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Trump fa causa a Twitter, Facebook e YouTube

I procedimenti legali avviati in Florida hanno poca speranza di successo

L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto causa a Twitter, Facebook e YouTube, accusandoli di censura per avere rimosso lui e altri dalle proprie piattaforme social. Le class-action vuole designare le piattaforme social non come aziende private (che possono imporre il proprio regolamento) ma “enti statali”. Secondo l’ex Presidente, questo dovrebbe proteggere lui e gli altri Repubblicani grazie al Primo Emendamento sulla libertà di parola. Ma gli esperti legali non sono d’accordo.

Trump fa causa a Twitter, Facebook e YouTube

“Pretendiamo la fine dell’oscuramento. Uno stop al silenziare. Uno stop alle blacklist, agli allontanamenti e alla cancellazione che conoscete così bene” dichiara Trump. I procedimenti legali depositati nel distretto federale di Miami parlano esplicitamente di censura. Secondo Trump e il suo team le piattaforme social sono “state actor”, delle realtà pubbliche che devono quindi tutelare il Primo Emendamento. Tradizionalmente infatti quest’emendamento alla Costituzione restringe il raggio d’azione del governo e non delle agenzie private. In altre parole, un americano può dire quello che vuole senza che gli venga tolta la cittadinanza, anche se potrebbe essere allontanato dal campo di golf privato (per usare un esempio caro a Trump).

I procedimenti inoltre chiedono di eliminare la Sessione 230. Questa legge vecchia di decenni protegge le compagnie tech riguardo la moderazione dei contenuti. In sostanza Trump vuole ridisegnare i social come enti pubblici e modificare una legge vigente. Qualcosa che difficilmente una corte può fare senza l’intervento del legislativo.

“Non ha capito il Primo Emendamento”

Il Washington Post ha sentito alcuni legali americani a riguardo. Eric Goldman dell’Università di Santa Clara dice che Trumps sta giocando un gioco mediatico. Rientra in una strategia dell’ex Presidente di presentare querele e poi non continuare i procedimenti”.

Paul Barret dell’Università di New York, esperto di diritti umani, spiega: Trump non ha capito per nulla il Primo Emendamento. Infatti Facebook e Twitter hanno la libertà tutelata dal Primo Emendamento di scegliere quale discorso amplificare sulla propria piattaforma. E questo include anche il diritto di escludere chi incita la violenza. Come Trump ha fatto riguardo all’insurrezione del Campidoglio il 6 gennaio”.

Inoltre John Bermayer, direttore legale della non-profit Public Knowledge ha spiegato che se Trump avesse ragione, “ogni corporazione sarebbe un ente governativo. Ogni compagnia è istituita presso il governo: significa che ogni corporazione è un ente pubblico?”

Questo è il secondo tentativo in poche settimane del Partito Repubblicano di trovare una via legale per riportare Trump su Twitter. Solo pochi giorni fa il giudice Robert Hinkle ha annullato una legge proposta in Florida che impediva ai social di bannare politici e candidati. La corte ha giudicato la legge incostituzionale.

Nel frattempo, i Repubblicani al Congresso stanno cercando di riscrivere la Sessione 230 e accelerare i processi per i casi dell’antitrust. Per il momento sembra che nessuno di questi tentativi possa avere successo. Vi terremo informati.

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Source
Washington Post

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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