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cinema come conosciamo trasformazione 2020

Dobbiamo dire addio al cinema come lo conosciamo?
Il 2020 è stato un anno difficile, che arriva in coda a un decennio altrettanto problematico


Per chi segue, per lavoro o per passione, il mondo del cinema la notizia più ricorrente del 2020 è stata “Il film XYZ è stato rinviato“. Che si trattasse di mesi, di poche settimane o di anni, quest’anno ci sono state diverse revisioni delle date di uscita, a volte anche più di una per la stessa pellicola. Anche No Time to Die, nuovo capitolo della serie di James Bond, si è recentemente spostato al prossimo anno, lasciando gli ultimi mesi del 2020 praticamente a secco di grandi blockbuster in arrivo in sala. Dopotutto, con i cinema chiusi in tantissime Nazioni (Italia compresa) sarebbe difficile ottenere risultati soddisfacenti da una release. Questo però è un colpo durissimo per le sale, che si trovano ora in grave difficoltà. E non è che prima la situazione fosse ottimale.

La crisi delle sale non comincia con il COVID-19…

Già prima delle chiusure e dei rinvii infatti, le sale italiane non se la passavano benissimo. Andando ad analizzare i report annuali di ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) si nota un trend in discesa o comunque stagnante per incassi e presenze. Guardando all’ultimo decennio anno su anno si è spesso registrato un calo di entrambi i parametri.

Certo, ci sono alcune notevoli eccezioni: annate particolarmente fortunate grazie all’uscita di fenomeni cinematografici talmente importanti da spostare gli equilibri. Il 2019 ad esempio ha registrato grandi risultati, complice la forza di Avengers: Endgame e Il re leone che da soli hanno registrato il 10% delle presenze dell’anno. Una quota di persone paragonabile a quella attratta dal solo Quo vado? nel 2016, altra annata positiva.

Tuttavia, al di là di queste leggere risalite che sembrano dipendere troppo da singoli fenomeni per ridare fiducia, il confronto generale è impietoso. Il 2019, pur con i suoi numeri eccezionali, ha raccolto 26 milioni di euro in meno rispetto al 2011 e lo scarto sale a 99 milioni confrontato al 2010. Sì, questo fu l’anno di Avatar e del 3D, ma stiamo paragonando gli incassi puri senza considerare l’inflazione, il cui effetto aumenta la differenza tra i due periodi. E anche guardando le presenze il 2010 batte il 2019 con un vantaggio di 12,4 milioni di spettatori.

Non si può trovare una causa unica di questi risultati calanti. Qualcuno suggerisce si tratti di un problema di prezzi, qualcuno evidenzia come i biglietti italiani siano meno cari del resto d’Europa. Qualcun altro accusa la qualità delle produzioni, qualcuno punta il dito sull’avanzata dello streaming, qualcuno ancora immagina generiche trasformazioni delle abitudini. qualcuno ricorda il problema della pirateria… Tuttavia resta che la gente stava andando sempre meno al cinema. E poi è arrivato il 2020.

…ma il colpo resta duro da incassare per il cinema

cinema come conosciamo trasformazione 2020Questo è un anno eccezionale e purtroppo non in senso positivo. Superati i primi mesi dell’anno con relativamente poche sorprese (fra cui i risultati sotto le aspettative di Birds of Prey) e il tradizionale incasso ricco di Checco Zalone, è esplosa la pandemia e le sale sono state tra le prime attività a chiudere, prima localmente, poi in tutta Italia e nel resto del mondo.

La sospensione delle attività nelle sale è andata avanti a lungo, inizialmente a causa del lockdown e poi per ragioni più pratiche. Anche una volta che il Governo ha dato il via alla riapertura, non è stato infatti semplice fare ripartire una macchina ferma da settimane. Bisognava riavviare tutto il sistema, riorganizzarsi, comprendere le nuove norme (dall’obbligo di mascherina, alle distanze alla possibilità o meno di consumare cibo in sala), rivedere le strutture per poterle applicare e soprattutto richiamare la gente.

E qui emerge il secondo problema. Perché sebbene i cinema fossero autorizzati a riaprire in Italia, la situazione all’estero non era ancora ottimale. Di conseguenza gli studios principali preferivano rinviare i propri titoli al futuro e il nostro Paese si trovava con le sale operative, ma senza nuovi film capaci di riportare le folle sulle poltroncine. La nostra industria dipende per più della metà dei propri incassi a opere di produzione statunitense e questo è stato particolarmente evidente questa estate.

Il caso Tenet ha fatto sperare che le cose potessero tornare come prima. Una nuova grande release attesissima, il film che avrebbe riportato tutti in sala. Un esperimento che però non ha funzionato bene come avrebbe dovuto. A livello italiano e internazionale è il peggior risultato di Christopher Nolan da oltre dieci anni. Cifre che pur non essendo terribili in valore assoluto sicuramente non danno fiducia ai distributori. E così, sono ricominciati a fioccare i rinvii delle release, anche prima dell’annuncio di una seconda fase di chiusura delle sale.

Dove cambierà il cinema?

cinema come conosciamo trasformazione 2020Ora quindi ci troviamo davanti a un periodo sicuramente difficile, con un sacco di domande senza risposta. Non ci si chiede solo “Quando si tornerà alla (nuova) normalità?“, ma molto di più. Ad esempio, fino a quando sarà possibile (leggi: economicamente conveniente) rimandare le release cinematografiche? Quando arriverà il punto in cui sarà più utile pubblicare i film per altre vie? Quando i titoli accumulati ‘nel cassetto’ saranno troppi per avere una distribuzione ottimale? Quanto potranno resistere ancora gli studios senza le entrate di quei film? E soprattutto quanto potranno resistere le sale senza quegli incassi?

La risposta a queste domande richiede una combinazione di tantissimi dati, competenze economiche e una sfera di cristallo piuttosto potente. È facile però immaginarsi che tutto questo abbia accelerato una evoluzione del settore che già qualcuno ipotizzava in passato. Il cinema non sparirà (e neanche i cinema, intesi come sale cinematografiche), ma necessariamente si trasformerà. Non sappiamo come, ma possiamo provare a ipotizzare dove.

Cambieranno le sale, non solo per adattarsi a nuove precauzioni anti-contagio, ma per offrire un’esperienza differente. Potrebbero diminuire in numero ed è molto probabile che alcune passino a nuovi proprietari. Questo soprattutto negli Stati Uniti dove il cosiddetto Paramount Decree sta per essere annullato, dando la possibilità agli studios di possedere direttamente delle sale. Un’integrazione verticale che avrà effetti imprevedibili.

Cambierà l’equilibrio tra home video (digitale e fisico), streaming e sale. Piattaforme come Netflix o Prime Video sono cresciute ulteriormente in quest’anno e spesso hanno permesso la release di titoli anche con i cinema chiusi. È plausibile che nei prossimi mesi continueranno ad avere questo ruolo, magari espandendosi ulteriormente, fino a un nuovo bilanciamento con le sale, ma anche tra i diversi player dello streaming.

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D’altra parte questo potrebbe influenzare direttamente le pellicole. Le release digitali non sono redditizie come quelle tradizionali, soprattutto sui grandi numeri. Un problema che si potrebbe aggirare con nuovi modelli di distribuzione oppure, più semplicemente, con una riduzione del budget per i vari film e studios ancora meno disposti a prendere rischi con progetti troppo originali. Ma qui siamo già nella speculazione più profonda (e forse un po’ troppo pessimista).

Resta il fatto che se il cinema difficilmente sparirà a breve, è molto probabile che assisteremo a un cambiamento nei prossimi anni. Una trasformazione che sarà più profonda di quanto sarebbe stata senza la pandemia, ma che era in parte in preparazione da tempo. Gli ingranaggi erano già in moto e quello che possiamo fare ora è sperare per il meglio.

E soprattutto, una volta che le restrizioni saranno rientrate, tornare al cinema il più spesso possibile, esplorando sul grande schermo ogni tipo di pellicola a disposizione (magari con un occhio di riguardo per quelle italiane). È un’esperienza che va riscoperta e vissuta al massimo. Un’arte che ci ha dato tanto, anche in questi mesi, e che ora più che mai ha bisogno di noi. Rispondiamo alla sua chiamata.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.
                   










 
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