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Complottismo: la tecnologia spaventa da ben prima del 5G

Dall'invenzione della stampa alle onde radio, lo scetticismo ha spesso portato a temere l'innovazione

Negli ultimi anni sentiamo spesso parlare di 5G: la connettività del futuro, il futuro di internet. Ma non se ne parla solo in positivo: una crescente parte della popolazione diffida della tecnologia, definendola pericolosa per la salute pur non avendone prove. Qualcuno ha persino fatto pericolosi (e immotivati) collegamenti con la pandemia di coronavirus: sono le teorie del complotto. Idee pseudoscientifiche che razionalizzano la paura verso una nuova tecnologia che non si comprende. Nella storia della tecnologia, lo scetticismo verso l’innovazione è spesso sfociato nel complottismo: dall’invenzione della stampa fino a oggi, gli esempi sono tanti. E rivelano qualcosa dell’evoluzione del nostro rapporto con la tecnologia.

Il complottismo non nasce con il 5G

Una delle difficoltà maggiori nel ricercare esempi di complottismo da riportare in questo articolo sta nel trovare le fonti. Nessun articolo scientifico degno di questo nome riporta le paure che sfociano in teorie immotivate. Quindi trovare le origini delle teorie del complotto diventa difficile quanto convincere un “credente” che la teoria non è basata su fatti reali.

Quasi tutte queste teorie sono basate su concetti “pseudoscientifici“. E sfruttano il fatto che definire cosa è scientifico non è un’operazione banale. Karl Popper sosteneva che una teoria scientifica deve essere esposta in modo da essere confutabile: deve essere facile provare che non funziona, se non funziona. Le teorie del complotto di solito fanno l’opposto: si basano su supposti vaghi e poco definiti, in modo da poter evitare il confronto di idee. Se chiedete a un complottista come il 5G possa causare una pandemia, avrete risposte poco precise. Se chiedete prove, vi sentirete dire che i dati empirici sono nascosti dalle lobby e dai potenti. Questo impedisce un onesto discorso intellettuale.

Nonostante questo, le varie teorie sui pericoli del 5G nascono da un presupposto che potrebbe essere legittimo: ci sono rischi alla salute legati alle onde radio 5G? Non c’è nessuna evidenza che questo accada. Anche perché il 5G è una particolare onda radio, che conosciamo da molto tempo. E temiamo da altrettanto.

complottismo 5g tecnologia

Onde radio e cellulari sono cangerogeni?

Da quando Guglielmo Marconi vinse il Nobel per l’invenzione della radio, si sono susseguite diverse teorie del complotto riguardo la pericolosità di queste onde. All’epoca dell’invenzione (cui lavorò separatamente anche il tedesco Braun, oltre che ha Nikola Tesla e tantissimi altri scienziati dell’epoca) non si riportano timori per questa scoperta. O meglio, non ne abbiamo trovati in letteratura. Eppure qualche sospetto deve esserci stato perché questa opinione resta diffusa fino all’epoca dei primi telefoni cellulari.

Per la prima volta, spinti dall’opinione pubblica (e qualche teoria eccessivamente pessimistica) le organizzazioni sanitarie hanno iniziato a studiare l’effetto delle onde elettromagnetiche sull’uomo. Se infatti abbiamo sempre usato particolari attenzioni per i raggi X e gamma, le onde radio sono sempre state considerate innocue. Uno studio del 2011 ha evidenziato invece come la frequenza delle onde usate per i cellulari sia “possibilmente cancerogene per l’uomo”.

In questo caso, “potenzialmente” è la parola essenziale: dal 2011 a oggi, non sono stati evidenziati problemi relativi alle onde che ci permettono di usare i nostri smartphone. Nonostante siano stati fatti decine di migliaia di studi. La possibilità che in futuro ci possano essere nuove evidenze esiste, come sempre quando si parla di scienza e tecnologia. Ma parlare di un 5G cancerogeno o addirittura capace di trasmettere dei virus non può essere che complottismo, basato su nulla se non uno studio non conclusivo di dieci anni fa.

Complottismo cotto a microonde

Nell’ambito delle onde elettromagnetiche rientra anche la paura nei confronti del forno microonde, un elettrodomestico usatissimo ma nei confronti del quali molte persone hanno ancora dubbi. Nel 1945 Percy Spencer stava lavorando con le microonde per costruire degli apparecchi radar e si rese conto che la barretta di cioccolato che aveva in tasca si era sciolta. Provò quindi a cuocere dei pop corn con l’apparecchio, che nel giro di un paio d’anni diventò un successo commerciale.

forno a microonde onde teorie del complotto

Da subito nacquero dubbi sui possibili rischi della tecnologia. Ma la schermatura in metallo degli apparecchi dimostrò di essere sufficiente per limitare le emissioni sotto qualsiasi limite di sicurezza. Anche perché se le onde passassero attraverso l’apparecchio potrebbero ustionarvi: ve ne accorgereste di certo. Eppure anche oggi in molti non stanno davanti al forno a microonde mentre è in azione.

La TV a colori più pericolosa di quella in bianco e nero?

Una delle cose meno comprensibili riguardo ai complotti sulle onde è la loro persistenza. Sembra che ogni volta che cambia la frequenza gli stessi dubbi ritornino, generando gli stessi complotti. Stesse premesse fallaci, stesse conclusioni affrettate. Ogni volta. Ma ancora più strano sembra la paura verso le TV a colori, quando quelle in bianco e nero erano già in salotto.

tv a colori complottismo

Tuttavia, come ben riporta Query Online, il sito da cui abbiamo preso il ritaglio, in questo caso si tratta di un quesito tecnico. Il sequestro delle tivù deriva da un controllo tecnico sulla schermatura del tubo catodico. Non dubitiamo che anche all’epoca ci fossero degli scettici che pensassero che le nuove televisioni fossero pericolose ma il pretore non ha agito su spinta popolare. Maggiori controlli sono sempre ben voluti se rassicurano sulla sicurezza di un apparecchio: la cosa importante è non passare dal dubbio alla paranoia. E basare le proprie decisioni su fatti, non paure.

Qualcuno pensava davvero che le fotografie catturassero l’anima?

Uno dei miti più consistenti riguardo il fatto che qualcuno pensasse che le fotografie potessero catturare l’anima del soggetto fotografato. Una forma di scetticismo bigotto nei confronti della tecnologia esemplare, che anzi in molti hanno usato come termine di paragone per le teorie del complotto del 5G. L’unico problema è che se i complottisti moderni hanno lasciato tantissime prove delle proprie teorie (basta controllare i profili Facebook o Twitter), non ci sono prove storiche del timore reverenziale per le fotografie.

complottismo fotografia

Le teorie di inizio secolo sulla fotografia raccontano di come i nativi americani fossero restii a farsi fotografare. Ma questa avversione non sembra essere legata a paure per la nuova tecnologia. La spiegazione secondo gli studiosi della tradizione di alcune popolazioni native americane è che non credevano che un’immagine potesse catturare l’essenza di un uomo. Rifiutavano il fatto che un’immagine fosse sufficiente a raccontare la propria storia. Quindi il rifiuto era perché non erano interessati alla fotografia, non perché ne avessero paura. Questa leggenda sembra quindi essere nata per sminuire l’intelligenza dei nativi americani più che da un precedente storico.

Complottismo al tempo degli amanuensi

Fra tutte le novità tecnologiche che spaventano, non ci saremmo mai aspettati di annoverare l’invenzione geniale di Gutenberg: la stampa a caratteri mobili. Eppure come riporta Focus in questo interessante articolo, nel 1492 nel suo Elogio degli amanuensi, il monaco umanista Giovanni Tritemio scrisse che la parola scritta su pergamena sarebbe durata migliaia di anni, mentre quella scritta su carta al massimo due secoli. Anche in questo caso, il monaco non aveva nessuna prova a sostegno della propria teoria. Solo una diffidenza naturale verso la nuova tecnologia. E una vaga idea che il “mondo di prima” aveva una superiorità morale e pratica sull’effimera novità tecnologica.

stampa a caratteri mobili gutenberg

Sembra un po’ di risentire le accuse che negli sono state fatte prima ai film, poi ai videogame. Una gabbia per l’immaginazione, che diffonde violenza e atrofizza i giovani. Destinata a sparire in fretta perché solo una moda tecnologica passeggera, incapace di cambiare il mondo. Tutte teorie non comprovate dai fatti, basate sul timore per il cambiamento. E dimostratesi infondate.

Sembra quindi che negli anni lo scetticismo verso la novità sia rimasto invariato. Ma è cambiata la possibilità di trovarsi con altri scettici, trasformando i dubbi in paure e le paure in complottismo. La possibilità di fare rete sui social e diffondere le proprie teorie, senza prendersi la cura di spiegarle ma lasciando un affascinante (e pericoloso) alone di mistero, fa la differenza fra i timori del passato e le teorie del complotto di oggi. All’epoca di Gutenberg nessuno ha bruciato le tipografie mentre invece oggi si assaltano le reti del 5G. E la differenza principale, ironicamente, è che i complottisti di oggi possono usare internet per comunicare e organizzarsi, ingigantendo le proprie preoccupazioni. Tutta colpa della tecnologia, insomma.

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Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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