo della vostra privacy“. Nel nostro caso la cifra superava di poco i 10 mila euro. Il prezzo non è effettivo: Rita prende il costo degli annunci medio del tipo di annunci che avete ricevuto e lo moltiplica per la quantità di pubblicità che avete visto e cliccato. Ma rende molto bene l’idea.

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Nelle altre schede potete vedere le ultime ricerche su Google e i siti visitati, con anche un computo di quanto tempo ci abbiate passato. Ma nell’account Google potete vedere anche i luoghi visitati nell’ultimo periodo (dipende dalle impostazioni del vostro account, come vi spieghiamo nella Guida a Google Maps). Inoltre potete vedere l’elenco degli annunci con cui avete interagito, l’elenco dei siti che avete visitato. E potete scoprire anche quali interessi le aziende Big Tech pensano che abbiate (nel nostro caso scombussolati dalle ricerche per scrivere gli articoli).

App Rita: prendere controllo dei propri dati

Oltre a controllare quanto le aziende della Big Tech sanno di voi, potete anche tutelare la vostra privacy utilizzando Rita. Anche se il controllo non è semplice e intuitivo come il resto dell’esperienza dell’applicazione. Rita vi dà la possibilità di contattare chi ha comprato i vostri dati per chiedere di desistere dal farvi pubblicità. Ne avete pieno diritto. Ma per farlo dovete inviare una email all’azienda e aspettare una risposta. Rita rende più semplice il processo fornendovi un elenco delle aziende e dandovi l’indirizzo email.

Potete anche rimuovervi dalle mailing list per evitare di ricevere annunci pubblicitari via email. Anche se questo potete farlo semplicemente cliccando il link per annullare l’iscrizione in fondo alle mail che ricevete. Infine, potete rimuovere gli interessi per i quali non volete ricevere pubblicità. Questa funzione può essere utile se vi siete stancati di ricevere pubblicità di qualche tipo.

smartphone privacy

Invitando tre amici a scaricare l’app potete anche accedere alle funzioni premium che rendono più semplice il controllo, come la possibilità di ricevere aggiornamenti e un controllo più semplice su chi può accedere ai vostri dati.

Rita e il futuro della privacy

Stando all’intervista che il fondatore Guglielmo Schenardi a rilasciato al Corriere della SeraIn futuro faremo lo stesso anche con Instagram e Spotify, ma sono tantissime le aziende che raccolgono dati su di noi. Basti ancora pensare ad Amazon e LinkedIn“.

Rita al momento punta su un modello totalmente gratuito ma in futuro vuole inserire un abbonamento mensile, ma “sarà lo stesso utente a decidere quanto pagare in base a quanto ritiene utile il servizio“. Un giudizio che spetta quindi agli utenti. Che da un lato possono ottenere tutte queste informazioni in autonomia, dall’altro trovano una soluzione molto semplice in Rita.

Questa applicazione non rivoluziona il modo con cui le aziende della Big Tech gestiscono i nostri dati. Ma aiuta ad avere una maggiore consapevolezza. E ha esercitare un minimo di controllo sulla nostra privacy.

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Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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