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Come i social media creano le camere d’eco

Il mondo digitale sembra fornire un terreno fertile per la crescita della disinformazione

Fino a pochi anni fa, la rivoluzione digitale e la diffusione dei social network portavano dentro di se la promessa che milioni di cittadini marginalizzati e inascoltati avrebbero avuto una voce. Quest’idea oggi è stata purtroppo smentita in molte occasioni e con molte evidenze, considerato che all’indomani della presidenza Trump, idee, opinioni e informazione hanno subito una forma di erosione sistematica da colossi digitali come Twitter, Google, YouTube, Instagram e Facebook, che di fatto hanno creato una crisi di conoscenza dell’uso delle informazioni online.

La diffusione virale della disinformazione digitale è diventata così grave che il World Economic Forum la considera tra le principali minacce per la società umana, insieme al terrorismo e agli attacchi informatici. Per questo è stato suggerito che questa diffusione sia correlata al fenomeno analogamente problematico delle camere dell’eco. Esiste una possibile relazione tra le camere d’eco e la diffusione virale della disinformazione, tra opinione e polarizzazione di rete sulla viralità della disinformazione: le camere d’eco sono gruppi di utenti uniti attorno a una visione comune del mondo, una realtà digitale in cui idee o credenze sono amplificate da una perpetua trasmissione all’interno di un ambito chiuso, una vera e propria cassa di risonanza che polarizza in maniera sempre più consistenti opinioni e visioni del mondo.

Come i social media creano le camere d’eco

Minori sui social

Il modo in cui ci informiamo e discutiamo è cambiato profondamente con l’avvento dei media online. Le notizie si diffondono sui social network attraverso connessioni dirette tra produttori di notizie e consumatori, categorie tra le quali sta diventando sempre più difficile distinguere. La tecnologia, soprattutto quella legata ai social network, nasce come un mezzo per aiutare a tessere legami più stretti tra gli esseri umani; osservandola adesso sembra invece aver portato a una dissoluzione del nostro tessuto sociale, poiché siamo divisi in gruppi sociali con visioni del mondo separate e, apparentemente, inconciliabili.

Il mondo digitale sembra fornire un terreno fertile per la crescita della disinformazione: diversi studi dimostrano che le notizie false si diffondono più velocemente e più in profondità delle notizie vere nei social network, e parallelamente a questo sviluppo c’è una continua riduzione della qualità e della credibilità delle informazioni disponibili online. I social network hanno apportato un cambiamento culturale senza precedenti, che da mezzo per tessere relazioni e per connettere le persone è diventato veicolo di fake news e teorie del complotto.

L’idea che i social incoraggino la polarizzazione e di amplifichino posizioni ideologiche contrapposte, attraverso bolle informative e camere d’eco, è ancora oggi oggetto di ricerca e di studio, soprattutto è qualcosa di molto complesso da analizzare e dimostrare. Un nuovo studio italiano coordinato da Walter Quattociocchi del Dipartimento di Informatica della Sapienza con la Fondazione Isi -Istituto Interscambio Scientifico e le università di Brescia e Cà Foscari di Venezia, ha analizzato più di 100 milioni di post pubblicati tra il 2010 e il 2018 su Facebook, Twitter, Gab e Reddit, con contenuti riguardanti diversi argomenti controversi come il controllo delle armi, vaccinazioni, aborto.

Il mondo digitale sembra fornire un terreno fertile per la crescita della disinformazione

I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista scientifica PNAS, Proceedings of the National Academy of Science, suggeriscono che la diffusione delle informazioni dipenda sia dalle dinamiche degli utenti in rete quanto dalle caratteristiche della piattaforma, a seconda dei loro algoritmi di feed e delle modalità di interazione: piattaforme diverse favoriscono diversi livelli di segregazione nelle loro comunità online.

I paradigmi di interazione tra gli utenti e gli algoritmi di feed variano notevolmente tra le piattaforme di social media. Secondo lo studio, all’interno di Facebook è presente una maggiore segregazione rispetto ad altre piattaforme, non offrendo un’opzione cronologica per visualizzare quanto condiviso dai contatti di un utente. Diversamente da Reddit, in cui gli utenti possono modificare il loro algoritmo di feed, l’aggregazione di utenti in gruppi e camere d’eco sono più diffuse all’interno di piattaforme come Facebook e Twitter, in cui c’è più probabilità di essere raggiunti da informazioni trasmesse da utenti con idee simili; gli algoritmi di feed amplificano questa tendenza, impattando in modo considerevole sulle dinamiche di polarizzazione.

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