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Bleeding Edge recensione

Bleeding Edge recensione: l’originalità non basta
Un brawler, uno shooter, uno slasher... che cos'è Bleeding Edge, l'ultima fatica di Ninja Theory?


Bleeding Edge è un brawler multiplayer a squadre e sì, il paragone con Overwatch è dietro l’angolo. Ci sono eroi diversi, arene differenti, un team di quattro elementi ed una serie di modalità che vi obbligano a giocare unicamente online. Questa però è la teoria. Quella dietro ad un gioco che poteva regalare ad Xbox un’interessante ed insolita esclusiva ma che in pratica si è rivelato un titolo incompleto.

Prima però di capire cosa non ci ha convinto dell’ultima fatica di Ninja Theory, facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire prima di tutto che cos’è Bleeding Edge.

Bleeding Edge recensione: che cos’è?

Bleeding Edge recensione genereBleeding Edge non è semplice da definire. Vi basterà infatti un giro sul web per capire come sia complesso ascrivere questo gioco in un genere specifico. C’è chi lo chiama brawler online, chi lo definisce hero shooter, chi invece opta per hero slasher. Tutti termini che probabilmente non voglio dire nulla per la maggior parte della popolazione.

Io mi limiterò a descriverlo e lascerò a voi il compito di collocarlo in una categoria precisa.

Bleeding Edge vi porta in un mondo composto da 11 personaggi diversi, divisi in 3 classi. Potete quindi optare per un possente tank, scegliere un eroe nato per danneggiare gli avversari oppure essere di supporto ai vostri compagni. La tipologia però è solo il punto di partenza.

Il roster di questo videogioco è infatti composto da combattenti estremamente diversi tra loro, così ben caratterizzati da garantirvi 11 esperienze di gioco differenti.

Vi faccio un esempio pratico.

Zerocool è un guaritore. Con lui dovrete quindi affiancare gli altri giocatori per curarli nel momento del bisogno. Ovviamente anche lui deve difendersi dai nemici e lo fa creando muri assolutamente invalicabili e sparando quando necessario.
Con lui la regola base è una sola: rimanere distanti dagli avversari ma vicinissimi agli alleati.

Anche Miko è un personaggio di supporto e quindi anche lei può curare i compagni di squadra, ma è armata di bastone e può sfruttare lunghe combo per eliminare i nemici. In più è in grado di congelare i nemici, il che le permette di colpirli ancora più a lungo.
Con lei quindi l’approccio è diverso: Miko può buttarsi nella mischia senza grosse difficoltà. Deve solo ricordarsi di aiutare i compagni quando ne hanno bisogno.

Stessa classe, strategie profondamente diverse.
Questo è Bleeding Edge.
Un gioco online, dove i personaggi se le danno di santa ragione, da vicino (come in uno slasher o in un brawler) oppure a distanza (come in uno shooter).

Casualità e ripetitività

Fino a qui suona tutto estremamente originale e stuzzicante, ma basterà qualche partita per cogliere i punti deboli di Bleeding Edge.

Prima di tutto una volta avviate la partita – con il vostro team o da soli, affidandovi quindi al matchmaking – non avrete modo di scegliere mappa o modalità. Tutto avviene casualmente, il che non sempre risulta gradito.

In secondo luogo scoprirete molto presto che non c’è varietà. Le mappe sono pochissime e le modalità solo due. La prima – Dominio – si basa sulla conquista di punti specifici all’interno dell’ambiente di gioco. Un grande classico che assume un po’ di brio grazie ad uno stratagemma piuttosto intelligente: le aree da occupare vengono abilitate e disabilitate in modo totalmente randomico, dovete quindi essere pronti a spostarvi quando necessario. La seconda modalità – Celle Energetiche – è legata alla consegna di celle di energia che ovviamente dovrete prima conquistare trovandole all’interno della mappa, dopodiché dovrete portarle al punto indicato evitando di essere uccisi dagli avversari. In caso di morte infatti le vostre celle potranno essere raccolte dai nemici che avranno quindi l’occasione di portare a casa qualche prezioso punto.

E questo è tutto. O quasi. Ci sono infatti le mod, con cui potete dare qualche vantaggio ai vostri personaggi in termini di danni, vitalità o abilità (minacciando però il bilanciamento), e due ultimate tra cui scegliere prima di scendere nell’arena. 

Lo stile non gli manca

Bleeding Edge recensione arenaSe Bleeding Edge fosse solo questo, un titolo multiplayer con pochi contenuti, probabilmente non saremo qui a parlarne. Insomma, l’avremmo archiviato come piccola macchia sul curriculum della software inglese.
Il problema è che il titolo ha stile da vendere. 

Gli scontri sono estremamente divertenti e obbligano a dosare bene abilità e tecniche speciali.
I personaggi sono perfettamente caratterizzati, unici nel loro genere, esaltati da un cel shading ben riuscito e da animazioni fluide. Un po’ meno convincenti invece le arene che avrebbero meritato qualche attenzione in più.

Non troppo esaltante a mio avviso anche il comporto sonoro, che poteva essere arricchito da qualche pezzo elettronico più incisiv,  mentre promosso a pieni voti il net code, con matchmaking rapidi e partite prime di lag.

Bleeding Edge recensione: che faccio, scarico?

Bleeding Edge recensione Bleeding Edge è attualmente incluso nell’abbonamento Xbox Games Pass, il che significa che, se siete iscritti, potete scaricarlo e provarlo gratuitamente. Se questo è il vostro caso, non esitate a provarlo. Magari lo abbandonerete, magari no, ma sperimentarlo personalmente è d’obbligo.

Diverso è il discorso per chi non è abbonato a Game Pass. In questo caso la “prova” vi costerà 29,99 euro. Ben spesi se avete già un team collaudato con cui giocare online, anche perché è proprio così, con una squadra affiatata, che riuscirete a godervelo e a portare a casa la vittoria. Da soli invece il rischio è quello di inveire inutilmente con compagni poco collaborativi o di andare rapidamente incontro a noia e ripetitività. Almeno per ora. Ninja Theory infatti sembra essere al lavoro su nuove mod, nuovi personaggi, nuove modalità e nuove arene. A quel punto, con una bella manciata di contenuti in più, Bleeding Edge diventerà davvero molto interessante.

Bleeding Edge

Pro Pros Icon
  • Personaggi ben caratterizzati
  • Gameplay divertente
  • Tecnicamente ben fatto
  • Ottimo prezzo
Contro Cons Icon
  • Pochi contenuti
  • Bilanciamento da rivedere
  • Colonna sonora poco incisiva

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Erika Gherardi

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Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
                   










 
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