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Il robot Sophia, assistente alla persona, pronto per la produzione di massa

Questo robot umanoide è in grado di rispondere a domande precise e di fare conversazione su argomenti prestabiliti

Sophia è un robot umanoide che, secondo quanto affermato da Reuters l’agenzia di stampa britannica, sarebbe pronto per la produzione di massa entro la fine dell’anno. Il robot Sophia, creato dalla società di Hong Kong Hanson Robotics assieme a Google Alphabet Inc, che ne ha curato il sistema di riconoscimento vocale, nasce per l’assistenza alla persona ed è stato presentato per la prima volta al pubblico in occasione del South by Southwest (SXSW), tenutosi a metà marzo del 2016 ad Austin.
La caratteristica di questo androide è in principio essere stato il primo androide ad aver ottenuto la cittadinanza di un paese: Sophia, infatti, ha ottenuto la cittadinanza saudita nel 2017; in secondo luogo questo robot umanoide è in grado di tenere una conversazione, di rispondere a domande precise, di dialogare su argomenti prestabiliti e di mostrare una serie di espressioni facciali emotive: Sophia è in grado di riprodurre più di 62 espressioni facciali umane. L’androide è stato plasmato fisicamente per somigliare a Audrey Hepburn e alla regina egiziana Nefertiti e, dal punto di vista strutturale, adoperare l’elaborazione dei dati visivi, il riconoscimento facciale, sostenere il contatto visivo, replicando i gesti umani e le espressioni facciali.

Il robot Sophia, assistente alla persona, pronto per la produzione di massa

robot Sophia
I suoi creatori, inoltre, stanno sviluppando più funzioni, come quella dell’assistenza sanitaria che includono la possibilità di misurare la temperatura corporea utilizzando una piccola termocamera e condurre esercizi di aerobica. Hanson Robotics ha progettato Sophia come compagno e assistente ideale per gli anziani, ma la società pensa che i suoi robot potrebbero assistere i clienti anche in settori in difficoltà come la vendita al dettaglio o le compagnie aeree, lavorando a stretto contatto con le persone senza il rischio di trasmettere il virus.
Ma le soluzioni robotiche alla crisi sanitaria non si limitano alla sanità. Pur dovendo ancora raggiungere l’ampio mercato di consumo, Sophia, secondo la società robotica, è molto più vicino a una destinazione d’uso tra cui assistenza clienti, istruzione, ma potrebbe anche fungere da compagno per le persone che risiedono nelle case di cura e in altri ambienti che richiedono interazioni con gli esseri umani.

Il robot umanoide Sophia, il futuro della robotica

L’architettura interna del robot possiede sofisticati software, chat e sistemi di intelligenza artificiale progettati per il ragionamento; secondo David Hanson, CEO di Hanson Robotics, il mondo, soprattutto in questo periodo di pandemia, necessiterà sempre di maggiore automazione per tenere al sicuro le persone; per questo Hanson Robotics comincerà, durante il 2021, la produzione di quattro modelli di robot. In questo senso studiosi e ricercatori hanno previsto che la pandemia ha sicuramente conferito nuovi orizzonti di opportunità per la robotica. Non a caso, secondo il rapporto dell’International Federation of Robotics, le vendite di robot a livello globale sono incrementate del 32% e a 11,2 miliardi di dollari tra il 2018 e il 2019.
La pandemia ha creato la necessità di incorporare nuove tecnologie che possano contribuire a ridurre il carico di lavoro degli operatori sanitari e a prevenire il rischio di contagio, riducendo il contatto fisico tra le persone. Le misure per superare la pandemia di coronavirus, tra cui il distanziamento sociale tra le persone, hanno incentivato l’introduzione di robot nei luoghi di lavoro, com’è accaduto nel Regno Unito in cui alcuni robot per la pulizia sono stati impiegati in centri di trasporto come l’aeroporto di Heathrow e la stazione londinese di St Pancras, mentre altrove sono stati utilizzati per assistere gli ospiti di hotel in quarantena e servire i clienti nei caffè.

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