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Un coach NBA punisce la squadra per colpa di Android

L'allenatore avrebbe voluto che tutta la squadra usasse un iPhone

L’ex allenatore dei Dallas Mavericks, la squadra NBA texana, ha punito tutta la squadra perché uno dei suoi giocatori aveva scelto uno smartphone Android. Secondo il coach, la nuvoletta verde nella chat di iMessage rappresentava il fatto che il gruppo non fosse unito.

Un coach NBA punisce la squadra per colpa di uno smartphone Android

La punizione provocata dal sistema operativo sviluppato da Google è datata 2014, quando Jason Kidd scoprì che il centro Thon Maker aveva uno smartphone Android. Le chat fra i giocatori avvenivano su iMessage, che mostra in blu i messaggi provenienti da altri iPhone e in verde quelli che arrivano da Android. Una funzione che serve per indicare che alcune funzioni di iMessage non sono disponibili per quell’utente, perché esclusive iOS. Ma il fatto di vedere “rovinata” la sequela di nuvolette blu nella chat della squadra, per Kidd era un problema. Secondo l’allenatore il fatto che Maker rifiutasse di utilizzare un iPhone significava che il gruppo non era unito.

Mentre allenava i Bucks dal 2014 al 2018, aveva adottato una strategia di punizione collettive. Se un giocatore sbagliava, tutta la squadra ne pagava le conseguenze. Se un giocatore tardava a un allenamento, il resto della squadra avrebbe fatto qualche giro punitivo di campo mentre il ritardatario li guardava.

Per Kidd, questa tattica permette di instillare nella mente dei giocatori il fatto di essere responsabili degli altri e di restare uniti. La tattica non aveva funzionato per i Bucks, attuali campioni NBA, che sotto la guida di Kidd non sono mai arrivati alle finali. Ma questo non cambia il fatto che l’intera squadra ha dovuto correre di più in allenamento perché Maker aveva uno smartphone Android.

iOS e Android hanno i loro tifosi sfegatati, pronti a discutere di ogni dettaglio dei nuovi sistemi operativi per capire quale sia il migliore (invece di limitarsi a scegliere quello che preferiscono). Ma di solito questo tipo di tifo resta fuori dai palazzetti dello sport: una squadra di NBA ha tanti altri modi per alzare il livello della competizione.

Source
Gizchina

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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