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Il co-fondatore di Ethereum pensa che le criptovalute siano pericolose

Antonhy Di Iorio ha deciso di non investire più sulle monete in blockchain

Uno dei co-fondatori della blockchain Ethereum, Anthony Di Iorio, ha deciso di uscire dal mondo delle criptovalute, che considera troppo pericolose. Il canadese vorrebbe lasciare quest’ambiente per dedicarsi a progetti filantropici e investimenti fuori dall’ambito crypto.

Il co-cofondatore di Ethereum diffida delle criptovalute

“Non mi sento necessariamente al sicuro in questo spazio. Se mi concentrassi su problemi più grandi, penso che sarei più al sicuro”. Quando parla a Bloomberg di questi problemi, Anthony Di Iorio parla del rischio finanziario di cui “non è entusiasta”. Ma sembra anche rivolgersi alla propria sicurezza personale, visto che dal 2017 ha un team di sicurezza che lo segue ovunque vada.

Il 48enne ha fondato Ethereum nel 2014 in Svizzera, in una casa in affitto denominata “l’astronave”. Con lui c’erano altri sette fondatori. Ma oggi lavora sulla blockchain solamente Vitalik Buterin. Di Iorio lo stesso anno ha fondato Decentral, una piattaforma che fa wallet e fornisce servizi legati alla blockchain. L’azienda ha contato circa un milione di clienti nell’ultimo anno. E lui si aspetta di venderla (lui pensa valga “centinaia di milioni”) nei prossimi mesi. E non vuole farsi pagare in criptovalute.

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Si dedicherà a progetti filantropici e iniziative come Project Arrow, che vuole costruire un veicolo a emissioni zero. Un lavoro che lo riunisce a un ex-compagno di classe del liceo. Di Iorio, con un patrimonio stimato di circa un miliardo di dollari, sta lasciando il mercato delle criptovalute dopo averlo visto raggiungere forse il picco più alto.

Ether, la moneta nativa della blockchain da lui co-creata, ha raggiunto un valore di mercato di 221 miliardi di dollari. La seconda moneta digitale dopo il Bitcoin. Ma lui vuole averci a che fare il meno possibile. “Incorporerò le criptovalute quando serve. Ma un sacco di volte, non serve. In realtà è una piccola percentuale di quello che serve al mondo”.

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Source
Business Insider

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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